Le pmi italiane vedono l’accesso al mercato dei capitali come un’opportunità per crescere, innovare e essere più competitive (con benefici in termini di governance, accesso al credito e credibilità internazionale) ma allo stesso tempo hanno difficoltà a fare il salto, spesso per problemi culturali (con resistenze all’apertura del capitale e alle regole di trasparenza più stringenti) e dimensionali. È il quadro in chiaroscuro che emerge dal primo rapporto dell'Osservatorio «Pmi e Mercato dei Capitali», istituito da Consob e CeTIF - Università Cattolica.
Tra il 2023 e la prima metà del 2025 sono 62 le pmi approdate sul mercato azionario, ma nello stesso periodo sono 86 quelle uscite dalla Borsa: un saldo negativo di 24 unità e con una perdita complessiva di oltre 44 miliardi di euro di capitalizzazione.
Altro aspetto da non sottovalutare è il fatto che le pmi quotate (lo 0,14% delle 120 mila pmi considerate nello studio) sono caratterizzate da «una presenza nei settori tecnologici e scientifici e di conseguenza un più forte orientamento all'innovazione, alla competitività e alla crescita».
Le cause principali del delisting sono tre: «Scarsa liquidità, valutazioni non allineate ai fondamentali e crescente attrattività del private equity, capace di offrire premi significativi e maggiore flessibilità gestionale». Al contrario «il ritorno dei flussi positivi nei Pir (Piani Individuali di Risparmio), l'avvio del Fondo Nazionale Strategico Indiretto (oltre 1 miliardo dal 2026), la riduzione dei tassi e un miglioramento atteso degli utili durante il 2026» potrebbero riportare capitali verso le pmi.
Più in generale il report suggerisce che per aumentare l’accesso delle pmi alla borsa e di conseguenza la competitività di Piazza Affari serve «aumentare la presenza di investitori istituzionali, inclusi fondi pensione e assicurazioni; sostenere e stabilizzare strumenti come Pir ed Eltif (European Long Term Investment Fund), che hanno già dimostrato efficacia nel canalizzare risparmio verso le pmi; favorire la crescita dimensionale delle imprese per aumentarne l'attrattività sui mercati; rafforzare gli standard di qualità all'ingresso, per incrementare la reputazione del mercato; supportare la formazione degli imprenditori, soprattutto nei primi anni successivi alla quotazione». (riproduzione riservata)