Il Ftse Mib consolida sopra la soglia di 39 mila punti e con un +13,8% da inizio anno batte il listino tedesco Dax (+13,1%). L’indice domestico non è immune dall’aumento della volatilità innescato dalla politica commerciale destabilizzante di Donald Trump. Tuttavia, il forte peso dei settori finanziario e utility, non direttamente esposti alle giravolte quotidiane sui nuovi dazi all’import americano, lo rende maggiormente equilibrato, preservandone una certa stabilità.
La stagione dei risultati 2024 si avvia alla conclusione con ottimi dati sugli utili da parte di banche e assicurazioni, mentre alcuni segmenti industriali, l’auto in particolare, l’energia e il tecnologico, hanno evidenziato una maggior debolezza. Così c’è stata una revisione al ribasso della crescita degli utili attesi per il 2025 a +1,7% dal precedente 4,2%, con una ripresa più significativa nel 2026: +9,9% (da +8,7%).
Nonostante la performance da inizio anno, le valutazioni del listino milanese rimangono contenute sulla base dei multipli p/e, intorno a 11,13 volte sul 2025 e a 10,12 sul 2026 (consenso FactSet), a sconto sia rispetto alla media storica sia rispetto all’EuroStoxx (14,26 e 12,80, rispettivamente). «Il listino milanese tratta a sconto per la sua struttura: è il più esposto, oltre il 40%, al settore finanziario che scambia sempre sotto la sua media di lungo periodo, trascinando così tutto il mercato azionario», spiega a Milano Finanza Gilles Guibout, Head of European Equities di Axa Investment Managers.
Non mancano, tuttavia, azioni che di recente hanno rivisto i loro massimi storici come Italgas e la Popolare di Sondrio (si veda la tabella sotto) o che sono a un passo dal loro record come Mediobanca, Poste, Fineco, finanziari guarda caso, Iveco, Terna e Buzzi e potrebbero toccare nuove vette. Tutte società su cui c’è consenso con raccomandazioni d’acquisto, nota Guibout. La presenza delle banche, come Intesa Sanpaolo, Mediobanca e la Popolare di Sondrio, è rilevante, tutte con posizionamenti difensivi e dividend yield interessanti, osserva Sandro Occhilupo, responsabile della gestione discrezionale di Decalia.
Beneficiano sia del consolidamento in atto sia del contesto favorevole con i tassi di interesse destinati a scendere. Di questo se ne approfittano, precisa Guibout, anche le società di risparmio gestito come Azimut, Banca Generali e Fineco, che possono guadagnare di più perché gli investitori, che avevano acquistato i bond quando i tassi erano alti, ora torneranno a investire in fondi. Anche Credem, secondo Hywel Franklin, Head of European Equities di Mirabaud Asset Management, rimane a buon mercato: il p/e a un anno è pari a 8 con un rendimento del 5%. Inoltre, la banca ha dimostrato di saper guadagnare quote di mercato in queste fasi in cui gli investitori rivolgono la loro attenzione alla qualità. E ha più volte sovraperformato i competitor, pur mantenendo una forte disciplina nella gestione del rischio. «Riteniamo che la prosecuzione di questa tendenza possa essere sufficiente affinché le azioni continuino a performare bene», prevede Franklin.
Tra i titoli non finanziari, Iveco beneficerà della vendita della divisione difesa, valorizzata dal mercato come asset indipendente in un settore in forte espansione. Anche Lottomatica resta promettente: la crescita del canale online, le sinergie da acquisizioni recenti e la possibilità di ulteriore consolidamento del mercato italiano sostengono un percorso di crescita ancora interessante, sostiene Occhilupo. Visto il recente rally, c’è il rischio di un consolidamento su questi titoli che rimangono, però, delle «convinzioni» nei rispettivi segmenti.
Società come Leonardo, Fincantieri e Avio, aggiunge Guibout, sono destinate a performare ancora bene grazie al piano di riarmo in Europa. Così come Cementir, Buzzi e Lu-Ve si avvantaggeranno del maxi piano da 500 miliardi di euro per le infrastrutture della Germania, oltre che di un’eventuale ricostruzione in Ucraina.
Al tema investimenti sono legate anche due utilities come Terna e Italgas «che continua a distinguersi per la solidità degli utili e la generosa distribuzione agli azionisti: il free cash flow generato negli ultimi 12 mesi rappresenta quasi il 20% della capitalizzazione di mercato, un livello tra i più alti del settore», precisa Gabriel Debach, market analyst di eToro. Il dividend yield supera il 6% e i margini operativi sono tra i più alti tra le utility europee. I multipli, pur non più scontati rispetto ai peer, restano inferiori alla media storica decennale.
Anche Cementir è interessante, sostenuto da una struttura patrimoniale tra le più solide del settore (leva a 0,6 volte l’ebitda), da una redditività operativa elevata e da un piano industriale ambizioso ma credibile. Il gruppo, ricorda Debach, ha presentato una guidance 2025 con un fatturato atteso a 1,75 miliardi (+6%) e un ebitda a 415 milioni (+3%), in accelerazione dal 2026 grazie al ramp-up della nuova linea in Egitto e a un possibile recupero della valuta in Turchia. Un titolo ciclico, ma con una visione strutturale ben definita e flessibilità strategica.
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