Mentre i media sono, nel complesso, impegnati a seguire l’evoluzione delle proposte di aggregazione bancaria, per la loro contemporaneità, eccezionali, e sulle linee generali tace purtroppo la Vigilanza bancaria accentrata e domestica, l’Europarlamento ha approvato una risoluzione sull’attività della Bce nel 2024 che contiene molti punti i quali dovrebbero fare riflettere.
Più in particolare, accanto ad apprezzamenti per l’operato dell’Istituto e a impegni per il futuro in specie per quel che riguarda la prevenzione e il contrasto dell’inflazione, ma anche per temi che vanno dall’euro digitale alle politiche di genere, alle misure per il clima, alle politiche economiche, etc., uno specifico paragrafo ricorda che la Bce ha impiegato tre anni per raggiungere un’inflazione commisurata al livello obiettivo del 2% e sottolinea la non corretta valutazione fatta secondo la quale l’aumento dei prezzi sarebbe stato transitorio.
La realtà smentì, invece, recisamente questa valutazione. Si tratta di caveat a suo tempo inascoltati, ripetutamente lanciati pure su queste colonne per i prezzi che salivano, mentre la Bce, chiusa in una torre d’avorio, continuava a dichiarare che si trattava di aumenti transitori i quali presto sarebbero rientrati. E ciò mentre trascorrevano mesi, poi un anno, cosa che molto pedestremente avrebbe dovuto far capire che non si poteva più insistere sulla transitorietà.
Si è trattato di un errore gravissimo che ha visto di fatto la Bce rinunciare, in quel periodo, alla funzione d'anticipo che è la ragion d’essere di una Banca centrale. Bisogna pur dire che la dura censura dell’Europarlamento viene dopo che la presidente Christine Lagarde si è scusata più di una volta per l’enorme errore commesso che comunque riguarda lei, ma anche tutti i componenti del Consiglio direttivo - nessuno escluso - che hanno del pari condiviso la tesi della transitorietà. Ricorrendo al «se», con tutte le antinomie possibili, si può sostenere che la storia dei ricordati tre anni sarebbe stata molto diversa se l'inflazione fosse stata tempestivamente bloccata con la leva monetaria.
Errori di una tale paragonabile rilevanza, commessi per esempio in una banca privata, avrebbero certamente comportato le dimissioni della o delle figure apicali. Ma tant'è. Oggi factum infectum fieri nequit, si potrebbe dire «chi ha dato ha dato...». Ma almeno questa negativa esperienza dovrebbe indurre a riflettere approfonditamente sui modi e sui tempi dell’azione della Bce, a cominciare dal perdurante agire «riunione per riunione, in base ai dati» che, ancora una volta, significa operare a rimorchio degli eventi e trascurare la funzione di anticipo nonché l’incidere sulle aspettative. Si va, mutatis mutandis - in un contesto radicalmente cambiato - verso errori similari, che cioè riguardano i tempi dell’azione e, in particolare, la preventività?
Il Parlamento Europeo non ha mancato anche di sottolineare nella risoluzione l’importanza dell’indipendenza della Bce. È il modo corretto di porsi nei confronti di quest’ultima: fermo rispetto dell’autonomia e indipendenza, ma anche, laddove se ne manifestano le cause, critica aperta dei ritardi e delle inottemperanze. È la dialettica tra un potere, in questo caso, quasi legislativo (perché non del tutto uguale ai parlamenti nazionali) e una banca centrale: convergenza nei fini, ma pure possibilità di divergenze, anche nette, sui mezzi e sui percorsi. Per talune funzioni, ruolo di contrappeso rivestito dalle istituzioni in questione. Non esistono in ogni caso poteri assoluti.
Vale lo stesso a livello nazionale, senza che si possa menare scandalo per critiche motivate, anzi le si dovrebbe ritenere importanti per un fecondo processo dialettico. Non sarebbe improprio, svolgere la stessa disamina dell’Europarlamento sull’attività delle banche centrali nazionali per le attribuzioni domestiche ad opera dei rispettivi Parlamenti. Quando il grande governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi affermò che le banche centrali stavano uscendo dalla loro rigida riservatezza per non farvi mai più ritorno, indicò i parlamenti come il luogo del potere al quale collegarsi. Sono passati quasi cinquant’anni e quell'affermazione conserva intatta tutta la sua validità. (riproduzione riservata)