Dubbi di Sergio Mattarella sulla legge che risarcisce le vittime del crollo del ponte Morandi di Genova: il capo dello Stato ha firmato il provvedimento accompagnandolo però da una lettera in cui ravvisa dei profili di incostituzionalità. In particolare la legge nell'individuare i destinatari degli indennizzi discrimina tra i figli di coppie sposate (ammesse al risarcimento) e quelle di coppie conviventi o di unioni civili (che ne sarebbero esclusi).
Il Capo dello Stato scrive in una nota ufficiale di aver provveduto alla promulgazione della legge approvata in via definitiva il 25 marzo scorso, ossia la norma sui «benefici in favore delle vittime di eventi dannosi derivanti da cedimenti totali o parziali di infrastrutture stradali o autostradali di rilievo nazionale» perché «riscontro nella decisione del Parlamento una significativa manifestazione di solidarietà nei confronti della sofferenza dei familiari di vittime di eventi drammatici».
Eppure «non posso sottrarmi a segnalare taluni punti che non appaiono in linea con principi e norme della Costituzione» sottolinea Mattarella nella lettera.
Suscita in primo luogo «riserve la limitazione dei benefici previsti alla sola ipotesi di vittime di eventi dannosi derivanti da cedimenti totali o parziali di infrastrutture stradali o autostradali di rilievo nazionale». A parte l'incertezza interpretativa della categoria di infrastruttura «di rilievo nazionale che non risulta di agevole determinazione, non è ragionevole e contrasta con il principio di eguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione l'esclusione di analoghi benefici nel caso di vittime di cedimenti di altre sedi stradali».
E comunque appare «fortemente dubbia anche la conformità al principio di eguaglianza della decisione di limitare i benefici ai casi di cedimenti stradali». Purtroppo infatti «abbiamo registrato in passato vittime causate da eventi relativi a strutture di altra natura, in particolare il cedimento di scuole, primo fra tutti il caso del crollo di una scuola elementare con la morte di tanti bambini presenti nelle aule con i loro maestri». E ciò, secondo il presidente della Repubblica, va tenuto in considerazione.
Per quanto riguarda poi l’articolo 2 del provvedimento, il riferimento è solo a «i figli, in mancanza del coniuge superstite» come beneficiari del risarcimento. Una previsione che va però «interpretato nel senso che beneficiari dell'elargizione devono intendersi tutti i figli di ciascuna vittima, ivi inclusi quelli da rapporti di convivenza o di unioni civili. In caso contrario, si opererebbe un'inaccettabile discriminazione tra i figli delle vittime sulla base dello stato civile dei genitori, in aperto contrasto con l'articolo 3 della Costituzione». L'ultima annotazione di carattere tecnico contenuta nella lettera del capo dello Stato riguarda la previsione di un fondo per il risarcimento (limiti di impegno pari a 7,1 milioni per il 2025 e 1,6 milioni a decorrere dal 2026) che può limitare la parità tra i soggetti.
Alla luce di tutti questi aspetti, Mattarella rivolge al Parlamento e al governo «l'invito a considerare con attenzione i predetti rilievi e a valutare interventi integrativi e correttivi». (riproduzione riservata)