Francia e Spagna crescono di più della locomotiva tedesca. La pandemia prima, e le crisi economia causata dalla guerra in Ucraina dopo, hanno contribuito a sovvertire i numeri e le percentuali che solitamente hanno descritto le economie europee. Da prima economia del blocco, la Germania è stata la prima dei 27 a scivolare in recessione all’inizio del 2023 e la situazione non è migliorata nel secondo trimestre dell’anno.
La Germania è riuscita a malapena a uscire dalla recessione invernale nel secondo trimestre del 2023, con il pil che ha registrato una crescita zero tra aprile e giugno (-0,2% anno su anno), dopo essere diminuito dello 0,4% e dello 0,1% durante i due trimestri precedenti. Gli analisti si aspettavano un rimbalzo dello 0,3% nel secondo trimestre. A giudicare dai dati mensili disponibili e dai commenti dell'istituto statistico, sono stati soprattutto i consumi privati ad aiutare l’economia tedesca ad evitare un prolungamento della recessione invernale.
Guardando al futuro, gli analisti di Ing ritengono che gli indicatori del sentiment pubblicati di recente non saranno di buon auspicio per l’attività economica nei prossimi mesi. «In effetti, il debole potere d’acquisto, l’assottigliamento del portafoglio ordini industriale, nonché l’impatto della stretta monetaria più aggressiva degli ultimi decenni e il previsto rallentamento dell’economia statunitense depongono a favore di un'’attività economica debole». Oltre a questi fattori ciclici, secondo gli esperti, la guerra in corso in Ucraina, i cambiamenti demografici e l’attuale transizione energetica peseranno strutturalmente sull'economia tedesca nei prossimi anni.
Il pil francese è cresciuto dello 0,5% nel secondo trimestre, significativamente al di sopra delle aspettative di consenso dello 0,1%. «Ciò è stato sorprendente», commentano gli analisti di Ing facendo riferimento ai disordini sociali nel trimestre e gli indicatori di sentiment piuttosto sottotono. La crescita della Francia è interamente dovuta alla domanda esterna, con le esportazioni in crescita del 2,6%, mentre le importazioni sono cresciute dello 0,4% sul trimestre. La ripresa dell’industria automobilistica ha probabilmente stimolato le esportazioni, anche se c’è stata anche la consegna di una nave da crociera, che ha spinto al rialzo le esportazioni di mezzi di trasporto dell’11,2% dopo una crescita del +1,8% nel primo trimestre. Inoltre, la continua riapertura delle centrali nucleari ha reso la Francia di nuovo un esportatore netto di elettricità.
In Francia inoltre prosegue, anche se un po’ a rilento, il trend disinflazionistico: l’inflazione dei prezzi al consumo è scesa al 4,3% a luglio dal 4,5% di giugno. L’inflazione francese rimane superiore alla media dell’eurozona, sulla scia di una diversa dinamica dei prezzi dell’energia (poiché i prezzi sono stati limitati in Francia lo scorso anno, l’impatto al ribasso dei prezzi di mercato più bassi è meno pronunciato in Francia rispetto ad altri paesi), la tendenza è al ribasso.
La crescita economica in Spagna è leggermente rallentata nel secondo trimestre ma è rimasta robusta (+0,4%), grazie alla forza dei consumi delle famiglie. Il tasso del secondo trimestre è inferiore di 0,1 punti rispetto a quello del primo trimestre, rivisto al ribasso dallo 0,6% allo 0,5%. Ciò non toglie però che il Paese si trovi in una posizione favorevole per raggiungere l’obiettivo di crescita del 2,1% fissato dal governo nel bilancio 2023. L’inflazione ha raggiunto il 2,3% su base annua a luglio in Spagna, in leggero rialzo rispetto al dato di giugno a causa in particolare di un rimbalzo dei prezzi del carburante. (riproduzione riservata)