La stella dell’idrogeno brilla meno delle attese. Il 2025 consegna al nuovo anno i risultati di una drastica fase di selezione industriale e finanziaria all’insegna di bancabilità, ritorni attesi e disciplina del capitale. Almeno 60 grandi progetti di idrogeno a basse emissioni siano stati cancellati o messi in pausa nell’anno appena concluso da parte dei big dell’energia, per una capacità potenziale complessiva di 4,9 milioni di tonnellate annue, un volume tale da quadruplicare l’attuale capacità secondo le stime di S&P Global Energy, che traccia una sintesi in chiaroscuro. «L'industria europea dell'idrogeno ha vissuto un 2025 turbolento, con ritardi e cancellazioni di progetti che dominano i titoli di cronaca. Ma i dati raccontano anche una storia più sfumata, con grandi volumi di progetti che iniziano la costruzione». A fare la differenza, là dove le forbici delle major hanno tagliato di più, non sono stati ostacoli tecnici ma molto più banalmente i costi elevati, poco sostenibili rispetto a una domanda insufficiente e all’assenza di contratti vincolanti di acquisto a lungo termine.
La revisione coinvolge soprattutto le compagnie oil & gas europee. Bp, per esempio, ha ridimensionato o addirittura abbandonato diversi progetti in Europa e Medio Oriente. Lo stop più eclatante ha riguardato il Duqm Green Hydrogen in Oman. Shell ha accantonato iniziative nel Nord Europa, mentre Equinor ha rallentato progetti legati all’integrazione tra idrogeno e cattura della Co2. Anche gruppi industriali come Arcelormittal e utility come Vattenfall hanno cancellato o rinviato la realizzazione di impianti di elettrolisi per la produzione di idrogeno verde, nonostante il supporto pubblico agli investimenti.
Questo elenco per difetto può sembrare in contraddizione con i numeri del Global Hydrogen Compass 2025 dell’Hydrogen Council, che calcola oltre 110 miliardi di dollari di capitali impegnati a livello globale su circa 500 progetti avanzati o in costruzione per una capacità di circa 7 milioni di tonnellate annue.
Ma il punto è, come spiegano gli analisti, che solo una piccola parte è in condizione di arrivare al traguardo.«Dopo l'entusiasmo iniziale per l'idrogeno verde all'inizio degli anni 2020, una valanga di annunci di progetti in Europa si è ridotta a un filo e la quota di progetti che hanno preso decisioni finali di investimento rimane minima», conferma il Platts Future Energy di S&P Global Commodity Insights.
Il 2025, inoltre, ha deluso le aspettative anche sul fronte delle iniziative attese dall’Ue, dalle quali si attendeva una spinta decisiva al settore. «Tuttavia», segnala S&P, «sono state assegnate diverse aste di supporto alla produzione di idrogeno e altri meccanismi di finanziamento in tutta Europa, che potrebbero aiutare a sbloccare investimenti e rilanciare il settore». Il mix di incentivi e finanziamenti pubblico-privato sembra la più promettente.
Ma c’è anche chi fa ricorso a partner extra-Ue come nel caso clamoroso della jv cino-tedesca tra Guofu e Rct Group per aprire una fabbrica di elettrolizzatori da 250 Megawatt in Germania nel primo trimestre del 2026. La Cina, infatti, sta premendo sull’acceleratore. E anche gli Stati Uniti di Donald Trump: il progetto Aces Delta a idrogeno verde da 220 Megawatt di Chevron nello Utah, il più grande degli Usa, è ormai ultimato al 95%. L’attivismo del resto del mondo si riflette anche nelle scelte degli Etf.
In Italia, intanto, si procede a corrente alternata. A fine 2025 si è parlato della possibile cancellazione dal Pnrr della misura per l’utilizzo dell’idrogeno nell’industria hard to abate, finanziata con un miliardo di euro ma sottoutilizzata. Ora però si rilancia. Per il 29 gennaio 2026, il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha organizzato con Confindustria l’info day sui nuovi bandi Innovation Fund per la decarbonizzazione dei settori produttivi, dopo il lancio dell’asta per la produzione di idrogeno (IF25 Hydrogen Auction), con una dote di 1,3 miliardi di euro. (riproduzione riservata)