Aprile amaro per il mercato azionario italiano (-7,7%). Ma l'indice Ftse Italy Mid-Cap (-6,6%, prezzi al 17 aprile) ha sovraperformato quello principale dell’1,1%; ancora più ampia (+4,3%) la forchetta con l’indice Ftse Italy Small Caps. Tre le migliori Mid & Small Cap del mese (si vedano le tabelle sotto): Seri Industrial (+24%), Talea Group (+21%) e Igd (+10%). Ferragamo (-30%), Brembo (-26%), Banca Sistema (-21%) ed Elica (-21%) le peggiori.
Mid-small cap quasi graziate del tutto anche per quanto riguarda la revisione delle stime di utile per azione. Infatti, si legge nel report mensile di Intermonte, le modifiche hanno riguardato soprattutto le large cap (-5%/-5,3% sugli eps 2025/2026) e, in particolare, player del settore industriale ed energetico. Solo un -0,9%/-0,6% per le società più piccole (Elica, Cy4gate ed Enav le più colpite), mentre in alcuni casi come per Tesmec (+592% da fine 2024), Sys-Dat (+36%), Somec (+30,1%) e Ieg (+18,2%) sono state alzate parecchio.
«Confrontando la performance da inizio 2025 con la variazione delle stime per il 2025 nello stesso periodo, vediamo che i titoli del Ftse Mib hanno registrato un re-rating del 12,4% (16,3% a marzo); le mid cap si sono rivalutate del 3,5% e le small cap del 2,1%», afferma Andrea Randone, head of mid small cap research di Intermonte. Sulla base del multiplo prezzo/utile, «il nostro panel è scambiato con un premio del 21% rispetto alle large cap, leggermente al di sopra del premio medio storico, 18%, e in linea con il livello di un mese fa».
Nell’attuale fase di grande incertezza a causa dei dazi annunciati dall’amministrazione Trump e dell’escalation delle misure contro la Cina, la liquidità dovrebbe rimanere un fattore discriminante. Quella delle large cap ad aprile è risultata superiore del 73,7% rispetto allo stesso periodo di un anno fa ed è in aumento del 42,4% su base annua. Il quadro è in miglioramento anche per le mid cap (Anima, Fincantieri, Erg e Maire le più liquide), mentre è più debole per le small cap: in particolare, da inizio gennaio è aumentata del 18,5% su base annua per le prime, viceversa per le seconde è diminuita del 2,4%.
Ciononostante, le prospettive rimangono estremamente incerte. Mentre i mercati continuano a speculare sull’entità finale dell’attuazione dei dazi, in attesa di una fase di de-escalation che pare ora essere nell’aria, alcuni settori - come l’elettronica di consumo - hanno già ottenuto esenzioni. «Questa pervasiva incertezza spinge gli investitori ad adottare un atteggiamento di avversione al rischio, che sta pesando su settori come i beni di consumo e l’industria e ha un impatto negativo sui titoli meno liquidi», avverte Randone.
Nonostante la generale volatilità del mercato, «riteniamo che le azioni italiane a media capitalizzazione continuino a rappresentare un investimento interessante (complici gli elevati rendimenti dei dividendi attesi nel 2025: Geox 20,4%, Dovalue 15,4%, Bff Bank 12,1%, Banca Ifis 10,4%, Piaggio 9,6%, ndr), anche grazie a un contesto politico interno relativamente stabile. In questo scenario, iniziative come il Fondo Strategico Nazionale, la cui operatività è prevista entro fine aprile, dovrebbero fungere da catalizzatore positivo», conclude l’esperto. Si prevede che il fondo sarà lanciato con una dotazione iniziale di circa 700 milioni-1 miliardo, di cui il 49% proveniente dal Fondo Nazionale di Investimento e il 51% da investitori privati. Ai gestori del fondo sarà concessa piena discrezionalità in materia di allocazione del portafoglio, a condizione che almeno il 70% del capitale sia investito in società quotate al di fuori dell'indice Ftse Mib, escludendo i titoli finanziari. (riproduzione riservata)
embed:
embed:
(riproduzione riservata)