Banca Popolare Sondrio, guidata dal ceo Mario Alberto Pedranzini, sta collocando sul mercato, mercoledì 14 maggio, un covered bond a tasso fisso da 500 milioni di euro con scadenza il 21 maggio 2030.
In fase di asta, lo spread indicativo si colloca in area midswap +57 punti base, per poi stringersi a fine mattinata a 51 punti. Il tasso a 5 anni viaggia al 2,33%, quindi il rendimento dovrebbe essere attorno al 2,81%. Il codice Isin del bond è IT0005651382.
Le richieste da parte degli investitori istituzionali sono state per oltre 1,2 miliardi di euro, oltre il doppio dell’emissione. La cifra comprende il Joint Lead Manager interest, indica la parte dell'emissione obbligazionaria sottoscritta o prenotata direttamente dalle banche che agiscono come Joint Lead Managers (JLM), ossia i principali coordinatori e collocatori dell'operazione. Il rimborso a scadenza è di topo soft bullet, ovvero con la possibilità di un’estensione. Il taglio minimo del bond è di 100.000 euro.
Bookrunners dell’operazione sono IMI – Intesa Sanpaolo (Global Coordinator / Bookrunner & Dealer), Unicredit (Global Coordinator), BBVA, Natixis, NordLb, Rbi, Ubs.
La banca valtellinese, sotto ops da parte di Bper, ha emesso una nota mercoledì in cui si sofferma sulla recente ispezione della Bce «condotta tra ottobre 2022 e aprile 2023». Dell’ispezione e dei suoi sviluppi è stata data notizia sia nella documentazione di bilancio relativa all’esercizio chiuso al 31 dicembre 2023, ragiona l’istituto di credito, sia in quella relativa al bilancio chiuso al 31 dicembre 2024, nonché nel resoconto intermedio sulla gestione al 31 marzo 2025, in cui si dà conto che, il 29 aprile scorso, la Banca centrale europea ha trasmesso allla popolare la «Decisione finale che impone taluni requisiti e impartisce delle raccomandazioni, che riguardano anche l’efficacia del consiglio di amministrazione, il potenziamento della struttura e il funzionamento del livello dirigenziale e delle funzioni di gestione dei rischi e di revisione interna».
Come segnalato nel comunicato del 6 maggio sui dati relativi al primo trimestre, all’esito dell’attività ispettiva – che aveva a oggetto il rischio di credito e di controparte con specifico riferimento ai segmenti Corporate & Large e Sme (sono le pmi) «per un controvalore lordo in origine pari a 15,5 miliardi di euro – è emersa la richiesta di procedere alla riclassificazione solo di talune posizioni creditorie ai fini delle segnalazioni prudenziali di vigilanza». A fine marzo, precisa la banca, le posizioni per le quali è stato richiesto di procedere alla riclassificazione sono 27 e hanno un controvalore lordo per cassa pari di 158 milioni di euro e netto di circa 113 milioni di euro), rispetto alle quali sono in corso interlocuzioni con la Bce.
Se al termine delle interlocuzioni, le posizioni creditorie dovessero essere riclassificate come crediti deteriorati, il fatto «non comporterebbe la rilevazione di significativi effetti aggiuntivi a conto economico rispetto a quelli già contabilizzati, posto che la banca ha già provveduto ad incrementare il relativo rischio di credito nel 2023, in linea con le richieste dell’autorità di vigilanza».
Come indicato nei conti del primo trimestre, le potenziali riclassificazioni potrebbero alzare l’incidenza dei Non Performing Loans netti (Npl ratio netto) sul totale dei crediti dall’1,04% all’1,36%, mentre l’Npl ratio lordo passerebbe dal 2,9% al 3,3%.
La banca ha poi avviato da tempo «azioni e misure di rimedio che completerà nei tempi previsti e che la Bce si è riservata di valutare». (riproduzione riservata)