Con una periodicità al massimo bisettimanale compare nelle cronache l’indicazione dell’attuazione delle più o meno vicine dimissioni di Christine Lagarde dal vertice della Bce. Da ultimo, ne ha scritto il Financial Times. La Lagarde, come noto, incurante della condizione di incertezza che ella provoca con l’annuncio indeterminato delle dimissioni anticipate e con la non smentita voce della possibile assunzione di nuovi incarichi quale quello della presidenza del World economic Forum di Davos, finora rifiuta di fornire chiarimenti sulle sue prospettive.
Si può osservare che questo è il primo caso di un presidente di una Banca centrale che sta con un piede dentro l’istituto e un altro fuori e non trova nulla di strano che questa situazione si prolunghi sine die. Da ultimo, sembrerebbe che sia sopravvenuto, o forse ritornato, l’intento della presidente di prendere parte alla competizione elettorale francese per il nuovo presidente della Repubblica francese. A maggior ragione quest’ultima voce, che segnala un possibile passaggio attraverso una porta girevole dall’economia alla politica, solleva l'esigenza di un chiarimento sui tempi dell'uscita e sulla probabile destinazione, anche perché chi ha ricoperto la carica di presidente di una Banca centrale è un po' come l'abate semel abbas, semper abbas. Soprattutto la consecutio con l'eventuale incarico politico imporrebbe una decisione immediata, come fece, subito dimettendosi, il governatore della Banca d'Italia, Carlo Azeglio Ciampi, quando fu chiamato dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro per accettare la designazione alla carica di presidente del Consiglio (una carica, dunque, istituzionale, non meramente politica).
Il fatto è che i diversi Paesi dell’Eurozona, anziché sollecitare una decisione finale della Lagarde, sembra siano impegnati a formare un pacchetto di possibili successori che comprenderebbe, tra gli altri, lo spagnolo Pablo Hernandez de Cos, direttore della Bri, l'olandese Klaas Knot, già governatore della Banca d'Olanda, il tedesco Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, mentre la Francia si appresterebbe a segnalare propri nominativi e altri Paesi si preparerebbero a farlo. Nelle cronache non viene nominata l'Italia. Tutto sommato, è bene che ciò avvenga, evitando, l'Italia, di prendere parte a un totonomine che potrebbe durare l'espace d'un matin e che per ora fornisce l'immagine di coloro che pensano alla carica futura, ma non alla condizione impropria in cui oggi si trova la presidente. Ciò tuttavia non significa affatto accelerazione di queste segnalazioni: l'Italia ha le sue preziose carte da giocare al riguardo con diverse credibili personalità. La prima delle queste, a cui verosimilmente tutti pensiamo, è l'attuale governatore Fabio Panetta il quale si distingue nettamente per competenza, esperienza, prestigio internazionale, conoscenza della stessa Bce, di cui è stato autorevole componente del Comitato esecutivo. Oggi ricopre pure la carica di presidente della Banca dei Regolamenti internazionali. È la figura che corrisponde perfettamente all'identikit istituzionale del presidente della Bce perché pienamente in grado di agire come espressione dell'intera area non di un solo Paese. È bene però non lanciare il suo nome nel calderone delle svariate proposte. Esistono tempi, modi e convergenze nei momenti opportuni. (riproduzione riservata)