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Matteo Del Fante
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Poste Italiane tuttofare. Ora si prepare ad acquisire fino al 49% di PagoPa

di Anna Messia
26 settembre 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 09 gennaio 2026, 13:42

La società guidata da Del Fante si appresta a chiudere con il Poligrafico un’operazione da 500 milioni per creare una piattaforma digitale nazionale. Dopo aver investito in tlc, polizze e società di pagamenti

Pacchi, telecomunicazioni e polizze, oltre a buoni e libretti, energia e servizi della pubblica amministrazione (passaporti compresi) non bastano. Il raggio d’azione delle Poste Italiane sta per allargarsi ancora con una nuova operazione che sembra destinata a chiudersi nel giro di un mese o poco più: l’acquisto fino al 49% del capitale di PagoPa, la società che è nata nel 2019 per facilitare i pagamenti digitali alle pubbliche amministrazioni, cresciuta anno dopo anno.

Controllata al 100% dal ministero dell’Economia, PagoPa è arrivata ad assumere 380 dipendenti chiudendo il 2024 con transazioni per 93,5 miliardi di euro e un utile di 9 milioni e ha iniziato a lavorare per facilitare l’accesso dei cittadini ai servizi digitali delle Pubblica Amministrazione, come con l’app IO. Una crescita che non sorprende, considerando che tutte le pubbliche amministrazioni sono obbligate a passare per PagoPa, così come i soggetti privati che gestiscono i servizi pubblici e pure le società a controllo pubblico. A loro si sono aggiunti tanti soggetti privati che hanno scelto di aderire volontariamente, arrivati oggi a più di 400, Poste Italiane compresa.

L’asset principale è rappresentato dalla piattaforma (i pagamenti avvengono tramite i diversi istituti di pagamento) che il governo ha intenzione di potenziare ulteriormente mettendo a frutto le sinergie sia con il gruppo guidato da Matteo Del Fante, sia con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (Ipzs). La finalità è quella del rafforzamento dell’interoperabilità tra le banche dati pubbliche delle tre società e di valorizzazione della piattaforma digitale nazionale, a partire al progetto IT Wallet pubblici.

Si amplia ancora il bacino di attività di Poste

Per Poste Italiane PagoPa rappresenta l’occasione di allargare ancora le sue attività, che spaziano ormai dalle telecomunicazioni, con l’ingresso nel capitale di Tim al 24,81%, alle assicurazioni (dove è leader nel Vita e sta crescendo nel Danni), dai pagamenti (nel 2022 ha rilevato la rete dei tabaccai Lis per 700 milioni) alla logistica, dove insieme a Dea Capital sta lanciando un maxi fondo di fondi di fondi da 1,5 miliardi. Ma ci sono anche i servizi per la Pa, considerando che con il progetto Polis, oggi alle Poste si posso richiedere anche certificati anagrafici e passaporti.

Una lista che continua ad allungarsi con il gruppo che, negli ultimi anni, non ha risparmiato acquisizioni. L’ultima, a marzo, è stato l’ulteriore acquisto del 15% di Tim per circa 684 milioni che ha portato Poste a una quota complessiva del 24,81% con le prime sinergie che si sono viste nei giorni scorsi: il gruppo tlc guidato dal ceo Pietro Labriola ha annunciato il lancio dei servizi luce e gas forniti dal gruppo postale.

Nel caso di PagoPa era stato il decreto legge sul Pnrr di marzo 2024 a prevedere la cessioni di almeno il 51% all’Ipzs, e fino al 49% destinato a Poste. Un dossier che non si è mai arenato ma che è stato più lento del previsto. Ora, nel giro di un mese dovrebbe arrivare alla firma, contribuendo anche a ridurre un po’ il debito pubblico. Le carte dovranno essere aggiornate considerando che, tra l’altro, nel frattempo alla guida del Poligrafico è arrivato un nuovo amministratore delegato: Michele Sciscioli ha preso il posto di Francesco Soro, nominato direttore generale del Tesoro. Ma il valore dell’operazione non dovrebbe discostarsi molto dai 500 milioni di euro che erano stati ipotizzati un anno fa.

I rilievi di Antitrust e Abi accantonati 

Anche i rilievi che erano stati sollevati dall’Antitrust e dall’Abi un anno fa sarebbero rientrati. Il presidente dell’autorità alla Concorrenza, Roberto Rustichelli, chiamato in audizione alla Camera sul decreto per Pnrr, aveva ricordato come PagoPa abbia contribuire a superare la posizione di monopolio che Poste Italiane aveva fino a qualche anno fa con il pagamento dei bollettini allo sportello postale, dal momento che il pagamento tramite la piattaforma può avvenire appunto scegliendo liberamente tra i diversi intermediari. PagoPa si occupa poi anche di notifiche, gestendo progetti innovativi come la Piattaforma notifiche digitali per gli atti pubblici, di rilievo cruciale per la crescita digitale del Paese. Anche in questo caso lavorando in un ambito che, fino a qualche anno fa, era di esclusiva competenza di Poste con le raccomandate cartacee. L’Antitrust era arrivata a suggerire che la cessione del 49% di PagoPa avvenisse tramite un’asta, o quando meno una procedura competitiva.

Per rispondere a queste critiche il governo aveva modificato il decreto prevedendo che Poste non avrebbe avuto, alcuna «influenza dominante sul governo della società». Ma soprattutto che PagoPa, nel nuovo assetto, avrebbe garantito la parità di trattamento tra i prestatori di servizi di pagamento aderenti alla piattaforma (Poste compresa) adottando i dovuti presidi gestionali e organizzativi funzionali ad evitare lo sfruttamento di informazioni commercialmente sensibili relativi ai servizi prestati dalla società.

La correzione è stata gradita anche dall’Abi e ora andrà calata nella realtà con la messa a punto della nuova governance di PagoPa. L’amministratore delegato dovrà essere indicato dal Poligrafico e avrà competenza esclusiva su alcune materie, come la nomina e la revoca dei dirigenti con responsabilità strategica, con Poste che dovrà essere in minoranza in consiglio. (riproduzione riservata)



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