All’indomani del via libere al decreto bollette da parte del governo di Giorgia Meloni soffrono i titoli delle utility a Piazza Affari. Tra i peggiori, alla chiusura delle negoziazioni di giovedì 19 febbraio, ci sono Enel (-3,6%), A2a (-2,2%), Hera (-1,4%).
In sofferenza anche Italgas (-1,4%). Fuori dall’indice principale una delle più sofferenti è invece Erg, che ha perso il 3,3%.
Il rosso pesante delle utility tricolore ha penalizzato anche il resto del settore in Europa. Uno dei più importanti Etf sul settore, Spdr Msci Europe Utilities di State Street, ha lasciato a casa l’1,9% del valore.
Il comparto, a replica fisica, ha 24 partecipazioni, gestisce più di 750 milioni di euro di masse e costa 18 punti base all’anno (espressi dall’indicatore ter). Le società italiane pesano il 18% della capitalizzazione complessiva (al terzo posto dopo Spagna e Regno Unito): tre le prime dieci posizioni dell’indice compaiono Enel e Terna (in flessione dello 0,7% a Piazza Affari). Dal suo lancio nel 2014 l’Etf ha guadagnato – considerando il reinvestimento dei dividendi – il 174%, di cui quasi il 52% solo nell’ultimo anno.
Il decreto si pone l’obiettivo di ridurre il costo di elettricità e gas per famiglie e imprese e migliorare la competitività del sistema produttivo. A pagare il conto di questo taglio delle bollette saranno però, secondo gli analisti, principalmente i produttori di energia, con impatti sugli utili fino al 17%.
Le misure più rilevanti del decreto riguardano proprio la riduzione dei prezzi: quelli del gas in Italia sono normalmente superiori di 2-5 euro per megawatt all’ora rispetto alle quotazioni del Ttf di Amsterdam. Una delle misure mira a ridurre questo differenziale tagliando i costi di trasmissione.
Inoltre sarà escluso il costo della Co2 dalla formazione del prezzo dell’energia a partire dal 1° gennaio 2027. Questa ha tuttavia bisogno dell’approvazione dell’Unione Europea. (riproduzione riservata)