Il fondo per la borsa, il grande progetto del Mef per investire nelle pmi di Piazza Affari a corto di liquidità, parte più veloce del previsto. Grande parterre di investitori finanziari e Palazzo Mezzanotte al completo venerdì 23 gennaio per assistere al battesimo del Fnsi, il Fondo Nazionale Strategico Indiretto ideato dalla coppia Federico Freni (sottosegretario al Mef) e Giulio Centemero (membro della Commissione Finanze). Un fondo di fondi che inizierà a investire già a febbraio invece che a giugno.
E qui arrivano due buone notizie: la prima è che dei 10 gestori previsti all’inizio del progetto oggi il Tesoro sta dialogando con 13 soggetti. La seconda è che nelle attese il veicolo dovrebbe partire da 750 milioni di asset under management ma potrebbe tranquillamente arrivare a detenere il doppio, 1,5 miliardi.
Il Fnsi si presenta tecnicamente come un fondo di fondi caratterizzato da un regolamento unico e una serie di fondi sottostanti gestiti da singole banche, sgr, assicurazioni. La Cassa investe fino al 49%, i privati il 51%.
«Cdp ha voluto e contribuito a strutturare il Fnsi come iniziativa di sistema, con la finalità di ridare nuova linfa al mercato dei capitali italiano e di sostenere in modo concreto le pmi, che rappresentano l’ossatura storica, produttiva e occupazionale dell’imprenditoria nazionale», ha dichiarato Fabio Barchiesi, amministratore delegato e direttore generale di Cdp Equity. «Naturalmente valuteremo se integrare questo strumento, se proporlo di nuovo negli stessi modi e nelle stesse forme oppure con qualche correttivo se dovesse rivelarsi opportuno». Resposabile del fondo per conto di Cdp è Mauro Baragiola.
Al momento Cdp ha approvato i primi quattro fondi che possono già iniziare a investire sul mercato a partire da febbraio. Si tratta di Eurizon (Intesa Sanpaolo), Generali Investments (gestito da Luca Finà, ha già fatto un primo closing a 123 milioni), Amundi e Miria (quest’ultima è la Sgr di Enasarco). Gli acquisti sul mercato avverranno pian piano (il 20% al mese dopo il primo closing) in modo da non rischiare di distorcere il prezzi di titoli sottili con poco flottante.
Sempre Cdp sta per approvare il fondo di Arca, mentre le autorità di vigilanza (la Consob) hanno dato il via libera ad Algebris, Anima ed Equita. Piuttosto lunga la lista delle società in corso di approvazione da parte sempre di Consob: si tratta di AcomeA (il fondo sarà gestito da Fabio Caldato), Ersel, Anthilia, Quaestio/Banor e Azimut.
Partenza entusiasta anche perché, ha fatto notare a palazzo Mezzanotte Federico Freni, sottosegretario al Mef, quando è nato il progetto un paio di anni fa l’idea era stata sentita come una chiamata alle armi, ovvero chiamata in causa del governo italiano nei confronti delle proprie pmi, spina dorsale del Paese.
Una chiamata che non è beneficenza, ha sottolineato Freni, per quella ci sono altri strumenti. E infatti Alessandro Solina, cio di Eurizon Capital sgr, ha detto ieri di aspettarsi dal fondi Fnsi un rendimento fra il 7 e il 15% a scadenza, mentre Finà di Generali Investments si attende una performance fra l’8 e il 10% basandosi su quanto hanno reso le pmi quotate negli ultimi dieci anni.
Fabrizio Testa, amministratore delegato di Borsa Italiana, ha ricordato che lo scorso ottobre Piazza Affari ha toccato quota 1.000 miliardi di euro di capitalizzazione. E che i titoli quotati a Milano sono in portafoglio a 9.000 fondi che fanno riferimento a 2.300 case di investimento da 58 Paesi nel mondo. Questo perché, ha ricordato Testa, i fondamentali dell'Italia oggi sono buoni, abbiamo un rapporto deficit/pil al 3% e il rating Paese è migliorato grazie anche alla promozione di Moody’s dopo 23 anni.
L’80% delle società quotate ha una capitalizzazione di borsa sotto un miliardo e pesa solo per il 4% del listino. E scambia con uno sconto notevole (in media del 50%) sul rapporto prezzo/utili rispetto alle large cap. Ha quindi bisogno di essere sostenuta attraverso investimenti pazienti e a medio-lungo termine: è proprio il tema del Fnsi, che ha una durata minima di cinque anni.
Lo ha sottolineato a sua volta Barchiesi che ha ricordato come Cdp sia particolarmente attiva in questo ambito avendo investito «2 miliardi di euro attraverso il Fondo Italiano d'Investimento, mobilitando in tutto investimenti per oltre 4 miliardi in piccole e medie imprese che operano in filiere strategiche per il Paese come moda e arredamento, alimentare, healthcare, digitale e It».
A chiudere la mattinata, il ministro Giancarlo Giorgetti è intervenuto con un messaggio da Roma: ha sottolineato la necessità di capitalizzare le imprese attraverso strumenti finanziari, alternativi al classico canale bancario, che promuovano la crescita dell’economia reale.
Come funziona il Fnsi? E’ tecnicamente un fondo di fondi con un regolamento unico ma diversi veicoli sottostanti gestiti dalle singole banche e sgr. Il veicolo deve investire una quota prevalente, almeno pari al 70% delle masse in titoli quotati di piccola e media capitalizzazione (non devono far parte del Ftse Mib). Il fondo può investire poi fino al 30% in titoli quotati con un fatturato superiore a 50 milioni e in titoli di debito emessi dall’Italia (Btp), da Paesi dell’Ue e dalla Commissione Europea. (riproduzione riservata)