Che emozione rivedere il Ftse Mib tornare ai livelli del 2008. All’epoca, l’indice principale di Piazza Affari stava crollando, nel pieno della crisi finanziaria globale. Ma venerdì 30 giugno, dopo sei mesi di allunghi e frenate, il Ftse Mib ha toccato quota 28.272, che aveva visto 15 anni fa, con un rialzo di oltre il 19% in sei mesi.
Se si va a guardare ai minimi di inizio ottobre 2022, l’indice, composto per lo più da banche, gestioni di patrimoni, gruppi assicurativi e titoli del lusso, è balzato di circa il 32%. Nello stesso arco temporale l’indice Star, che raggruppa parte del settore industriale italiano, ha guadagnato attorno al 12%. Andando invece più indietro nel tempo, a gennaio 2022, poco prima dell’invasione della Russia in Ucraina, emerge come il livello del Ftse Mib fosse poco sotto all’attuale, mentre da allora lo Star ha perso il 27% circa.
Dei 230 titoli di cui è composto il segmento Mta di Piazza Affari, che raccoglie sia Ftse Mib, sia Star, ve ne sono un’ottantina, oltre un terzo, in rosso dai minimi di ottobre dello scorso anno, a confermare un rally concentrato su alcuni settori e che ha lasciato indietro società ancora in calo, fino a oltre il 50%. Il punto è capire se chi non ha ancora corso può iniziare a farlo nel secondo semestre del 2023, oppure se resteranno vincenti i titoli che hanno già fatto avanzare Piazza Affari.
Secondo gli analisti di Bloomberg Intelligence Unit, un punto a favore dell'Europa è che le performance positive dei titoli sono distribuite in maniera più ampia che negli Stati Uniti. Mentre 15 delle maggiori società hanno trainato l'86% dei rendimenti nel mercato azionario statunitense, lo stesso numero di titoli in Europa ha rappresentato solo il 39%, hanno calcolato gli strategist di Goldman Sachs. Quando borse europee vanno in rally grazie a un gruppo ristretto di titoli, i rendimenti dei successivi 12 mesi per l'indice aggregato sono positivi in oltre due terzi dei casi.
Esiste anche un tema di vendite allo scoperto e di coperture, come spiega Lorenzo Batacchi, membro Assiom Forex: «Per paura di una recessione causata dal rialzo dei tassi delle banche centrali», dice, «aggravata da notizie come il fallito golpe in Russia, il mercato si muove tendenzialmente con un sentiment negativo che favorisce le vendite allo scoperto. Poi gli investitori devono ricoprirsi e parte il rimbalzo, che nel frattempo è diventato un rally vero e proprio».
Quali settori possono andar bene ora? «L’energy è negativo, food and beverage. Lo stesso, sullo Eurostoxx 600, basic resources e real estate. Chi è andato molto bene, invece, sono travel and leisure (+25% da inizio anno), retail (+24%), financial (+10%, compresi i dividendi +16%)», spiega Batacchi. L’esperto nota come alcuni di questi settori continuano a registrare costanti volumi di acquisti sugli Etf, dai viaggi alle banche, e sono segnali positivi per i prossimi mesi. «Le materie di base e l’energia faranno fatica quest'anno, con l'incognita della crescita in Cina sempre viva. A Piazza Affari i grandi nomi dello Star sono stati venduti per timore di una recessione alle porte, temo che le mid and small cap non saranno il tema del 2023. Soffre anche il Russell 2000, l'indice Usa delle mid cap, mentre i mercati continuano a interrogarsi sul tipo di recessione che ci potrà essere», conclude l’esperto.
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«Le banche sembravano essere le vincenti per definizione nella competizione borsistica, ma gli eventi californiani (con i relativi fallimenti) e il disastro Credit Suisse hanno interrotto il trend rialzista e soprattutto minato la fiducia nell’assioma “tassi su/utili su” per gli istituti finanziari», spiega Fabio Caldato, partner di Olympia Wealth Management. Il gestore, però, resta di questa idea e ritiene che «la fase di stabilizzazione dei prezzi potrebbe essere terminata. C’è secondo noi ancora spazio. Sul lato opposto, i timori per una recessione in arrivo non hanno frenato gli altri settori più esposti, come si sarebbe immaginato. Anche in questo caso rimaniamo coerenti con la view precedente: vi sarà un’erosione dei margini e solo alcuni titoli la stanno prezzando appieno, le small cap in particolare».
Con queste premesse, per Caldato è probabile che «assisteremo a un riequilibrio di risultati a favore di finanziari e healthcare e a sfavore di tech e industriali. Monitoriamo da vicino l’andamento dei tassi; se è vero che siamo vicini alla fine dei rialzi, il mercato potrebbe tornare a scommettere sui settori più sensibili come il real estate, oltre che continuare a premiare le utilities».
L'apertura della Cina, gli investimenti nell’edilizia e i profitti elevati nel settore bancario sono solo alcuni dei principali fattori che spingono gli acquisti sui listini italiani, nella lettura di Gabriel Debach, market analyst di eToro. Settori invece come «l'immobiliare, più sensibili ai movimenti dei tassi e il settore farmaceutico, che sta affrontando una difficile fase di confronto post-Covid, riportano invece ancora sofferenze».
L’analista non ritiene che gli eventi recenti abbiano apportato vere novità o catalizzatori ai mercati, «a eccezione forse del tentato golpe russo, le cui conseguenze sono ancora da definire. È noto che né la Fed né la Bce hanno ancora raggiunto il tasso terminale nella loro politica monetaria, mentre la crescente tensione tra gli Stati Uniti e la Cina sembra destinata a generare volatilità nei mercati, poiché le due parti sono ancora lontane dall'ottenere accordi significativi».
Dai minimi di ottobre 2022, fra le blue chip solo Diasorin, Nexi, Tenaris e FinecoBank hanno registrato una performance negativa, «a causa di un contesto sfavorevole per i loro settori di attività. Tuttavia questa situazione potrebbe attenuarsi nel tempo, offrendo opportunità agli investitori. Nel settore bancario potrebbe invece verificarsi un rallentamento della crescita a causa delle minori prospettive di aumento dei margini d'interesse e degli effetti negativi dei rialzi dei tassi di interesse sulle concessioni di credito».
Enel, con una discesa circa del 14% dal 2022, «rappresenta un player da tenere d'occhio, considerando le incertezze legate al cambio di management e l'incessante spinta europea verso le fonti rinnovabili».
Entrando nello specifico del settore finanziario, Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, nota come guardando alle performance a 18 e a nove mesi «i vincitori sono le grandi banche: Banco Bpm, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bper Banca e Mediobanca, i gruppi che hanno mostrato le performance migliori sia dall’1 gennaio 2022 sia dal 3 ottobre 2022». Hanno sottoperformato invece le banche di dimensioni minori (Fineco, Illimity, Banca Profilo, Banca Ifis). Tra gli industriali sono andati «bene i grandi brand italiani (Ferrari, Piaggio, Brembo), il lusso (Moncler e Brunello Cucinelli) e il settore della difesa con Leonardo».
Per quanto riguarda il secondo semestre, Diodovich crede che soprattutto nei primi mesi si continuerà con «acquisti sui comparti che hanno fatto bene anche nei mesi precedenti». E mantiene in portafoglio il settore bancario con Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Banco Bpm e Unicredit. Nonostante un aumento dei costi di rifinanziamento e una riduzione della redditività (per il possibile aumento dei costi sui conti deposito), l’analista ritiene che il settore bancario abbia ancora spazio per produrre profitti nel secondo semestre e si aspetta una nuova ondata di consolidamento nel comparto. Un altro titolo che considera molto interessante è StM, «che potrebbe seguire l’onda positiva del settore tecnologico Usa e dell’AI. Da diminuire, invece, per IG Italia, «l’esposizione sul settore farmaceutico (Recordati, Diasorin) e sul comparto industriale». (riproduzione riservata)