Il governo punta ad un aumento della Tobin Tax, l’imposta sulle transazioni finanziarie applicata in fase di acquisto di titoli con una capitalizzazione da 500 milioni, come ha denunciato MF-Milano Finanza venerdì 5 dicembre.
La proposta di Fdi entrerà nel ddl Bilancio 2026 per compensare il mancato introito dalle cedole delle holding. Una vera batosta per Piazza Affari, che va a colpire le medie e grandi imprese e che rischia di far scappare in Olanda (dove la tassa non esiste) le poche mid e large cap che sono ancora rimaste a Milano.
L’emendamento prevede un incremento graduale, portando l’aliquota dallo 0,1% allo 0,3% nel 2027 per salire allo 0,35% nel 2028 e allo 0,4% nel 2029, ovvero quanto applica da qualche mese la Francia. Così nelle casse pubbliche dovrebbero entrare, secondo le stime del governo, 250-300 milioni in più all’anno, giungendo a un miliardo nel 2029.
La Tobin Tax, introdotta dal governo Monti nel 2013, «aveva come obiettivo anche allora un gettito fiscale di 1 miliardo di euro all’anno», precisa Gustavo Franceschini, presidente di Ambromobiliare. «Fino al 2022 il gettito è stato in media di 400 milioni. Nel frattempo i volumi azionari sono scesi da oltre 1.000 miliardi del 2012 annui a poco più di 600 miliardi del 2022. La riduzione è avvenuta sia perché gli investitori si sono rivolti sempre più a strumenti non colpiti dalla Tobin Tax (come gli Etf), sia perché hanno abbandonato il listino di Milano». L’effetto è stato un minor giro d’affari dell’industria del risparmio con conseguenti minor ricavi tra gli intermediari, sottolinea Franceschini. Alcune stime indicavano fino al 2022 un mancato gettito da Irpef e Ires per 1 miliardo. La Tobin Tax ha «penalizzato la borsa e il fisco e ora la sua rivitalizzazione risulta contraddittoria con le politiche del governo (nuovo Tuf, ddl Capitali, Bonus Ipo… ) di allargare la base delle società quotate con incentivi fiscali e agevolazioni regolamentari», conclude Franceschini. (riproduzione riservata)