Dopo aver subito il colpo rappresentato dal raddoppio della Tobin Tax deciso con l’ultima manovra, gli intermediari di Borsa italiana guardano all’anno appena iniziato con spirito comunque costruttivo.
E si preparano a trarre vantaggio da alcuni progetti di mercato in arrivo. Primo fra tutti il nuovo fondo di fondi Fnsi (Fondo nazionale strategico indiretto), targato Cdp, che dovrebbe infondere nuova linfa e liquidità nelle transazioni di Piazza Affari, in particolare alle pmi quotate della penisola.
Il veicolo sarà presentato il 23 gennaio in Borsa Italiana, a Milano. All’iniziativa pubblico-privata hanno aderito finora sei gestori nazionali (Generali, Arca, Anima, Algebris, Intesa, Equita) e un francese (Amundi).
Alcuni dei principali intermediari finanziari spiegano i loro propositi per il 2026 e, soprattutto, come intendono contribuire a rianimare la Borsa della penisola afflitta dai delisting degli ultimi anni e troppo dipendente dalle grandi star del credito.
Il forum di Milano Finanza ha coinvolto Marco Ventoruzzo, giurista e presidente di Amf (Associazione intermediari mercati finanziari, ex Assosim), Andrea Vismara, ad di Equita, Guglielmo Manetti, amministratore delegato di Intermonte, e Filippo Casagrande, chief of investments di Generali Investments Holding.
Domanda. Come giudicate le misure contenute nella legge di Bilancio 2026 per lo sviluppo della piazza finanziaria? C’è stata la tegola del raddoppio della Tobin Tax ma, sul fronte opposto, anche le misure in arrivo con la riforma del Tuf. Nel complesso dove pende la bilancia?
Ventoruzzo. Certo, siamo consapevoli che la coperta è corta, ma penso che la scelta sulla Tobin Tax sia proprio sbagliata, incentiva il deflusso degli scambi dai mercati italiani senza importanti benefici sul gettito, peraltro in un momento nel quale vi è uno sforzo a livello normativo per incentivare la quotazione e vi è necessità di aumentare la liquidità con altri strumenti.
Vismara. In effetti, purtroppo, dal punto di vista fiscale i mercati finanziari in Italia continuano a essere penalizzati. L’aumento della Tobin Tax, un’imposta distorsiva che tra l’altro si applica a chi investe nel lungo termine e non ai trader che chiudono le operazioni in giornata, ne è un altro esempio. La revisione del Tuf è invece uno sforzo molto utile, che segue la Legge Capitali e si affianca alle iniziative di Consob e Borsa Italiana, che hanno migliorato il contesto regolamentare negli ultimi anni, e a quelle europee con il Listing Act. L’obiettivo, senz’altro desiderabile, è quello di semplificare l’accesso ai mercati delle imprese italiane. D’altra parte, è importante mantenere un assetto equilibrato, che non rischi di allontanare gli investitori istituzionali, abituati a standard elevati. E in particolare, data la nostra carenza storica di investitori domestici, dobbiamo mantenere l’attenzione degli investitori internazionali e ascoltare le perplessità espresse dai loro rappresentanti su alcune misure previste nella nuova normativa.
D. Tra i progetti più impegnativi per far arrivare alle pmi nuove risorse per crescere c’è il fondo strategico pubblico-privato Fnsi. Auspicate qualche modifica al progetto iniziale?
Casagrande. La partenza di nuovi fondi dedicati e con una specializzazione mirata alla componente small e mid-cap italiane, in numero non trascurabile e chiusi, ossia senza il rischio di avere uscite di capitali nei successivi anni, allargherà sicuramente la platea degli investitori, stimolando un incremento di liquidità e attenzione, sia per le società già attualmente quotate, che incentivandone di nuove alla quotazione. Questo potenziale circolo virtuoso cambierebbe un trend in cui negli ultimi anni, almeno in termini di capitalizzazione di mercato, i delisting dalla Borsa Italiana hanno significativamente superato le nuove quotazioni. La bontà dell’iniziativa è dimostrata non solo dall’adesione all’iniziativa dei principali asset manager italiani, ma anche dall’interesse e curiosità per il progetto che stiamo riscontrando da parte di investitori professionali italiani come casse di previdenza e fondi pensione.
Ventoruzzo. Aggiungo che il Fnsi rappresenta un buon esempio di collaborazione pubblico-privato. Anche in termini di selezione sulle pmi migliori. Occorre infatti onestamente riconoscere che sui mercati esiste anche un tema di seria valutazione dei progetti di chi si fa quotare, sul regolamentato e ancor di più sui mercati non regolamentati. Certamente auspichiamo vi sia il modo per favorire la crescita anche delle cosiddette micro-imprese, magari con strumenti diversi.
Manetti. Direi che è essenziale rafforzare gli strumenti in grado di assicurare una domanda più stabile di titoli. In questo senso, iniziative di sistema come il Fnsi e i Pir hanno dimostrato il loro valore nel sostenere la liquidità del segmento mid e small cap. Per rendere queste misure ancora più efficaci, potrebbero essere introdotti incentivi mirati a premiare la permanenza degli investitori nel tempo, ad esempio sotto forma di benefici fiscali proporzionati alla durata dell’investimento. Questo tipo di meccanismo contribuirebbe a stabilizzare il mercato, ridurre la volatilità e aumentare l’attrattività delle pmi per gli investitori istituzionali.
D. Nella direzione di rafforzare l’interesse degli investitori verso le pmi va senz’altro il progetto di una fondazione per finanziare la ricerca azionaria per le società del listino dalle dimensioni più ridotte. Quello della ricerca è un tema storico dell’Amf che da sempre ha individuato nella mancanza di report una causa dello scarso interesse degli investitori istituzionali verso le pmi italiane. In che modo l’iniziativa potrebbe invertire la rotta?
Ventoruzzo. Vede, la ricerca finanziaria sugli emittenti è assolutamente fondamentale. È quasi un bene pubblico nel senso che è essenziale e non sempre producibile dal mercato puro senza una qualche forma di sostegno intelligente. Quindi giudizio del tutto positivo su queste iniziative, che naturalmente devono anche essere impeccabili sul fronte governance e indipendenza.
Vismara. Partirei da un dato di fatto: le pmi costituiscono l’ossatura dell’economia dell’Italia e di molti Paesi europei. Favorirne la crescita attraverso i mercati finanziari è dunque una priorità e per raggiungere questo obiettivo è necessario che ci sia ricerca disponibile per gli investitori, affinché possano valutarle adeguatamente. Ma purtroppo la ricerca finanziaria sulle pmi, anche a causa di normative maldestre a livello europeo come la Mifid II, genera pochissimi ricavi per gli intermediari finanziari che la pubblicano e di conseguenza è sempre meno disponibile. Uno sforzo di sistema, quale il progetto di una fondazione per finanziare la ricerca azionaria, è dunque l’unico modo concreto di invertire questo trend negativo in atto da anni. Non possiamo che accogliere questo progetto e l’iniziativa concreta dell’onorevole Giulio Centemero, sempre attivo su questi temi, di allegare alla Legge di Bilancio un ordine del giorno che promuove la costituzione di questa fondazione. Normativa più semplice e in linea con i migliori standard internazionali, investitori focalizzati sulle pmi e ricerca azionaria di qualità: questi ingredienti sono tutti necessari per lo sviluppo dei nostri mercati, la fondazione per la ricerca deve dunque diventare una priorità dell’azione delle istituzioni a fianco del nuovo Tuf e del Fnsi.
Casagrande. Concordo. La reputiamo un’iniziativa molto utile per avvicinare gli investitori istituzionali italiani ed esteri verso società italiane con capitalizzazione inferiori e poco conosciute. Ad oggi in Italia, al di fuori del Ftse Mib, cioè dei principali 40 titoli del listino italiano, ci sono oltre 300 titoli quotati la cui copertura da parte di ricerca esterna o indipendente è piuttosto limitata, sia in termini di società coperte da una ricerca dedicata, che in termini di numero di analisti che seguono tali coperture.
D. Che cosa può aiutare a far ripartire le ipo in Italia?
Manetti. Iniziative di sistema come il Fnsi possono svolgere un ruolo determinante. Accanto a questi strumenti, è necessario però un quadro regolamentare che consenta flessibilità nella governance e un ecosistema fatto di intermediari specializzati, ricerca di qualità e dialogo continuo tra imprese e investitori. Solo così la Borsa può tornare ad essere attrattiva per le pmi e diventare un vero motore di crescita industriale. (riproduzione riservata)