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Prelios, ecco tutti i pegni delle banche sul servicer del gruppo Ion di Andrea Pignataro
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Prelios, ecco tutti i pegni delle banche sul servicer del gruppo Ion di Andrea Pignataro

07 gennaio 2025, 20:00 Ultimo aggiornamento: 21:23

In un atto depositato a inizio gennaio compaiono garanzie per Intesa Sanpaolo, Mediobanca e Banco Bpm. Tra gli ultimi finanziatori di Ion anche Unicredit, Standard Chartered e Bnp Paribas. Per adesso la società resterà autonoma nel gruppo

Nel capitale Prelios spuntano creditori vecchi e nuovi al fianco del nuovo proprietario, la Ion di Andrea Pignataro. Il gruppo anglo-americano ha acquistato il servicer milanese nell'estate scorsa per 1,35 miliardi di euro dopo una lunga trattativa con il venditore, le banche e il governo italiano.

Un atto depositato il 2 gennaio presso la Camera di Commercio di Milano fornisce la ricostruzione più recente della compagine sociale. Un assetto che potrebbe subire modifiche nei prossimi mesi proprio a seguito del passaggio di proprietà avvenuto l'anno scorso.

Il nuovo assetto di controllo

Al controllo c’è X3G Mergeco, il veicolo finanziario con cui Ion ha materialmente acquisito Prelios dal fondo di private equity newyorchese Davidson Kempner. La società per azioni con sede nel centro di Milano (l’indirizzo esatto è corso Monforte 30, dove si trova anche il quartier generale di Cedacri, un’altra sussidiaria italiana della galassia Ion) è a sua volta interamente controllata dalla irlandese X3G Bidco Holdings, domiciliata nella periferia meridionale di Dublino.

Al fianco della società di Pignataro nel capitale di Prelios compaiono creditori vecchi e nuovi, tutti con quote in pegno. Secondo quanto ricostruito da MF-Milano Finanza, alcune di queste garanzie farebbero riferimento a finanziamenti ottenuti dalla precedente proprietà di Prelios e già estinti (anche se non ancora registrati nella compagine sociale) mentre altre sarebbero legate al prestito da circa 600 milioni ottenuto da Pignataro per l’operazione dell’anno scorso.

Nell’atto depositato lo scorso 2 gennaio compaiono i nomi di Intesa Sanpaolo, Mediobanca e Banco Bpm e degli istituti esteri Jp Morgan e Natwest (la ex Royal Bank of Scottland). Alcuni di questi soggetti hanno partecipato al pool dell’ultimo finanziamento insieme a Unicredit, Bnp Paribas e l’istituto inglese Standard Chartered che potrebbero ottenere quote in pegno in futuro anche se per il momento non compaiono negli atti della società.

La strategia di Ion in Italia

L’acquisto di Prelios è stata l’ultima operazione di rilievo fatta da Ion in Italia. Negli anni scorsi il gruppo di Pignataro ha messo sul piatto circa 4,7 miliardi per la campagna acquisti, aggiudicandosi prima Cedacri (servizi di outsourcing per il settore bancario) poi Cerved (credit information e credit management) quindi List (software per il settore finanziario). Ci sono stati poi l’ingresso nell’azionariato di Illimity, la banca digitale di Corrado Passera (9,99%), e del Montepaschi nel corso dell’aumento di capitale da 2,5 miliardi (2%) e l’intervento nella Cassa di risparmio di Volterra.

In Italia la strategia è quella che Ion ha attuato anche in altri mercati: acquistare grandi aziende, senza però stravolgerne subito la governance e l’autonomia societaria delle prede. Lo dimostra il caso Prelios. Nel nuovo cda sono stati confermati il presidente Fabrizio Palenzona e l’amministratore delegato Riccardo Serrini, affiancati da Michela Schizzi, Giulia Cavalli, Lucio Guttilla; Luca Peyrano e Manfredi Monticelli. Qualche cambiamento potrebbe arrivare solo a fine mandato, una volta che il nuovo socio di maggioranza avrà esaminato a fondo il modello di business e i margini di recupero di efficienza della società. (riproduzione riservata)



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