Piacenza tra nuvole e luce: due mostre per riscoprire arte, design e gusto
A Piacenza, Oltre le nuvole e Un’ora di luce raccontano creatività e visioni contemporanee, tra installazioni immersive e poesia luminosa. Il tutto da vivere tra cultura, storia e sapori locali
La tranquilla cittadina della Padania, conosciuta per le specialità gastronomiche, oggi alza il sipario sull’arte e sul design, proponendo due eventi da non perdere. Il primo Oltre le nuvole-Beyond the clouds, è un progetto innovativo più che una mostra, in scena fino al 5 luglio nel palazzo XNL Piacenza. Il secondo, Un’ora di luce, è la mostra antologica dedicata al designer Davide Groppi, piacentino doc come i «pisarei», classe 1963, per tre volte insignito del Compasso d’Oro. Aperta fino al 26 maggio, l’esibizione si svolge a Volumnia, uno spazio in continua evoluzione, dedicato al design contemporaneo, all’interno della chiesa sconsacrata di Sant’Agostino.
Oltre le nuvole-Beyond the clouds

Per la prima volta le tre anime del Centro d’arte XNL Piacenza, l’arte contemporanea, il teatro e la musica, interagiscono tra loro, mostrando come lo stesso tema possa essere interpretato attraverso discipline diverse con un lavoro comune. «Un passo difficile e innovativo», sottolinea Chiara Gatti, appassionata curatrice, insieme a Paola Pedrazzini per il teatro e Gianmarco Romiti per la musica. Nella mostra di oggi (fino al 5 luglio, ma fino al 20 giugno c’è la possibilità di fare una visita-evento condotte dai curatori a cura di Cooltour soc.coop. tel. 355. 7221207), il comune denominatore sono le nuvole, «dee solenni», come Socrate le definisce nell’omonimo poema di Aristofane.

Ogni opera è una sorpresa e un invito a immedesimarsi nel sogno dell’artista. Le suggestioni sono infinite: si passa dal rosso del tramonto sul mare, al grigio plumbeo a ricordare i fumi di guerra, dalla gioia al dolore. L’importante è affacciarsi oltre le nuvole, come dice il titolo della mostra, per vedere spuntare orizzonti che trascendono i drammi del presente. «Non come fuga o evasione, ma come prospettiva altra possibile», precisa Chiara Gatti.

In mostra, venti straordinari artisti contemporanei ci raccontano la loro nuvola, attraverso dipinti, sculture, installazioni site-specific, a cui corrispondono esperienze sonore create per l’occasione. Alla musica si alternano stralci di drammi teatrali di autori noti in tutto il mondo, da Samuel Beckett a William Shakespeare, da ascoltare utilizzando il QR code accanto all’opera. Per fare un esempio, al simpaticissimo e spiritoso Gabriele Picco, entrato nell’immaginario collettivo grazie alla sua Fiat 500 azzurra che trasporta una gigantesca nuvola sul portapacchi, corrisponde Aspettando Godot di Samuel Beckett.

La mostra si snoda su due piani. Al piano terra accoglie installazioni site-specific, accompagnate dalla musica, prodotta da XNL che evoca la mutevolezza delle nuvole e del cielo. Al primo piano l’atmosfera cambia. Le opere in mostra, dalla pittura alla scultura, tra cui Achrome di Piero Manzoni, aprono nuovi scenari, sempre diversi e affascinanti, come Free di Laetitia Ky e Smoking Bench, la panchina che fuma, di Jeppe Hein. Oppure Cloud dell’artista argentino Leandro Erich, dove la nuvola imprigionata sotto teca, sembra galleggiare nel vuoto, «dando la sensazione di trovarsi di fronte a un frammento di cielo catturato e custodito dentro un mobile domestico».
Un’ora di luce

A pochi passi da XNL Piacenza, la chiesa sconsacrata di Sant’Agostino, abbandonata per secoli e tornata a vivere grazie al restauro della gallerista piacentina Enrica de Micheli, è oggi la sede di Volumnia, uno spazio dedicato alla cultura, all’arte e al design in dialogo con la storia. Il restauro di sei anni fai ha il merito di aver riportato alla luce l’impianto rinascimentale della basilica, le sue proporzioni e le architetture dell’epoca. In questa atmosfera raffinata, dal fascino a volte intrigante, tra colonne e statue secolari, si inserisce Un’ora di luce, il percorso del designer Davide Groppi dagli anni 80 a oggi.

All’ingresso la lampada Moon sembra segnare il confine tra esterno ed interno, per portarci in un mondo di architetture bianche, geometriche, storie di mondi lontani e di ricordi preziosi, come le opere Rosse Tropicali, Le Foglie e il Vento o Un’ora di luce con il cuore trafitto da una linea di luce. Curata da Marco Sammicheli, direttore del Museo del design italiano della Triennale, Un’ora di luce è una calamita anche per chi non è del mestiere. Camminando lungo le navate della chiesa, ci si innamora del mondo di Davide Groppi, s’intuisce che per lui la luce è un’occasione meravigliosa per sorprendere ed emozionare, in nome della leggerezza e semplicità.
Il dopo mostra e un giro in città

Piacenza è una bomba a tavola: dai pisarei e faso’ e gli anolini ripieni di stracotto di manzo, si passa ai tortelli ricotta e spinaci con il caratteristico «codino» di pasta, senza dimenticare la bomba di riso ripiena di piccione o stracotto. Per non parlare dei tre salumi Dop (Piacenza è l’ unica città europea ad averne tre per un solo prodotto), e della Picula d’cavall, stracotto di carne di cavallo. Ecco gli indirizzi da provare.

Nel cortile della chiesa sconsacrata, sopra, il piacevole ristorante Sant’Agostino nasce dal recupero della falegnameria annessa al Monastero. Con il bel tempo si può mangiare nel giardino all’aperto. I menù, tra cui Piacenza a modo mio, propongono piatti locali con qualche innovazione dello chef. Sempre in zona, L’osteria Santa Franca, in via Santa Franca 52, è un ottimo indirizzo, dove ancora oggi si possono gustare pisarei precolombiani, cioè quelli originali dei vecchi tempi, senza sugo di pomodoro.

La città merita un giro nel centro storico. Il punto d’incontro per i piacentini è la monumentale Piazza Cavalli, piena di vita, con palazzi storici, portici e bar con tavolini all’aperto (sopra). A due minuti a piedi da qui spicca uno dei vanti della città, l’ottocentesco Teatro Municipale che, in piccolo, ricorda la Scala di Milano. Quanto ai musei, Palazzo Farnese custodisce un pezzo incredibile, il Fegato etrusco, un modello perfetto in bronzo del II a.C, usato dagli aruspici per la divinazione, trovato a fine Ottocento da un contadino a Gossolengo, vicino a Piacenza. (Riproduzione riservata).
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