Nonostante la bocciatura della Corte dei Conti sulla delibera Cipess, Palazzo Chigi non intende arretrare di un millimetro sul Ponte sullo Stretto. Il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, lo ha ribadito chiaramente durante il question time alla Camera: «Il Ponte sullo Stretto si farà, milioni di italiani lo vogliono, lo aspettano e lo meritano».
Oltretutto la sua realizzazione non è un «capriccio» di Matteo Salvini, ha ribadito, «ma è una priorità per la stessa Unione europea». E, a conti fatti, si tratta di una priorità anche per gli italiani. Perché in caso di stop ai lavori il prezzo da pagare sarebbe alto: «La penale in caso di blocco dei lavori sarebbe del 4% dei lavori non eseguiti», ha detto il ministro. Secondo le stime dell’on. Sergio Costa (M5S) si traduce in una penale massima di circa 1,5 miliardi di euro di penale a favore del consorzio Eurolink, guidato da Webuild.
La penale però, secondo una precisazione della società Stretto di Messina, sarebbe «significativamente inferiore a quella indicata», considerato che il 4% è la metà del valore previsto dall’art. 123 del Codice Appalti. L’atto aggiuntivo inoltre prevede penali anche a carico di Eurolink che «possono arrivare a superare ampiamente il milione di euro per ogni giorno di ritardo», precisano dalla società. Ed è altresì prevista una cauzione di oltre 650 milioni di euro a garanzia degli impegni del consorzio, escudibile in caso di inadempimento.
A fine ottobre la Corte dei conti ha bocciato la delibera Cipess per la realizzazione del Ponte. In prima battuta la premier Giorgia Meloni e Salvini hanno paventato la possibilità di chiedere la registrazione “con riserva” dell’atto – scavalcando così il parere (non vincolante) della Corte – salvo poi fare dietrofront per i rischi di possibili contestazioni erariali. Il governo ha quindi deciso, dopo un vertice a Palazzo Chigi, che la delibera va riscritta, adattandola il più possibile ai rilievi.
E mentre Il Fatto Quotidiano svelava che la gestione dell’intero dossier normativo sta per passare nelle mani del sottosegretario Alfredo Mantovano, col dipartimento Affari giuridici di Chigi, Matteo Salvini ha assicurato che «l’intero governo è al lavoro sui primi rilievi trasmessi dalla Corte dei conti».
Rilievi che, come ha ammesso il titolare del Mit, sono di diversa natura: «Ve ne sono alcuni che attengono alle interlocuzioni con l’Unione europea, altri che riguardano le procedure amministrative poste in essere alla mole di documenti necessari per l’adozione della delibera Cipess e altri ancora che attengono alla scelta della procedura per la realizzazione dell’opera». E su tutti, Salvini, ha dato un aggiornamento.
Sul fronte europeo i magistrati contabili contestano la mancata conformità alla direttiva Habitat per le aree protette dello Stretto e alla direttiva appalti, che impone una nuova gara quando un appalto viene modificato in modo sostanziale o quando il costo dell’opera aumenta di oltre il 50%. Due condizioni che, secondo i magistrati, si sarebbero verificate con il ritorno in vita della gara del 2005 affidata al consorzio Eurolink (guidato da Webuild).
Salvini ha respinto l’idea che il progetto violi le regole europee: «Le interlocuzioni sono in corso. Nella serata di mercoledì 3 dicembre e fino a giovedì 4 sarò al Consiglio europeo Trasporti a Bruxelles», ha detto al question time, ribadendo che «il Ponte è una priorità anche per l’Unione europea». La strategia del Mit punta così a convincere la Commissione che le modifiche al contratto rientrano nei margini consentiti dal diritto Ue, come sta avvenendo per altre opere strategiche – Pnrr incluse – dal Terzo Valico al Brennero.
Il vicepremier ha quindi difeso anche la decisione di non procedere a nuova gara: «Non è una scelta di convenienza, ma una scelta di buonsenso fondata su uno studio accurato di tutte le carte. E c’è anche la consapevolezza che il diritto europeo circoscrive ma non vieta le modifiche al contratto volte ad adeguare il prezzo di un appalto nel corso del tempo».
Un altro punto contestato dalla Corte riguarda la mole – e secondo i giudici, l'incompletezza – del materiale istruttorio. Salvini ha parlato di «approfondimenti tecnici, non politici» per colmare le lacune evidenziate sui documenti preparatori. Sul fronte ambientale, il vicepremier ha rivendicato che «tutti gli aspetti richiesti dalla direttiva europea sono riportati nei formulari della Vinca», la valutazione di incidenza ambientale trasmessa a Bruxelles.
Quanto ai rapporti con Eurolink, gli atti aggiuntivi firmati resteranno sospesi: «Confermo che tali contratti riprenderanno efficacia solo dopo la registrazione della Corte dei Conti». Il capitolo penali è uno dei più sensibili. Salvini ha quantificato la penale in caso di blocco dei lavori «4% dei lavori non eseguiti», cifra significativa per un’opera da 13,5 miliardi di euro. Accanto a ciò, sono previste «specifiche penali a carico del contraente generale» nel caso in cui Eurolink non rispetti gli impegni. (riproduzione riservata)