È l’anno del Ftse Mib. Nella settimana appena trascorsa l’indice principale di Piazza Affari ha superato quota 30 mila punti, un livello che non si vedeva dal giugno del 2008, quando subì l’onda d’urto del default di Lehman Brothers. Venerdì 8 dicembre viaggiava in area 30.400 punti, con un rialzo del 26% da inizio anno, del 33% compresi i dividendi. Negli anni 2007-2008, sulla scia della crisi finanziaria scoppiata negli Stati Uniti che contagiò anche l’Europa, il Ftse Mib scese da oltre quota 43 mila di metà 2007 fino a quota 15 mila nel febbraio 2009. Nel 2012 arrivò sotto i 13 mila punti.
Nell’ultimo anno e mezzo l’Eurozona è stata investita da una forte ondata inflazionistica. Negli ultimi mesi del 2022 il tasso d’inflazione era arrivato a superare il 10%, per poi iniziare una lenta discesa nel 2023. Livelli ben al di sopra del target del 2% fissato dalla Bce, che in risposta ha alzato per dieci volte il tasso di rifinanziamento principale, tra luglio 2022 e settembre 2023, portandolo da zero all’attuale livello del 4,5%. La stretta ha prodotto i suoi effetti: l’inflazione è scesa dall’8,6% di gennaio 2023 al 2,9% di ottobre (a novembre il dato di prima lettura è del 2,4%).
Il rialzo dei tassi ha avvantaggiato in primis gli istituti bancari, grazie alla dinamica favorevole dei margini di interesse. Tra questi titoli, che hanno trainato in alto il Ftse Mib, spiccano Intesa Sanpaolo, che da inizio anno ha guadagnato circa il 27%, Unicredit, con una performance dell’87%, Mps con il +60%, Bper Banca con il +70% e Banco Bpm con il +45%. Ma all’interno dell’indice non mancano titoli di altre categorie che hanno performato bene nel ‘23. Tra questi c’è Ferrari, che nel mese di novembre ha superato i 300 euro e che venerdì 8 viaggiava attorno a 340 euro, con una performance del +68% da inizio anno.
Per contro, è bene ricordarlo, mentre l’indice principale di Piazza Affari ha corso molto fino a oggi, il brusco rialzo dei tassi ha colpito le mid e small cap. Nello stesso arco temporale l’indice Star ha perso il 3,8%, mentre il Ftse Italia Small Cap ha lasciato sul terreno il 5,25%.
Ma Milano ha ancora fiato per correre? Secondo Unicredit, le azioni nell’Eurozona hanno il potenziale per salire in media di circa il 10% nel 2024. Nello specifico, gli analisti si aspettano che l’indice Eurostoxx 600 arrivi a 500 punti dall’attuale livello di 472, e che l’Msci Italy tocchi quota 82 dagli attuali 77,7 punti.
Il calo dei rendimenti obbligazionari atteso nel 2024, annotano gli esperti, darà una spinta alle valutazioni delle azioni. Un assist in tal senso potrebbe arrivare dalla Bce: il membro tedesco del board, Isabel Schnabel, ha riconosciuto che l’inflazione sta scendendo in modo «notevole» e «più velocemente delle attese», di conseguenza nuovi aumenti dei tassi sono «piuttosto improbabili». In modo ancora più significativo, Schnabel non ha escluso un taglio prima di metà 2024, contrariamente a quanto precedentemente annunciato. Elementi che stanno portando il mercato a formulare aspettative rialziste.
Per cogliere le eventuali opportunità di un ulteriore rialzo del mercato azionario, il Wall Street Journal ha elencato le 5 trappole da evitare quando si investe.
La prima regola è un vecchio mantra: non combattere contro la Fed (o la Bce). Gli autori mettono in evidenza il fatto che «guardando la Fed come se fosse una partita di tennis e reagendo a ogni volée, si finirà per sbagliare». La seconda indicazione è di non comprare solo le celebrità. Non è sui titoli sulla bocca di tutti che si trovano le opportunità di rialzo, ma in quelli con fondamentali solidi che sono pronti ad emergere.
La terza indicazione è di non ancorarsi al “qui e ora”. Osservare solo le tendenze di breve periodo può portare gli investitori a convinzioni senza fondamento, se inserite in un contesto di lungo periodo. La quarta regola è di non temere la volatilità. Invece di correre verso l’uscita, gli investitori dovrebbero cercare di trarre vantaggio dai movimenti di prezzo. Tutti dicono di voler comprare al ribasso, ma quando se ne presenta l’occasione, molti la perdono, osservano gli autori.
Infine, mai scommettere contro l’America: i mercati americani hanno sempre resistito a recessioni e conflitti. Warren Buffett, uno dei più grandi investitori di tutti i tempi, una volta disse: «il futuro immediato è ignoto, l’America ha affrontato l’ignoto fin dal 1776». (riproduzione riservata)