Il decreto Ponte, con i 160 sì (110 no) della Camera dei deputati in seconda lettura, diventa definitivamente legge. Il governo è dovuto intervenire nuovamente sull’iter dell’infrastruttura sullo Stretto di Messina dopo i gravi rilievi arrivati dalla Corte dei Conti, che ha ricusato la delibera di approvazione del progetto definitivo del Cipess.
Ecco che, quindi, il nuovo provvedimento incarica il ministero delle Infrastrutture di svolgere gli adempimenti necessari all'aggiornamento del piano economico-finanziario della società concessionaria, all'acquisizione dei pareri tecnici e allo svolgimento delle verifiche ambientali e dei rapporti con la Commissione europea.
E ancora il decreto rimodula i fondi destinati alla realizzazione del Ponte spostando 2,787 miliardi di euro dal periodo 2026-2029 a quello 2030-2034. Si ricorda che le risorse complessive stanziate sono 14,442 miliardi.
Allargando lo sguardo a tutti i contenuti principali, si tratta di «un provvedimento che accelera la realizzazione delle opere strategiche italiane (dal Mose alla nuova diga di Genova), semplifica le procedure e rafforza la capacità decisionale dello Stato», si legge in una nota del Mit. Con l'obiettivo di «trasformare le opere pubbliche a motore concreto di sviluppo, senza nuovi oneri per la finanza pubblica».
Per fare alcuni esempi, nel decreto ci sono norme per la messa in sicurezza e di adeguamento del traforo del Gran Sasso e delle autostradali A24 e A25, e per accelerare la realizzazione della linea C della metropolitana di Roma e altre per la tutela e la salvaguardia della laguna di Venezia. Nonché si parla delle funzioni in capo ai commissari nominati per la realizzazione delle opere necessarie ai campionati di calcio europei Uefa 2032.
E soprattutto, gli amministratori delegati di Anas e Rfi (rispettivamente Claudio Andrea Gemme e Aldo Isi) diventano commissari straordinari per le principali opere stradali e ferroviarie, con poteri più ampi per coordinare autorizzazioni, superare i rallentamenti burocratici e garantire tempi certi. Concretamente, infatti, ai commissari vengono riconosciuti i poteri dello «Sblocca cantieri», quindi in deroga alle norme sui contratti pubblici.
Non servono ulteriori passaggi burocratici: la nota del Mit spiega che gli ad di Anas e Rfi «subentrano commissari già nominati, per rendere più veloce ed efficace l'avanzamento dei cantieri».(riproduzione riservata)