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Private equity, ripartono le distribuzioni agli investitori. L’asso nella manica sono i continuation fund: ecco come funzionano
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Private equity, ripartono le distribuzioni agli investitori. L’asso nella manica sono i continuation fund: ecco come funzionano

di Stefania Peveraro
10 maggio 2025, 08:40 Ultimo aggiornamento: 08:48

L’attività appare in ripresa. A volte però ricorrendo a fondi lanciati dallo stesso operatore per comprare, più cari, gli asset in cui ha investito il fondo iniziale. Molti storcono il naso   | Franklin Templeton lancia primo fondo evergreen di private equity secondario

Lone Star, uno dei più longevi operatori di private equity statunitensi, secondo quanto riferito da Bloomberg, si prepara a restituire ben 3,5 miliardi di dollari ai suoi investitori nelle prossime settimane, grazie soprattutto a una ricca exit dal gruppo chimico Aoc, venduto a Nippon Paint Holdings per 4,5 miliardi di dollari, e a un super dividendo da 1,1 miliardi in arrivo dall’istituto di credito portoghese Novo Banco. Una risposta a chi dice che i fondi di buyout di questi tempi sono avari di rimborsi di capitali.

Come il miliardario egiziano Nassef Sawiris, che in un’intervista rilasciata di recente al Financial Times ha detto che la gran parte dei fondi in questi anni non è stata in grado di disinvestire e quindi di rimborsare capitale agli investitori. Il finanziere ha accusato: «Passano il 90% del loro tempo a raccogliere fondi e il 10% a gestire le aziende» e ha preso di mira l’uso dei cosiddetti fondi di continuazione, definendoli «la più grande truffa di sempre», perché il loro presupposto è: «non posso vendere l’attività, quindi la rilevo di nuovo», con un altro fondo lanciato dallo stesso operatore di buyout. Un trend cresciuto di pari passo con la difficoltà dei fondi appunto a disinvestire e quindi poi a ritornare capitali agli investitori.

Cosa dicono i numeri

Nella realtà l’ammontare delle distribuzioni agli investitori sta finalmente aumentando, a seguito della ripresa dei disinvestimenti. Secondo i calcoli di Bain &Co, per esempio, i disinvestimenti dei fondi di buyout nel 2024 sono ammontati a 468 miliardi di dollari (+34%). Ampliando il punto di vista a tutti i fondi di private equity, McKinsey nel suo ultimo report sul settore riferisce invece di disinvestimenti per un totale di 813 miliardi di dollari nel 2024 (+7,6%).

I dati delle sue società di consulenza, a loro volta risultato di elaborazioni di dati di PitchBook, mostrano quindi che c’è stata una chiara inversione del trend negativo degli anni precedenti, quando i tassi di interesse erano saliti e il dealmaking era crollato. Il trend è stato evidente anche in Italia: secondo i dati Aifi-PwC, i fondi italiani lo scorso anno hanno registrato un boom di disinvestimenti: ben +231% in termine di controvalore al costo a quota 5,7 miliardi dagli 1,73 miliardi del 2023.

La ripresa degli investimenti

La ripresa dell’attività di disinvestimento è ovviamente andata di pari passo con quella di investimento, anche perché in un mercato in cui le ipo non hanno brillato, spesso la cosiddetta way-out è data dalla vendita a un altro fondo di private equity. Il tutto facilitato dal fatto che le condizioni del credito sono diventate più favorevoli rispetto a quelle dei due anni precedenti.

A livello globale nel 2024 gli investimenti di private equity e venture capital sono aumentati infatti del 14%, raggiungendo quota 2 mila miliardi di dollari, ha calcolato McKinsey rielaborando i dati di PitchBook, mentre restringendo il punto di osservazione soltanto ai buyout, Bain & Co ha mappato investimenti per 602 miliardi di dollari (+37%), escludendo gli add-on.

Anche in Italia il trend è stato il medesimo, con investimenti di private equity e venture capital che, secondo Aifi-PwC, hanno raggiunto i 14,9 miliardi di euro (+83% dal 2023 da 8,16 miliardi).

Le difficoltà del m&a 

Tutto bene quindi? In realtà restano le difficoltà incontrate negli anni passati a rivendere le aziende, così che i tempi medi di detenzione delle aziende nei portafogli dei buyout rimangono ancora superiori alla media di lungo periodo (6,7 anni rispetto alla media di 5,7 degli ultimi 20 anni). E ora il rischio è che la macchina delle exit torni a incepparsi: quest’anno il mercato globale del m&a sta registrando una nuova battuta d’arresto.

Il report di Kpmg sullo stato del private equity globale appena diffuso mostra che gli investimenti dei fondi sono scesi da 464 miliardi di dollari nel quarto trimestre del 2024 a 445 miliardi nel primo trimestre del 2025 (-4,1%) e che il numero di operazioni è diminuito da 4.960 a 3.760 nello stesso periodo (-24,2%): colpa della elevata volatilità macroeconomica e geopolitica attivata dalle politiche della nuova amministrazione Trump negli Usa.

Il nodo delle distribuzioni

Questa situazione ha fatto sì che, sebbene l’ammontare delle distribuzioni sia cresciuto e abbia riportato in equilibrio esborsi e rimborsi nel corso dell’anno, con il Dpi ratio (distributions-to paid-in capital, cioé rapporto tra cassa generata e totale investito) che è tornato a 1, lo stock delle distribuzioni come quota del nav dei fondi sia sceso all’11%, il livello più basso in oltre un decennio, sottolinea Bain & Co. Fatto questo che indispettisce gli investitori.

Ovviamente i manager dei fondi sono ben consci tutto questo e da tempo si stanno ingegnando per trovare delle soluzioni che vadano incontro alle richieste dei loro investitori, per non deluderli troppo e quindi assicurarsi che un domani continuino ad allocare risorse al private equity: stiamo quindi parlando di cessioni di partecipazioni di minoranza, rifinanziamenti con l’obiettivo di pagare dividendi straordinari o appunto il lancio di fondi di continuazione in modo da trasferire uno o più asset di buona qualità da un vecchio fondo, che a quel punto potrà rimborsare i suoi investitori, grazie alla liquidità pagata dal nuovo fondo.

Una logica che in alcuni casi è stata seguita semplicemente spostando l’asset da un vecchio fondo a quello successivo, con una normale logica di buyout. Anche alcune note aziende italiane sono state oggetto di queste operazioni: da Teamsystem a Dainese, da Procemsa/Ourvita a Multiversity a Wateralia. (riproduzione riservata)



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