Nella cornice del Piano Mattei sono stati già mobilitati più di 1,3 miliardi di euro, sulla dotazione complessiva di 5,5 miliardi.
Le risorse provengono dal Fondo italiano per il clima (800 milioni deliberati), dal «Plafond Africa» di Cassa Depositi e Prestiti e anche da una linea multinazionale attivata con la Banca africana di sviluppo. Una modalità innovativa: a ogni euro investito da Roma corrisponde un cofinanziamento dell'istituzione africana, generando un effetto-leva che ha già attirato contributi di Nazioni come Emirati Arabi Uniti e Danimarca.
Questi sono i risultati con cui la premier Giorgia Meloni volerà ad Addis Abeba, in Etiopia, per partecipare domani, venerdì 13 febbraio, al secondo vertice Italia-Africa - il primo ospitato nel continente - dedicato proprio al Piano Mattei e al coordinamento delle iniziative avviate dall'Italia. E poi sabato 14 febbraio prenderà parte, in qualità di ospite d'onore, alla riunione plenaria della 39esima sessione ordinaria dell'Assemblea dei Capi di Stato e di governo dell'Unione Africana, massimo organo politico dell'organizzazione continentale.
Dalla partenza del Piano, ispirato alla figura del fondatore dell'Eni, Enrico Mattei, è anche cresciuto il perimento geografico: dai 9 Paesi individuati nel 2024 si è passati agli attuali 14, con la prospettiva di un ulteriore ampliamento nel 2026.
Fissati invece sin dall’inizio i sei settori di interventi prioritari: istruzione/formazione, sanità, acqua, agricoltura, energia, infrastrutture fisiche e digitali. Proprio viaggiando lungo queste direttrici si notano alcuni progressi concreti nell’attuazione dei progetti. Per esempio, spiccano i 250 milioni già versati (la prima tranche) per il Corridoio di Lobito, progetto infrastrutturale che mira a creare una rete ferroviaria strategica per il trasporto di merci, in particolare minerali, tra il cuore minerario dell'Africa (il Copperbelt tra Zambia e la repubblica democratica del Congo) e il porto di Lobito, in Angola, sull'Atlantico.
L’Italia poi concorre con 110 milioni di euro a realizzare ad Assuan, in Egitto, un impianto destinato a diventare nel Continente la più grande centrale fotovoltaica e di stoccaggio di energia. E sono stati impegnati 100 milioni per il progetto Ascent del Mozambico, per il consolidamento delle capacità istituzionali per la produzione e distribuzione di energia.
Sfiorano invece quota 85 milioni di euro le risorse versate con l'obiettivo di contribuire all'obiettivo della sovranità alimentare del Senegal.
Si riscontrano però delle difficoltà. Connesse ai ritardi nella progettazione esecutiva, alla difficoltà nella selezione di partner di attuazioni locali e anche agli iter burocratici complessi specie per fondi multilaterali o strumenti di partnership pubblico-privata. Forse proprio questi saranno i punti su cui la premier Meloni dovrà soffermarsi con i partner africani e internazionali nella sua due giorni in Etiopia. (riproduzione riservata)