Potrebbe aprirsi un «corridoio Trump» per le compagnie europee rimaste al palo in Venezuela, impossibilitate in forza del veto Usa a recuperare i crediti accumulati nei confronti di Pdvsa, la compagnia nazionale del Paese sudamericano. Si tratta di cifre a nove zeri, tre miliardi di dollari nel caso di Eni e altrettanti per Repsol. Per ora sono soltanto indiscrezioni e qualsiasi voce di possibili spiragli in Venezuela per Eni e le altre compagnie europee è maneggiata con estrema cautela, perché gli equilibri sono appesi a un filo. Ma secondo fonti di mercato, in questi giorni le big oil europee starebbero guardando alla possibilità di tornare a essere compensate con carichi di greggio a fronte del gas ceduto a Pdvsa per i fabbisogni del mercato domestico venezuelano.
Di certo al momento c’è solo che la pressione statunitense sul petrolio di Caracas si sta facendo sempre più forte. Secondo Reuters, Chevron - l’unica compagnia Usa rimasta operativa nel Paese - vuole potenziare le licenze produttive. L’amministrazione Trump intende assicurarsi a stretto giro prime forniture dai 30 ai 50 milioni di barili di petrolio venezuelano per un controvalore stimato in due miliardi di dollari. E alla Casa Bianca sarebbero iniziati i colloqui con grandi trader di materie prime, come Vitol e Trafigura. In particolare, Vitol avrebbe già ottenuto un’autorizzazione preliminare per avviare negoziati legati all’importazione e all’esportazione di greggio venezuelano, secondo quanto riferito da fonti industriali. La licenza non equivale a un via libera operativo pieno, ma consente di strutturare i flussi commerciali sotto supervisione statunitense.
Sempre secondo le stesse fonti, anche Trafigura rientra tra i soggetti con cui Washington starebbe valutando possibili canali per la commercializzazione del petrolio venezuelano, confermando un approccio selettivo basato su licenze mirate e non su una riapertura generalizzata del mercato.Oggi, invece, sono attesi i manager dei principali gruppi energetici, come Exxon Mobil.
Sullo sfondo iniziano a muoversi operatori internazionali, anche dall’India, che hanno segnalato la disponibilità a valutare il ritorno sul petrolio di Caracas, una volta chiariti i profili regolatori e le condizioni di acquisto imposte dagli Stati Uniti. In particolare, raffinerie asiatiche con capacità di lavorazione di greggi pesanti hanno indicato che il greggio venezuelano resta tecnicamente appetibile, ma solo in presenza di licenze chiare e continuità nei flussi. (riproduzione riservata)