Alla fine di marzo, con i mercati volatili ma ancora in sella, Piazza Affari poteva vantare 47 titoli con un rendimento da dividendo minimo atteso per il 2025 (dividend yield) sopra al 5%. Poi il crollo a causa dei terribili dazi da ritorsione del presidente Usa, Donald Trump. E ora che l’indice principale della borsa di Milano ha lasciato sul terreno il 14,5% nelle ultime tre sedute, in calo del 4% circa da inizio anno, il dividend yield non può che salire, dal momento che esprime il rapporto fra il rendimento della cedola staccata nel corso dell’anno e il prezzo di mercato.
Dopo tre sedute di pesanti rovesci, i primi tre titoli fra le società a maggior capitalizzazione hanno un dividend yield a doppia cifra, come si può vedere nella tabella sotto. Banco Bpm rende il 12,48%, Bper Banca il 10,24%, Saipem poco sopra il 10%. A seguire, poco sotto, Azimut con l’8,55%, Eni a quota 8,3%, Banca Mediolanum all’8,26%. Settima, Stellantis, con l’8,2%, ottava Intesa Sanpaolo con il 7,6%, nona Mediobanca sempre con il 7,6%, decima Poste Italiane con il 7,2%.
Fra tante pessime notizie in arrivo, fra guerre vere e guerre commerciali, quella buona è legata alla storica generosità di Piazza Affari all’interno del panorama europeo. Infatti nel 2025 la borsa di Milano è attesa distribuire oltre 41 miliardi di dividendi, in crescita del 13,5% rispetto all’anno precedente.
La grande stagione dello stacco dividendi inizia a fine aprile per concentrarsi per lo più a maggio. Certo, l’incertezza sul fronte geopolitico resta alta, a partire dal fatto che il presidente Usa, Donald Trump, ha firmato qualcosa come oltre 100 ordini esecutivi nei primi 63 giorni di governo, molti dei quali sui dazi. E che promette di andare avanti con questo ritmo, senza lasciare un attimo di respiro, per ora, ai mercati.
Alberto Villa, responsabile Equity Research di Intermonte, è positivo sul tema dei dividendi di Piazza Affari, che «passano dai 36,5 miliardi del 2024 a oltre 41 miliardi del 2025, tenendo conto che le nostre previsioni sui titoli che seguiamo riguardano oltre il 90% della capitalizzazione del mercato». David Pascucci, analista di Xtb, ricorda come il fattore dividendi debba essere considerato all’interno di un portafoglio difensivo soggetto a forte volatilità. Per l’analista, è «importante guardare al lunghissimo periodo. E scegliere titoli a larga capitalizzazione che offrono un dividend yield tra 2% e 6% potrebbe essere interessante in questa fase».
Costruire un portafoglio italiano basandosi sui dividendi non è però così semplice come potrebbe apparire, avverte Gabriel Debach, market analyst di eToro. «Nel 2025 richiede più selettività che mai», ragiona l’esperto, «in un contesto di crescita economica sotto l’1%, la priorità non è inseguire il rendimento più alto, ma capire chi potrà permettersi di mantenerlo nel tempo». Certo, gli italiani amano i dividendi. «I numeri lo confermano: molte big cap italiane, una volta aggiustate per i dividendi, mostrano performance di lungo periodo molto superiori a quelle percepite dal solo prezzo».
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