Serve qualche giorno in più per vedere realizzarsi il primo passo dell’impianto del governo che sotto l’etichetta del Piano Casa, e per complessivi 15 miliardi di euro, punta a contrastare le criticità abitative degli italiani meno abbienti.
Non si terrà infatti venerdì 6 marzo ma il martedì successivo, il Consiglio dei ministri sul cui tavolo approderà «un primo decreto che metterà a disposizione delle aziende casa, delle Aler e delle Ater, circa 950 milioni unicamente destinati alla manutenzione e recupero del patrimonio pubblico di edilizia residenziale e sociale attualmente non assegnato alla famiglie in graduatoria perché non a norma».
Lo ha anticipato il vice premier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, rispondendo a un'interrogazione al question time al Senato, aggiungendo che «è un intervento immediato che permetterà di rimettere a disposizione delle fasce deboli della popolazione, nell’arco di alcuni mesi, tra i 50 mila e i 60 mila appartamenti oggi non utilizzati su tutto il territorio nazionale». Il tutto finanziato con fondi del Mit, segnala il leader leghista.
Da dove si parte? Stando a quanto riportano a MF-Milano Finanza fonti ben informate del ministero dell'Economia, le amministrazioni pubbliche italiane dovrebbero poter contare su 53 mila immobili attualmente non in uso sul territorio nazionale (dati del censimento 2024). Si tratterebbe di oltre 9 milioni di metri quadri che potrebbero andare a sopperire alle necessità abitative degli italiani in condizioni di disagio socio economico e fragilità.
Tra le 53 mila case della PA inutilizzate, circa 44 mila avrebbero bisogno solo di interventi manutentivi minimi per essere abitabili mentre per le restanti 9 mila necessiterebbero di importanti interventi di ripristino. Oltre 6 mila immobili pubblici destinabili a scopi residenziali, riportano le stesse fonti, si troverebbero nelle 15 città metropolitane italiane e sarebbero della giusta dimensione per accogliere famiglie di 2-4 individui.
Quanto all’edilizia residenziale pubblica in particolare, il quadro è più complicato da disegnare (visto che non tutte le aziende, enti e istituti territoriali che utilizzano o detengono Erp hanno l’obbligo di caricamento dati ai fini del censimento) ma la Corte dei Conti stima un esistente complessivo di oltre 750 mila abitazioni, di cui, stando ai dati Federcasa, nel 2023 circa 47 mila sarebbero escluse dal circuito delle assegnazioni per ragioni derivanti da carenze manutentive.
Il primo decreto per la manutenzione dell’impianto immobiliare pubblico già esistente «non è un Piano Casa ma un primo intervento immediato per rimettere in circolazione un primo insieme di case per i cittadini meno abbienti», ha ribadito Salvini.
Poi «c’è tutto il resto del Piano. Abbiamo fatto molte riunioni per sviluppare le iniziative sulla cosiddetta fascia grigia, che non è abbastanza in difficoltà da avere diritto all’edilizia pubblica ma ha difficoltà a pagare l’affitto o il mutuo per acquistare una casa», ha spiegato il titolare del dicastero di Porta Pia. Per loro «vogliamo potenziare strumenti come il rent to buy, che consente di entrare in casa con un canone calmierato e costruire gradualmente un percorso verso la proprietà».
Sul tema sono in via di realizzazione «interventi da parte del ministro Foti con le Regioni italiane, si parla di alcuni miliardi di euro, e risulta che anche Palazzo Chigi vi stia lavorando».
I senatori hanno inoltre chiesto precisazioni al ministro Salvini anche sull’iter del Ponte sullo Stretto. «Non risulta necessario procedere con una nuova procedura di gara», ha assicurato, precisando che intanto «resta fermo il costo complessivo di 13,5 miliardi di euro». Il governo è «determinato ad andare avanti perché il Ponte sullo Stretto non è un'opera isolata ma il motore di un più ampio piano di sviluppo infrastrutturale».
Ecco che «è stato ulteriormente rafforzato il coordinamento tra tutte le amministrazioni coinvolte sul fronte nazionale e sono in corso le interruzioni tecniche sugli aspetti finanziari dell'opera». Come, ha aggiunto Salvini, «proseguono in modo costante e costruttivo le interlocuzioni con la Commissione Europea sia sugli aspetti ambientali sia su quelli relativi alla disciplina degli appalti pubblici». (riproduzione riservata)