Quando l’Italia era appena nata: un viaggio tra arte e storia al Castello di Novara
Una grande mostra nella Città della Cupola che ripercorre gli inizi della storia del nostro Paese. E alcuni consigli per un weekend tra cultura e enogastronomia
L’Italia dei primi italiani- Ritratto di una nazione appena nata al Castello di Novara, fino al 6 aprile, è un viaggio nella storia del nostro Paese in onore delle Olimpiadi Milano Cortina 2026.

Come dice il titolo, l’Italia dei primi italiani è un viaggio nella nostra nazione appena nata, raccontata attraverso gli artisti di quell’epoca, testimoni della storia e dei cambiamenti del tempo: dalla vita rurale al mare, dai volti delle città ai riti della borghesia, dalla moda della villeggiatura, fino alle donne artiste. Un racconto illustrato da pittori quali Cabianca, Maggi, Mosè Bianchi, per citarne qualcuno, aderenti al Verismo.

L’idea della mostra, a cura di Elisabetta Chiodini, organizzata da Mets Percorsi d’arte, con il Comune e la Fondazione Castello di Novara, nasce dall’azzeccata idea dell’avvocato novarese Paolo Tacchini, presidente di Mets, di offrire ai visitatori, attraverso l’arte e la storia, un po’ della magia del clima olimpico a Novara, a due passi da Milano.
«In tutti questi anni di mostre al Castello», precisa Tacchini, «sono arrivati molti milanesi in visita, ma anche tanti stranieri di passaggio innamorati dell’arte dell’Ottocento e dei primi del Novecento, il focus di Mets. Abbiamo voluto pensare anche a loro proponendo qualcosa che lasciasse il segno e fosse legato alla nostra nazione e alle sue peculiarità, non solo paesaggistiche ma anche sociali».
La storia dentro i quadri

«Sette sezioni, in dieci sale, che accompagnano il visitatore in un viaggio suggestivo attraverso l’intera penisola», annuncia Elisabetta Chiodini. Ogni sala incanta e incuriosisce. La mostra parte dagli anni Sessanta, all’indomani dell’unità nazionale, quando l’Italia era ancora legata all’agricoltura. Tra le opere più interessanti: Le risaiuole di Angelo Morbelli, l’originalissima tela La raccolta delle zucche, dove uomini e donne si muovono tra realtà e sogno, di Francesco Paolo Michetti, e ancora La slitta, di Cesare Maggi, in un paesaggio immerso nella neve.

Dalla montagna al mare, tra colori e sorrisi. Monte Tiberio di Rubens Santoro, un piacevole quadro al femminile nei dintorni di Capri, piena di allegria la tela Impressioni all’Adriatico di Francesco Paolo Michetti, divertente l’immagine dei ragazzini a caccia di moeche di Leonardo Bazzaro. Interessanti le immagini delle città italiane, ancora piccole rispetto a metropoli quali Londra e Parigi. «Le tele», scrive Chiodini, «mostrano cittadini eleganti e formali, a passeggio in città a dimensione umane».

Da qui si passa ai riti della borghesia, ai corteggiamenti e alla gioia di vivere, come nella tela Sussurri di Pompeo Mariani, per proseguire con le storie di donne scrittrici come Grazia Deledda, e a quelle che s’innamorano dell’arte. Piacevoli le opere che raccontano la vita moderna, i primi vaccini, la scuola, la Piscinina di Emilio Longhi, figura tipica di quel tempo.
Il dopo mostra
Novara, la città dei biscotti e della paniscia, un piatto piuttosto forte, costeau per dirla alla francese, a base di risotto, verza e fagioli, offre interessanti esperienze. A pochi minuti dal Castello, nel centro cittadino, ci si può fermare per il pranzo al Civico 27, in fondo a corso Cavallotti, conosciuto per la fassona tonnata o la tartare di fassona, e i Tajarin fatti in casa. In alternativa ci sono piacevoli bar lungo il corso, mentre a pochi passi dal Duomo, nella piazzetta del vecchio Broletto risalente al XIII secolo, si trova un piacevole bar-bistrot. Per i biscotti di Novara, i migliori sono da Camporelli, vicolo Montariolo, una traversina di corso Cavour.

Se avete tempo (ne vale la pena), da qualche anno c’è la possibilità di visitare la cupola di San Gaudenzio progettata da Alessandro Antonelli. Accompagnati da simpatiche guide, caschetto in testa, in fila uno dopo l’altro, lungo camminamenti esclusi dai circuiti tradizionali, si sale fino alla guglia principale, dove si gode il paesaggio intorno, dalle montagne, alle risaie, alla città. Obbligatoria la prenotazione (booking@kalata.it).

Un ultimo suggerimento: l’Abbazia dei Santi Nazario e Celso. A 17 km da Novara, lungo una strada che fiancheggia le risaie, nel paesino di San Nazario Sesia, il complesso dell’Abbazia, aperta tutti i giorni, è una vera scoperta. Dalla chiesa, al campanile, al chiostro, agli affreschi di epoche diverse, tutto vale il “détour”. Soprattutto se a fare da guida compare don Salvatore, da avvertire in anticipo (tel. 0321 834073). (Riproduzione riservata)
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