Oggi il passo dei mercati è sempre più dettato dall’economia reale che non dalla finanza. E questa economia reale si traduce in una serie di megatrend, come l’infrastruttura che serve per l’intelligenza artificiale e per la decarbonizzazione dei sistemi produttivi. Risultato: «Oggi ci sono più vincenti e perdenti che in un ambiente di tassi reali negativi. I tassi alti però non sono un problema per le aziende che cavalcano il cambiamento tecnologico». A parlare è Bruno Rovelli, chief investment strategist per l’Italia e managing director di BlackRock, nel corso della presentazione dell’outlook per il secondo semestre della più grande società di gestione al mondo. «Chi riesce a posizionarsi sulla frontiera dell’innovazione fa meno fatica a emergere», come è successo, per esempio, con la rapida ascesa di Nvidia.
BlackRock si approccia alla seconda metà dell’anno con un atteggiamento «positivo al rischio», aggiunge Rovelli. «Le tendenze economiche in atto stanno producendo un ciclo economico in cui si sta generando una quantità enorme di profitti per le aziende che sono dalla giusta parte del ciclo tecnologico». La sovraperformance da record del mercato Usa, in tale contesto, «non riflette una performance dell’economia da boom, ma il posizionamento di alcune aziende che sono in grado di beneficiare dei megatrend. Per questo siamo lunghi sulla tecnologia americana».
Tolto il faro del tech americano, che resta la convinzione principale della società di gestione Usa, BlackRock ha alzato la posizione sulle azioni del Regno Unito da neutrale a sovrappeso. «Le aziende britanniche sono in massima parte società globali che hanno accumulato uno sconto post-Brexit. Qui vediamo soprattutto un tema di valutazioni interessanti».
Sottopeso, invece, sull’Europa continentale «per ragioni legate alla composizione del portafoglio: se siamo lunghi da una parte dobbiamo poi andare corti da qualche altra, e crediamo che il mercato azionario europeo andrà sì bene, ma un po’ peggio di altri», spiega Rovelli. Poi c’è il Giappone, «su cui siamo lunghi da parecchio tempo», precisa lo strategist. «Il Paese è uscito dalla deflazione strutturale, e questo porta con sé un re-rating dei multipli. Inoltre assistiamo a importanti miglioramenti di governance, finalizzati a migliorare il ritorno sul capitale investito delle aziende».
Per quanto riguarda il reddito fisso, «oggi il mondo obbligazionario è un mondo in cui cercare il reddito, cioè il rendimento, più che l’apprezzamento in conto capitale», osserva Rovelli, secondo cui peraltro «a prescindere dai movimenti sui tassi non crediamo che i rendimenti a lungo termine scendano in modo significativo». Lo strategist vede valore soprattutto nei bond europei. «Siamo lunghi sull’high yield del continente. In generale preferiamo l’Europa agli Usa nell’obbligazionario: mentre nell’azionario il mercato americano ha un’eccezionalità legata alle aziende vincenti, gli indici obbligazionari sono in genere più rappresentativi dell’economia nel suo complesso», e visto che negli Usa si cominciano a vedere «segni di deterioramento sulla parte più debole del credito», l’Europa attualmente appare meglio posizionata.
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