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Porsche, trimestre in profondo rosso: perdite per un miliardo tra crisi sull’elettrico e crollo in Cina
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Porsche, trimestre in profondo rosso: perdite per un miliardo tra crisi sull’elettrico e crollo in Cina

24 ottobre 2025, 17:59 Ultimo aggiornamento: 18:16

La casa di Stoccarda resta in crisi: perdita operativa di 967 milioni nel terzo trimestre e margine allo 0,2% nei nove mesi. Consegne crollate in Cina: -25,6%. Costi e ritardi sull’elettrico costringono al taglio delle stime sul 2025

La crisi di Porsche è sempre più profonda, con il colosso tedesco delle auto di lusso colpito dal rallentamento delle vendite in Cina, dai costi per il dietrofront sull’elettrico e dalle tensioni commerciali sui dazi. Nel terzo trimestre 2025 il gruppo ha registrato una perdita operativa che sfiora il miliardo (967 milioni di euro) contro un utile da 974 milioni un anno fa, come comunicato dalla casa di Stoccarda.

I risultati, peggiori delle attese degli analisti, risentono degli «effetti straordinari» connessi alla revisione della strategia industriale e al rinvio di nuovi modelli elettrici. Le svalutazioni legate alla piattaforma Ev e alle batterie hanno inciso per 1,7 miliardi di euro nel trimestre.

Ricavi in calo, utili quasi azzerati da inizio anno

Nel periodo gennaio-settembre Porsche ha generato 26,86 miliardi di ricavi, in contrazione rispetto ai 28,56 miliardi del 2024. L’utile operativo si è ridotto a soli 40 milioni di euro, a fronte dei 4 miliardi dello scorso anno, con un margine operativo crollato allo 0,2% rispetto al 14,1% precedente. Il flusso di cassa industriale resta però positivo a 1,34 miliardi, in miglioramento rispetto a 1,24 miliardi dei primi nove mesi 2024.

Le consegne globali si fermano a 212.509 unità, in calo del 6%. Il problema principale resta la Cina, dove i volumi scendono del 25,6% a 32.195 veicoli a causa di condizioni di mercato complesse e concorrenza esasperata nel segmento lusso. Il Nord America resta il primo mercato del marchio con 64.446 consegne, in crescita del 4,8%. Il mercato statunitense, però, ha introdotto nuovi dazi fino al 27,5% sulle auto europee – ridotti al 15% solo da agosto – e l’impatto complessivo sul risultato operativo è stato pari a 500 milioni di euro nei primi nove mesi dell’anno. Il Macan guida le vendite, soprattutto grazie alla nuova versione elettrica, che contribuisce a far salire la quota dei modelli 100% Bev al 23,1% rispetto al 7,3% del 2024.

Retromarcia sull’elettrico a tappe forzate

Porsche ha deciso di rivedere la propria strategia industriale, ampliando la gamma a combustione e ibrida plug-in e rinviando al prossimo decennio la nuova piattaforma elettrica. Questo cambio di rotta si tradurrà in costi straordinari fino a 3,1 miliardi nel 2025, includendo tanto le misure già varate per la ricalibrazione della gamma quanto gli investimenti nelle batterie e l’adeguamento dell’organizzazione aziendale.

In parallelo il gruppo punta a rafforzare la propria posizione nella tecnologia delle celle: controlla ora il 76% di V4Smart GmbH & Co. KG, società nata dalla partnership con Varta, mentre i piani autonomi di espansione della produzione Cellforce sono stati ridimensionati, con circa 0,4 miliardi di impatti già a bilancio.

Leiters sarà ceo, tagliate le stime 2025

Dal 1° gennaio ci sarà il passaggio di consegne ai vertici: Michael Leiters, ex McLaren, subentrerà a Oliver Blume, che continerà così a occuparsi solo di Volkswagen. Il cfo Jochen Breckner ha definito il 2025 «il punto più basso» prima di un graduale recupero atteso dal 2026.

Alla luce del difficile contesto, Porsche ha rivisto al ribasso la guidance per l’intero 2025. Ora la società stima ricavi compresi fra 37 e 38 miliardi (contro i precedenti 39-40 miliardi) e un margine operativo tra lo 0% e il 2%, molto lontano dal 5-7% pronosticato in precedenza e soprattutto dal 14,1% del 2024. Anche il margine ebitda dell’automotive è atteso scendere sensibilmente, attestandosi fra il 10,5% e il 12,5% mentre l’anno scorso era al 22,7%. (riproduzione riservata)



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