Equita resta moderatamente positiva sui mercati azionari. A fronte di una crescita dell’economia globale attesa almeno sugli stessi livelli del 2025 (+3%), con la possibilità di una sorpresa al rialzo rispetto alle stime del mercato (sconta un rallentamento) grazie a politiche fiscali espansive, svolta industriale in Germania e livelli dei tassi d’interesse reali bassi e/o negativi, Luigi De Bellis, co-direttore generale e responsabile ricerca della sim, vede un «super ciclo finanziario», sostenuto dall’allineamento tra politiche monetarie, fiscali e regolatorie e da una discontinuità tecnologica di portata storica, «con un rialzo dei mercati sempre più diffuso e partecipato».
Il che apre opportunità nei settori ciclici, nel comparto consumer più penalizzato e in quelli che hanno registrato le performance peggiori negli ultimi tempi, come l’healthcare. Alla base di questa view ci sono una crescita degli utili societari favorevole nel 2026, soprattutto per l’Italia (eps +11% vs +9% per Ue e +14% per Usa); valutazioni a forte sconto (p/e 2026 dell’Italia a 13x vs una mediana di 11,1x; 15x Ue e 22x Usa) con spazio per un ulteriore re-rating, anche se più contenuto rispetto al 2025.
Multipli compressi per il mercato azionario italiano nonostante l’accelerazione attesa della crescita degli utili (+11%) e il dividend yield elevato (4,5%). Infatti, se nel 2025 le società italiane coperte da Equita (oltre il 95% della capitalizzazione) dovrebbero registrare una flessione del 4% degli utili netti rettificati a 72,1 miliardi (colpa degli industriali con Stellantis in testa e dei tmt con Stm), guardando al 2026, «prevediamo un rimbalzo degli utili a 80,1 miliardi, sostenuto dal recupero degli industriali e dei tmt con un +50% e +45%, rispettivamente, grazie ai minori venti contrari derivanti dai dazi e dal dollaro. I finanziari saranno ancora di supporto con un +7% e ci sarà un contributo positivo del 9% sia dei beni di consumo sia dell’healthcare».
In quest’ottica le mid-small cap italiane appaiono particolarmente interessanti: sottovalutate, nel 2026 potrebbero beneficiare del Fondo nazionale strategico di Cdp, dell’effetto positivo del ciclo tedesco e di un contesto di prezzi dell’energia strutturalmente più bassi, spiega De Bellis. In particolare, sono sei le best picks (si veda la tabella sotto) scelte in questo segmento: Danieli rnc perché «favoriamo titoli con una maggior resilienza operativa, visibilità o che possono beneficiare di un recupero ciclico» come Interpump, poi Intercos, Lu-Ve, che offre una valutazione ancora interessante mentre il mercato valuta se la sottoperformance dei titoli percepiti come potenziali «AI loser» sia giustificata, Moltiply, ingiustamente penalizzata nel 2025, e SeSa.
Il tema AI, pur rappresentando un driver strutturale di crescita, avverte l’esperto, comporta rischi di breve: la monetizzazione non è ancora chiara e un eventuale «air pocket» può pesare sui titoli italiani più esposti direttamente e indirettamente (Prysmian, Stm, Technoprobe, Reply, Carel, Sesa, Moltiply, Cembre, Lu-ve e Dba) e di riflesso, sugli indici. «Per questo motivo, è ragionevole mantenere un buffer di liquidità: non come scelta difensiva, ma come leva tattica per cogliere opportunità in caso di eventuali correzioni legati a questi rischi», precisa De Bellis.
Nel portafoglio raccomandato sono sei anche le blue chip best picks: Bper, con il settore bancario, su cui la sim resta sovrappesata, che tratta a un p/e 2026 di 11x e offre un dividend yield del 7,5%, FinecoBank nel risparmio gestito (dividend yield del 5%), Diasorin e Recordati nell’healthcare, che ha sofferto nel 2025 a causa dei tagli al budget del sistema sanitario Usa, dei dazi e della svalutazione del dollaro e ora può recuperare, Enel anche se Equita ha una posizione neutrale sul settore delle utility come sul lusso, e Stm: «il nostro posizionamento sul tech è costruttivo. Il 2026», prevede De Bellis, «dovrebbe segnare una fase di maggior selettività del mercato che guarderà con maggior spirito critico la capacità di finanziare e realizzare gli investimenti annunciati e comincerà a verificare il successo dei progetti di monetizzazione dell’AI sia nel mondo consumer (penetrazione degli smart glass, ciclo di rinnovo di smartphone/pc con funzionalità AI) che corporate».
Naturalmente, oltre alle best picks, nei settori sopra citati ci sono altri titoli preferti da Equita per il 2026. Intesa e Credem tra le banche tradizionali, nel risparmio gestito Banca Mediolanum, mentre nel settore assicurativo (posizione neutrale), che dovrebbe continuare a beneficiare di un’elevata visibilità sulla remunerazione degli azionisti e trend positivi: il comparto Vita dovrebbe beneficiare di una raccolta positiva e stabilizzazione dei tassi e il Danni di condizioni di pricing positive, Poste e Unipol. Negli specialty finance, Banca Ifis.
Tra le utility Italgas e Hera tra le large cap e Acea tra le small. Nel settore energy, continua De Bellis, «siamo leggermente sovrappeso, con una preferenza per titoli di qualità e con buona visibilità come Tenaris, Eni, Maire. Nel primo semestre del 2026 l’aumento dei volumi Opec+ e dei livelli di scorte rappresentano fattori di pressione per i prezzi del Brent, ma la produzione effettiva sotto quota segnala una spare capacity più ridotta del previsto, supportando lo scenario nel medio termine. Il recente ripensamento della Iea sulla crescita della domanda nel medio/lungo termine potrebbe segnare un punto di svolta nella narrativa del settore, riaprendo spazio a un re-rating del comparto attualmente sconto del 20% sullo Stoxx600. I fondamentali suggeriscono prezzi deboli», avverte l'esperto, «ma sono già in buona parte scontati dal mercato. Geopolitica e solidi margini di raffinazione restano fattori di supporto nel breve».
Non tratta a sconto, ma a premio (p/e adjusted 2026-2027 di 25-23x contro una media storica di 23,8x) il settore del lusso per cui la sim si aspetta comunque una crescita aggregata del 5,6% quest’anno, poco sopra la stima del consenso (+5,2%), da -1% del 2025, ipotizzando un’accelerazione, seppur leggera, della spesa americana e un recupero forte di quella cinese. Moncler e Brunello Cucinelli le azioni su cui puntare.
E se nel settore della difesa Leonardo resta un must, indipendentemente dalla conclusione della guerra in Ucraina, alla luce degli accordi Nato per portare la spesa militare al 3,5% del pil entro il 2035, De Bellis suggerisce un approccio selettivo nel settore industriale, privilegiando società con un’elevata esposizione agli investimenti infrastrutturali e una presenza significativa sia negli Stati uniti, che beneficiano del ciclo di allentamento monetario della Fed, sia in Europa, anche in relazione ai temi della ricostruzione post-bellica (Buzzi, Webuild).
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