Cosa sta succedendo attorno a Pirelli? Martedì 25 il titolo del colosso degli pneumatici si muove in controtendenza a Piazza Affari con un calo di oltre l’1% ed è il peggiore del Ftse Mib. Tutto questo alla vigilia di quello che si preannuncia come un consiglio di amministrazione cruciale.
Il socio di maggioranza relativa di Pirelli, Sinochem, è cinese, e, oltre a rientrare tra le società impattate dai dazi americani, la società della Bicocca deve guardarsi da nuova normativa Usa, in quello che è un mercato chiave per il gruppo. Entrata in vigore la settimana scorsa, colpisce il comparto auto vietando la vendita o l'importazione di veicoli connessi che utilizzano hardware o software di aziende legate alla Cina o alla Russia. Mercoledì 26 il cda, chiamato ad approvare il bilancio 2024, porterà anche questo tema sul tavolo.
Si tratta di una questione che potrebbe anche cambiare il destino dell’azienda, considerando che il socio di maggioranza relativa, il colosso cinese Sinochem, detiene attualmente il 37% di Pirelli. Secondo diverse indiscrezioni di stampa, la tensione tra il management del gruppo e gli azionisti cinesi sarebbe altissima e l’ipotesi di una possibile rottura tra le due parti è concreta: o Sinochem accetta di ridurre la sua partecipazione o addirittura esce dal capitale di Pirelli, oppure lo scontro diventa inevitabile, con conseguenze difficili da prevedere.
La normativa statunitense che fa paura alla società italiana degli pneumatici è entrata in vigore il 17 marzo e vieta l’importazione e la vendita negli Stati Uniti di veicoli connessi che utilizzano software o hardware legati a entità cinesi o russe. Per Pirelli, questo si traduce in una minaccia diretta al suo business, considerando che il mercato americano rappresenta circa il 40% del segmento ad alto valore per il gruppo. Il rischio è che l’adozione della tecnologia Cybertyre – che consente agli pneumatici di dialogare con i sistemi di controllo delle auto tramite sensori e algoritmi – venga bloccata negli Usa, mettendo a repentaglio il suo sviluppo e la sua espansione in un mercato cruciale.
Pirelli ha sempre puntato a rafforzare la propria posizione nel settore automobilistico globale, in particolare con l’introduzione di tecnologie innovative come quella dei «pneumatici intelligenti». Tuttavia, senza una soluzione per aggirare la nuova legge statunitense, la società rischia di essere emarginata dal mercato più grande al mondo, il che potrebbe avere pesanti ripercussioni su tutta la sua strategia industriale.
Il tema del controllo della società è delicato. I soci cinesi sono da tempo al centro di un acceso dibattito sulla governance del gruppo. Nonostante Sinochem possieda una partecipazione significativa, non ha la maggioranza assoluta in assemblea, grazie anche all’affluenza elevata degli azionisti durante le ultime assemblee (circa l'80%). Tuttavia, la situazione potrebbe evolversi in modo complesso, specialmente se la frattura tra i soci dovesse ampliarsi.
I manager italiani, in particolare il vicepresidente esecutivo Marco Tronchetti Provera (con la sua Camfin al 26,04% di Pirelli), sono determinati a evitare che la presenza cinese limiti la capacità di Pirelli di operare liberamente, soprattutto negli Stati Uniti. E a questo proposito, alcune indiscrezioni parlano di una crescente pressione da parte del governo italiano per utilizzare gli strumenti del Golden Power, che potrebbero limitare ulteriormente il controllo di Sinochem sulla società. Lo strumento di controllo statale potrebbe essere attivato per regolare le partecipazioni strategiche e la gestione di Pirelli, specialmente alla luce dei rischi legati alla sicurezza dei dati sensibili raccolti dalla tecnologia Cybertyre.
Il management di Pirelli sembra determinato a trovare una soluzione, ma non esclude il conflitto. Se Sinochem dovesse rimanere fermo sulla sua posizione, il management potrebbe avanzare con una proposta di ristrutturazione della governance, con maggiori restrizioni sul controllo cinese, oppure potrebbe cercare nuovi partner istituzionali disposti a subentrare o a rafforzare la loro partecipazione, come già suggerito da alcune voci di mercato.
Secondo gli analisti di Mediobanca, nonostante la nuova normativa statunitense non abbia impatti immediati sulle vendite di Pirelli, le implicazioni a lungo termine sono significative. In un contesto di crescente rivalità commerciale tra Stati Uniti e Cina, è probabile che i due principali azionisti della società debbano trovare un compromesso sul controllo e sulla governance, per evitare rischi legati alla perdita di quote di mercato, in particolare in uno dei Paesi più strategici per il settore auto. (riproduzione riservata)