Non è bastato un tentativo di rimbalzo nelle ultime ore della seduta per evitare al FtseMib di Piazza Affari la nona chiusura negativa consecutiva. L'indice ha ceduto, infatti, "solo" lo 0,62% grazie soprattutto al recupero dei titoli bancari, pesanti in avvio ma che al termine delle contrattazioni hanno mostrato per la maggior parte il segno più. La seduta è terminata in calo anche per le altre principali borse europee: Parigi ha ceduto lo 0,27%, Francoforte lo 0,44% e Londra lo 0,56%.
Il sentiment degli investitori si è concentrato molto sui dati macroeconomici provenienti dagli Stati Uniti, in particolare sul dato relativo all'inflazione: la lettura ha evidenziato un aumento dello 0,1% nel mese di ottobre e del 2% su base tendenziale, in linea con il consenso degli economisti. Le vendite al dettaglio sono salite dello 0,2% su mese a ottobre, al di sopra del consenso degli economisti che avevano previsto invece una lettura invariata, mentre l'indice Empire State Manufacturing si è attestato a 19,4 punti a novembre da quota 30,2 di ottobre.
Passando all'Italia, è ammontata a 410 milioni di euro la domanda della clientela retailnel terzo giorno dell'offerta del Btp Italia . Nei tre giorni il volume complessivo ha superato i 3,7 miliardi di euro. "Oggi l'asta di Btp Italia è andata un po' a rilento, è stata un po' più debole", ha affermato un broker di una primaria banca italiana all'agenzia MF-DowJones, puntualizzando comunque che Roma è riuscita a raccogliere quasi 4 miliardi di euro, meglio di quanto successo a maggio. "Domani con la fase istituzionale possiamo arrivare a 8,5 miliardi circa. La cedola non è stata ritoccata. Bisognerà vedere solo se ci sarà un riparto ma questo dipende da quale obiettivo ha, in termini di raccolta, il Tesoro".
Tra i singoli titoli, a piazza Affari ha terminato in controtendenza Leonardo (+4,46% a 10,53 euro) che ha effettuato un rimbalzo dopo la recente discesa.
Tra i bancari, come anticipato inizialmente, Banco Bpm +2,4%, Bper +2,11%, Ubi B. +1,04%, Unicredit +0,78% e Intesa Sanpaolo invariata a 2,8 euro. In negativo, invece, Mediobanca -0,3%, B.Mps -4,9%, Creval -6,15% e B.Carige -11,1%.
Telecom I. (+1,72% a 0,6815 euro) ha effettuato un movimento di recupero dopo le perdite dell'ultimo periodo. Gli analisti restano positivi sul
titolo: Equita Sim ha confermato il rating buy (con prezzo obiettivo a 1,06 euro) e anche Banca Imi ha ribadito la raccomandazione buy (target price 1,11 euro), focalizzandosi su possibili collaborazioni con Open Fiber.
Acquisti anche su Poste I. (+0,65%), Unipol (+1,59%) e UnipolSai (+1,4%) dopo che si è chiuso il confronto tra il gruppo e Banco Bpm sulla partecipazione in Popolare Vita, la joint venture assicurativa in cui è recentemente subentrata Cattolica.
In rosso invece Salvatore Ferragamo (-4,08% a 20,94 euro) penalizzata dai risultati deboli che hanno portato diversi analisti ad abbassare i target price.
Sul resto del listino, in picchiata Astaldi (-32,39% a 2,104 euro). Dopo l'annuncio del programma di rafforzamento patrimoniale Kepler Cheuvreux ha tagliato la raccomandazione del titolo a reduce da hold (target price 2,5 euro), mentre Banca Akros ha ridotto il prezzo obiettivo a 2 da 3,4 euro (con raccomandazione reduce) e Mediobanca Securities ha abbassato il target price a 4,1 da 5,1 euro (rating neutral).
Tonfo anche per DèLonghi (-13,04% a 24 euro). La controllante del gruppo Longhi Industrial ha venduto il 5% circa del capitale attraverso un accelerated bookbuilding al prezzo di 25 euro per azione, elemento che ha pesato oggi sulle quotazioni.
Dall’altra parte dell’oceano, a Wall Street proseguono in rosso anche il Dow Jones (-0,33%) e il Nasdaq (-0,28%). Per gli esperti di Mps Capital Services restano i dubbi del mercato "sulla reale possibilità che il Congresso riesca finalmente a varare l'ambiziosa riforma fiscale entro fine anno, viste le differenze emerse dai testi proposti dalle rispettive commissioni di Camera e Senato". Domani è atteso il voto del testo alla Camera mentre entro il giorno del Ringraziamento, il 23 novembre, il Senato potrebbe approvare il proprio. Da lì partirebbero i negoziati su un testo unico per tentare di arrivare ad un voto finale entro fine anno.