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Pochi business in Italia rendono più della gestione degli aeroporti
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Pochi business in Italia rendono più della gestione degli aeroporti

di Sergio Rizzo
10 ottobre 2025, 20:00

Le 19 società che gestiscono gli scali nelle principali città italiane hanno un margine operativo lordo prossimo al 40% e un utile netto non lontano dal 20%. Spiccano Adr con un incasso di oltre 1,3 miliardi nel 2024 e Sea con ricavi per 823 milioni

Non serve la sfera di cristallo per capire le motivazioni di chi decide di investire negli aeroporti in Italia. I numeri sono sufficienti. Fra i business cosiddetti maturi si tratta probabilmente del più profittevole in assoluto. Secondo uno studio sulle 19 società che gestiscono scali aeroportuali nelle principali città italiane, il margine operativo lordo è prossimo al 40% e l’utile netto non lontano dal 20%. La maggiore di queste società, la Aeroporti di Roma della famiglia Benetton, ha incassato nel 2024 oltre 1,3 miliardi con un ebitda di 679 milioni e un utile netto appena inferiore a 300 milioni. Una redditività importante, peraltro non troppo diversa da quella garantita dalla Sea, società degli aeroporti milanesi, che lo scorso anno a fronte di ricavi per 823 milioni ha registrato un mol di 350 milioni e un profitto di oltre 170 milioni.

È questo senza dubbio l’effetto dell’aumento di traffico e passeggeri anche in relazione alla crescita, in qualche caso impetuosa, del turismo. Emblematico è il caso della Sac, la società che gestisce l’aeroporto di Catania (e quello di Comiso). Nello scorso anno i 12,3 milioni di passeggeri - record assoluto - hanno fatto salire il fatturato a 122 milioni, con un balzo mostruoso del 287% dell’utile netto a quasi 13 milioni.

Quindi nessuno stupore che l’affare degli aeroporti abbia suscitato, come racconta Andrea Deugeni nel suo ben documentato articolo, un nuovo interesse diretto della Cassa Depositi e Prestiti, già attiva in questo settore attraverso il fondo F2i. Senza però trascurare un dettaglio: la holding amministrata da Dario Scannapieco, cui partecipano col 16% le fondazioni bancarie, è pubblica. Con tutto ciò che ne consegue. Di più, ha in mano la raccolta postale: ossia i risparmi di milioni di cittadini.

L’ampio raggio d’azione di Cdp 

Da molti anni Cdp ha ampliato la propria funzione. La banca del Tesoro che finanziava con i mutui gli enti locali è diventata soprattutto la grande holding delle aziende statali. Il suo portafoglio assomiglia a quello che un tempo custodiva l’Iri, ma allargato ad altri ambiti di partecipazioni pubbliche, come Eni e Poste. A differenza dell’Iri, però, non ha formalmente il potere di definire strategie e impartire direttive gestionali, che spetta invece direttamente all’autorità politica. Cioè al governo.

Tuttavia anche il ruolo che Cdp è andata assumendo, ormai da un quarto di secolo, si inserisce in un cambio di rotta generale. Cioè la fine del percorso delle privatizzazioni e l’apertura di una fase nuova, più a trazione statale. Abbiamo così assistito al ritorno nell’ambito pubblico di alcuni settori che lo Stato aveva abbandonato: dalle costruzioni (Webuild) all’acciaio (ex Ilva) fino alle concessionarie autostradali (Autostrade per l’Italia), con un fiorire di nuove società pubbliche (tipo Autostrade dello Stato), di cui non si sentiva propriamente il bisogno. All’orizzonte si intravede ora la nascita di un’altra grande società nazionale per la gestione dei porti. Per non parlare delle banche. Difficile non immaginare che l’interesse pubblico per la gestione degli aeroporti rientri in questa scuola di pensiero. Anche perché intorno al sistema aeroportuale ruota un volume economico di una sessantina di miliardi l’anno. E gli addetti sono 324 mila: cifra pari a più della metà dei dipendenti, per esempio, del servizio sanitario nazionale.

Il progetto Ram promosso dall’Enac

Dice tutto della piega che sta prendendo questa faccenda un piccolo ma significativo caso. In un’altra epoca sarebbe stato impossibile anche solo immaginare che un soggetto come l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, che ha il compito di sorvegliare gli aeroporti e garantirne la qualità dei servizi, si facesse promotore di un progetto per il collegamento aereo (vip?) fra piccoli scali con velivoli fino a 20 posti. Il progetto è battezzato Ram (Regional Air Mobility) ed è stato già testato con un volo fra Roma Urbe e Fano. Prefigurando una più che curiosa sovrapposizione di ruoli fra controllore e controllato, del resto già insita in una singolare circostanza. L’Enac controlla infatti la srl Enac Servizi, che gestisce una ventina di aeroporti minori. Si va da Viterbo a Roma Urbe. passando per Fano, Arezzo, Rieti, Varese, Ravenna… Arrivando a Pantelleria, scalo che, con tempistica perfetta e delegazione numerosa di cui facevano parte anche viceministro con relativo staff nonché autorità militari e magistrato della Corte dei Conti, è stato appena intitolato a Giorgio Armani. (riproduzione riservata)



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