Dopo un ottimo 2025 serve maggior selettività a Piazza Affari. Il 2026 presenta prospettive moderatamente positive, sebbene persistano elementi di incertezza che suggeriscono un approccio selettivo e disciplinato da parte degli investitori. Le previsioni economiche indicano una crescita leggermente superiore rispetto al 2025, pur rimanendo contenuta in termini storici.
Questo scenario, unito a valutazioni sui multipli ancora inferiori alla media europea e internazionale, può sostenere un ulteriore apprezzamento (+30% nel 2025, il top dal 2000) dell’azionario domestico: il massimo storico a 50.109 punti per l’indice Ftse Mib, livello toccato a marzo del 2000, non è più una chimera (+10,5% rispetto ai valori attuali), anche se il contesto generale sarà più volatile rispetto al passato, alla luce delle incertezze sulla tenuta dell’economia americana e sull’impatto dei piani di investimento in Europa, oltre che per le tensioni geopolitiche persistenti. Con l’Europa che dovrebbe crescere poco sopra l’1% e la Germania in lenta ripresa dopo anni di stagnazione (circa l’1,2% annuo nel 2026-2027), il valore si sposta sempre più su segmenti e storie specifiche.
Con la costruzione del portafoglio che richiede un approccio più selettivo e flessibile, Gian Luca Grassini, portfolio manager, esg analyst di Decalia, ha individuato tre categorie chiave, ciascuna con un ruolo specifico nella creazione di valore nel medio-lungo periodo: la prima, qualità con crescita sostenibile: società italiane solide che hanno un posizionamento tale da permettere una crescita continua anche nei prossimi anni, ovviamente la valutazione non sarà a basso prezzo; la seconda, situazioni speciali: in questo gruppo l’esperto vede due trend ben posizionati per il 2026 che sono la ricostruzione post-guerre e la spesa per il settore difesa da parte dei governi (anche senza conflitti); la terza, contrarian/revival: «vediamo l’opportunità di posizionarsi su alcune società che scambiano a sconto per motivi specifici o di settore, che offrono possibili catalyst per il 2026 o segnali di ripresa», spiega a Milano Finanza Grassini.
Sono cinque le azioni di Piazza Affari (nella tabella sotto solo quelle segnalate dagli esperti che offrono ancora margini di upside rispetto al target price medio del consenso Bloomberg) che rispondono alle caratteristiche del primo gruppo, selezionate da Grassini.
Unicredit è tra i gruppi bancari europei meglio posizionati per il 2026 grazie a disciplina sul capitale, forte focus su remunerazione degli azionisti e fiducia in aumento degli investitori internazionali. Mentre Prysmian, leader nell’elettrificazione, è ben esposto a trend secolari come reti elettriche, data center e transizione energetica, con una visibilità forte sulla domanda oltre il ciclo. Capacità esecutiva e posizionamento industriale consentono di affrontare il 2026 con aspettative elevate, ma supportate da fondamentali solidi.
Tra le piccole, invece, l’esperto di Decalia cita Sol, che vanta un business difensivo e di alta qualità, sostenuto da attività essenziali e da un’esposizione all’healthcare in aumento che garantiscono resilienza e continuità. Il modello di crescita graduale e disciplinato di quest’azienda, con un’affidabilità operativa robusta e una governance stabile, è apprezzato in fasi di mercato più selettive.
Anche Lu-ve, fornitore di soluzioni critiche per raffreddamento e gestione termica, è ben posizionato sui trend strutturali come data center, efficienza energetica e infrastrutture. Chi ha un brand globale premium con un posizionamento importante su wellness, salute preventiva e digitalizzazione del fitness, trend destinati a rafforzarsi quest’anno, è Technogym. La capacità di combinare crescita, pricing power e innovazione mantiene il titolo tra i compounder di qualità del mercato italiano.
Due i titoli legati a un possibile recupero ciclico del settore costruzioni, supportato da investimenti infrastrutturali e normalizzazione dei mercati finali: Buzzi, che ha una presenza rilevante negli Stati Uniti e in Europa, mercati chiave per i grandi programmi di rebuilding, in un contesto di offerta strutturalmente vincolata che favorisce pricing power più che volumi, e Cementir più direttamente allineata ai temi di ricostruzione e infrastrutture pubbliche grazie al focus su Nord Europa e Mediterraneo. Resta, inoltre, in campo Leonardo, nonostante la performance stellare (quasi +100%) del 2025. Continuerà a beneficiare del forte momentum strutturale nel settore difesa e aerospazio. Il 2026 si profila come un anno di consolidamento del re-rating, sostenuto da fondamentali robusti e da una narrativa geopolitica favorevole.
È più difficile scovare i casi di qualità temporaneamente penalizzati, ma con fondamentali intatti e un’esposizione elevata a digitalizzazione, AI e servizi ad alto valore aggiunto come nel caso di Reply, guardacaso l’azione con più margine di upside (+42,8%) in borsa secondo il target price medio del consenso Bloomberg. Il 2026 può segnare un ritorno di interesse anche verso storie di crescita strutturale dopo la fase di derating e Grassini cita Interpump, un’impresa con un track record eccellente, attualmente in una fase di rallentamento ciclico che apre spazio a un recupero graduale. Quanto a Ferragamo emergono i primi segnali concreti di turnaround con miglioramenti operativi, maggior coerenza del brand, progressiva ripresa della domanda e un profilo rischio/rendimento più interessante.
Interpump e Reply sono presenti anche nella rosa delle 10 azioni di Piazza Affari da cavalcare per iniziare bene il 2026 segnalata a Milano Finanza da Carlo De Vanna, co-responsabile della gestione sul mercato azionario italiano di Ersel.
La prima per la sua capacità di crescita per acquisizioni, «crediamo possa proseguire sulla stessa strada anche nei prossimi anni, magari sfruttando la debolezza finanziaria di alcuni competitor di nicchie limitrofe», la seconda per la campagna di espansione anche in altri Paesi europei (e non solo) che le permette di utilizzare la cassa generata per completare l’offerta e guadagnare quote di mercato: «crediamo che l’avvento dell’AI possa costituire un’ulteriore occasione di crescita» per la società attiva nel settore della consulenza informatica e dell’integrazione dei sistemi.
Opera in un altro settore De’ Longhi. La cassa accumulata le offre ulteriori possibilità di consolidamento e spunta anche l’ipotesi di quotare la divisione di macchine da caffè professionali che sta crescendo a tassi molto sostenuti.
Con Piazza Affari bancocentrica non possono mancare all’appello alcuni istituti di credito. Il processo di consolidamento interno si conferma un tema di rilevante interesse così come l’elevata remunerazione agli azionisti tramite dividendi e buyback.
Bper è la banca più a sconto rispetto ai multipli ed è anche potenzialmente interessante alla luce della prosecuzione dell’m&a. Offre, inoltre, un rendimento del dividendo del 6% come quello di Intesa Sanpaolo che «rappresenta lo stato dell’arte delle banche in Italia perché negli ultimi anni ha già fatto quello che le altre stanno cercando di fare. Non sarà direttamente coinvolta dall’m&a per problemi di antitrust, ma può avvantaggiarsene indirettamente, magari con qualche operazione nel risparmio gestito?», si domanda De Vanna, suggerendo poi Webuild, che unisce multipli ancora interessanti a una buona diversificazione geografica, e Tim perché con la conversione delle azioni di risparmio in ordinarie la parte più speculativa della storia è terminata.
Ora il colosso tlc si concentrerà sul miglioramento dei margini e sul pagamento di dividendi interessanti. L’opzione di un consolidamento nel settore sarebbe un’eventuale sorpresa positiva. Chi, infine, può brillare ancora nel comparto energetico è Enel, una delle maggiori utility al mondo, soprattutto nelle rinnovabili, con un’ottima diversificazione di fonti di approvvigionamento e di mercati di sbocco. Il debito sotto controllo e la capacità di mitigare le oscillazioni dei margini le permetteranno di restare tra le maggiori pagatrici di dividendi (4,7%) del mercato.
E se verso la fine del 2026 si completerà la fusione tra Saipem e la norvegese Subsea7, che porterà vantaggi in termini di posizionamento geografico e di diversificazione di offerta, vantaggi che il mercato al momento sta scontando solo in parte, Tenaris è una delle migliori società in un settore oligopolistico. «Dispone di così tanta liquidità che trova difficile effettuare nuovi investimenti a causa della sua posizione già dominante nel mercato; pertanto», conclude De Vanna, «può proseguire con il buyback. Anche se resta un settore ciclico, crediamo che gli investimenti da parte delle grandi compagnie petrolifere riprenderanno con vigore nei prossimi anni».
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