«Il piano Draghi parla di 800 miliardi di euro per far ripartire l’Europa, ma questi 800 miliardi non possono arrivare tutti dal mondo pubblico: per questo oggi più che mai il ruolo dei mercati privati deve essere valorizzato, anche con il supporto del governo». Così Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi (associazione di categoria del private equity, private debt e venture capital italiani) ha aperto la conferenza stampa di presentazione dei dati semestrali dell’industria di private equity e venture, realizzata da Aifi insieme alla società di consulenza Pwc.
«Il tessuto imprenditoriale italiano», ha proseguito Cipolletta, «oggi più che mai ha bisogno di capitali per non mancare all’appello delle due rivoluzioni in atto: digitale ed energetica». Ma questi capitali, ha evidenziato, «devono essere dati sulla base di progetti di crescita effettivi, non solo delle classiche garanzie bancarie».
Se questo è lo scenario, gli operatori stanno rispondendo presente, almeno per ora. Nel primo semestre la raccolta è cresciuta del 43% su base annua, raggiungendo quota 2,8 miliardi di euro, con un ruolo importante di fondi pensione e casse di previdenza (24%, ma ancora sensibilmente più basso del resto d’Europa), seguiti dal settore pubblico al 15% e dai fondi sovrani al 13%.
Incoraggiante anche il dato sull’ammontare investito: i round di private equity e venture capital hanno totalizzato nel semestre 4,5 miliardi di investimenti, con un incremento annuo del 40%. Va evidenziata soprattutto la presenza di sette deal sopra i 150 milioni di euro di valore, contro i tre dello scorso anno: segnale del fatto che, nel settore del private equity, stanno finalmente tornando le grandi operazioni.
Un discorso simile vale anche per il venture capital, dove l’ammontare investito è cresciuto del 21% (a un passo dai 500 milioni), mentre i deal in valore assoluto sono scesi del 17%: un’altra indicazione del fatto che la dimensione media degli investimenti sta aumentando.
Guardando ai singoli settori di investimento, la quantità più elevata di investimenti è andata alla tecnologia (acronimo Ict), con 93 operazioni e 930 milioni investiti: praticamente un quinto del totale. Segue l’ambito medicale: 51 deal per 285 milioni messi in campo. Terzo gradino del podio per i beni e servizi industriali, che hanno incanalato risorse per 744 milioni, spalmate su 49 deal. (riproduzione riservata)