Le small cap di Piazza Affari si sono rivalutate più delle blue chip. Se si confronta la performance dall'inizio dell'anno con la variazione delle stime per l'esercizio 2025 nello stesso periodo, i titoli del Ftse Mib hanno registrato un re-rating del 32,7% (+30% un mese fa), mentre le mid cap si sono rivalutate del 26% e le small cap del 36,2%. Lo sottolinea Andrea Randone, head of mid small cap research di Intermonte.
Elica, Notorious Pictures, Tinexta, Reway Group e Seco le star del mese con performance dal 59% al 250% (si veda la tabella sotto). Sulla base del multiplo prezzo/utile, il panel è scambiato con un premio del 23% rispetto alle large cap, solo di poco superiore al premio medio storico (21%) ma inferiore al livello di un mese fa (26%). E se nell'ultimo mese le revisioni delle stime di utile per azione sono state positive per i titoli a grande capitalizzazione (+1,5/+0,5% sugli eps 2025/2026), nel caso delle mid-small cap sono rimaste pressoché invariate per il 2025 e sono state ridotte dell’1% quelle per il 2026.
Inoltre Randone nota che la liquidità delle large cap nell'ultimo mese è stata superiore del 20,8% rispetto allo stesso periodo di un anno fa e in rialzo del 33% da inizio anno. Il quadro è in miglioramento anche per le mid cap, mentre è più debole per le small cap: in particolare, dall’inizio di gennaio, la liquidità è aumentata del 31,2% su base annua per le prime, ma è diminuita del 10,3% per le seconde (anche se il dato è leggermente penalizzato dai riposizionamenti dell'indice).
Nell’ultimo mese le società a media e bassa capitalizzazione hanno mostrato un trend in miglioramento anche se l'indice Ftse Italy Mid-Cap (+1,8%) ha sottoperformato dell'1,8% l'indice principale (-7,1% da inizio anno su base relativa), mentre l'indice Ftse Italy Small Caps (-3,7%) ha sottoperformato il mercato del -8,2% e ha registrato un -4,1% su base relativa da inizio anno. Dieci le best performer: Star7 (+35%), Ferragamo (+23%), Banca Ifis (+15%), De’ Longhi (+12%), Technogym (+12%), Banca Sistema (+11%), Credem (+11%), Comer (+10%), Carel Industries (+10%) e Tesmec (+8%).
«Nel corso dell’ultimo mese, il Ftse Mib ha registrato una buona performance, grazie ancora una volta alle banche, ampliando ulteriormente la sovraperformance delle large cap rispetto alle mid e small cap. Riteniamo che questa tendenza possa invertirsi nel 2026, sostenuta dalle aspettative di un miglioramento dell’earnings momentum dopo l’incertezza legata a dazi, forex e altre problematiche nel 2025, e grazie a uno scenario di ulteriori tagli dei tassi e di una riduzione del risk premium dell’Italia», prevede Randone che vede opportunità interessanti nel settore tecnologico, che ha registrato una performance debole nel 2025, ma include eccellenti aziende che stanno guidando la digitalizzazione in Italia lungo diverse parti della catena di valore.
«Riteniamo che si possano trovare storie convincenti nei segmenti consumer e industrial, con aziende che si sono affermate a livello internazionale grazie alla qualità dei loro prodotti e all’affidabilità associata ai loro brand. Pensiamo che il settore media possa essere riscoperto poiché tratta a multipli a livello di free cash flow molto interessanti. Tra i catalyst positivi segnaliamo, infine, che il Fondo nazionale strategico indiretto sta finalmente entrando nella fase operativa con i primi fondi approvati da Banca d’Italia e Consob, aprendo la strada all’adesione di altre società di gestione. In definitiva», conclude Randone, «potrebbero essere coinvolte circa dieci società di gestione, con una dotazione complessiva pari a 700 milioni-1 miliardo di euro».
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