Nonostante i nuovi casi giornalieri globali di Covid-19 siano risaliti a livelli record, principalmente a causa di una forte ricaduta in alcuni Paesi emergenti e densamente popolati, la situazione nei Paesi sviluppati sembra ora sotto controllo. Secondo gli analisti di Decalia, sebbene vi sia la possibilità che l'Europa elimini gran parte delle restrizioni prima di luglio, la situazione mondiale rimarrà impegnativa finché il virus continuerà a diffondersi.
Per quanto riguarda le implicazioni sul contesto economico, gli analisti ritengono che la crescita globale rimarrà tutto sommato solida, anche se disomogenea, trainata principalmente da un'economia statunitense ruggente e da un settore manifatturiero in piena espansione. L'attività dei servizi mostra resilienza nonostante i lockdown, con una dinamica in miglioramento, e l'Europa sembra essere destinata ad accelerare nettamente nel terzo trimestre con la riapertura dell'economia e il recupero dei servizi. Al momento, gli analisti di Decalia non si dicono preoccupati dal rallentamento del momentum della Cina, poiché deliberatamente orchestrato dai policymaker per riportare la crescita del credito in linea con quella del pil nominale. La situazione nella maggior parte delle altre economie emergenti è invece più impegnativa e rimarrà un motivo di preoccupazione, fino a quando la pandemia non sarà sotto controllo.
Per quanto riguarda i tassi di inflazione, in generale sono in aumento a causa degli effetti di base. “Ci aspettiamo che sia solo una traiettoria transitoria, con un ritorno a una tendenza più contenuta dopo l'estate. Detto questo, i rischi restano orientati al rialzo, data la posizione accomodante nei mercati sviluppati ed i rischi di deprezzamento delle valute nella maggior parte dei mercati emergenti. A proposito delle banche centrali, temiamo che la Bce possa presto apparire meno dovish della Fed, dal momento che quest'ultima ha deliberatamente scelto di rimanere attendista”, sottolineano da Decalia.
Sui mercati, le performance da metà marzo, sia tra le diverse classi di attivi che al loro interno, sono state generalmente positive e meno polarizzate. Il reflation trade ha preso fiato dopo la grande corsa iniziata a novembre e, secondo gli analisti, una seconda fase potrebbe cominciare presto, quando l'Europa (e le economie emergenti) riapriranno. Nel frattempo, la dinamica molto positiva, che combina una forte ripresa degli utili, condizioni finanziarie storicamente favorevoli, un'accelerazione dei vaccini, abbondante liquidità, solidi bilanci aziendali e familiari ed aspettative di domanda repressa, rimane in atto, spingendo al ribasso il premio per il rischio azionario. “L'eccessivo ottimismo rappresenta un rischio ma, di per sé, non dice nulla su quando i mercati vireranno. "A nostro avviso", proseguono, “al di fuori di qualche segmento specifico che scambia a multipli estremi, le valutazioni non sono eccessive. In ogni caso, dati gli attuali bassi livelli di volatilità, stiamo di nuovo considerando strategie di copertura tattica su base opportunistica”.
Nel complesso, “manteniamo un approccio pro-rischio nella nostra asset allocation. In particolare, continuiamo a preferire le azioni alle obbligazioni. Negli ultimi mesi, abbiamo ristrutturato la nostra allocazione azionaria, aggiungendo attivi satellite selettivi al fine di riequilibrare i bias di settore e stile verso un posizionamento più ciclico, in modo che i portafogli siano in grado di resistere meglio ad ulteriori rotazioni di mercato tipiche di un contesto reflazionistico. Nel reddito fisso, manteniamo una duration target contenuta, affiancata da un sovrappeso relativo del credito”, sottolineano gli esperti di Decalia, che confermano il sottopeso sull'oro, poiché ritengono che il rialzo dell'inflazione sarà di breve durata, e mantengono un approccio prudente a breve termine sul dollaro, dato che “il suo vantaggio relativo in termini di tassi e di crescita non durerà per sempre, mentre il deficit gemello degli Stati Uniti resterà probabilmente un ostacolo”.
Gli esperti si dicono cauti sulle valute emergenti (al di fuori dell'Asia), i differenziali di rendimento e la relativa convenienza non sono sufficienti a compensare i rischi intrinseci. Al contrario, le prospettive del dollaro australiano sono definite “più incoraggianti”, e la valuta “è relativamente a buon mercato, offre il tasso decennale più elevato tra gli emittenti AAA, vanta solidi fondamentali strutturali e può continuare a beneficiare dell'aumento dei prezzi delle materie prime”. (riproduzione riservata)