Rischi in aumento per l’outlook sul prezzo del petrolio a causa dell’indebolimento delle previsioni sulla crescita della domanda globale, legato all'incertezza e al potenziale impatto negativo del piano tariffario degli Stati Uniti.
Tanto che Berenberg rivisto al ribasso le sue stime sul prezzo del petrolio per il 2025 da 75 a 70 dollari al barile, mantenendo quelle di lungo termine a 70 dollari. Un cambiamento che ha determinato una riduzione media dell’utile per azione (eps) delle società del settore Oil & Gas del 7% per il 2025. Ora Berenberg ha previsioni allineate a quelle del consenso.
Ma ciò suggerisce un rischio di ribasso qualora i prezzi del petrolio restassero attorno a 65 dollari o a un livello più basso (il futures sul Wti quota il 22 aprile a 63,21 dollari al barile e segna un +1,28% e quello sul Brent a 67 dollari a barile, +1,13%). Tuttavia, nel complesso, i titoli del comparto hanno già registrato ribassi superiori a quelli del prezzo del greggio fino ad aprile, suggerendo che, ai prezzi attuali delle materie prime, gran parte della debolezza sia già scontata.
I prezzi delle materie prime tendono a sopravvalutare o sottovalutare i fondamentali, quindi si potrebbe assistere a un periodo in cui i prezzi si potrebbero trovare ben al di sotto del costo marginale in caso di un rallentamento economico globale significativo o se l’Opec+ decidesse di aumentare in modo rilevante la produzione. «Riteniamo che un Brent sotto i 70 dollari al barile (Wti sotto i 65 dollari) inciderebbe sull’attività onshore statunitense e comincerebbe a riequilibrare il mercato, sebbene questo richieda tempo», avverte Berenberg.
Considerata la mancanza di crescita nel settore, la banca di investimento ritiene che siano necessari rendimenti da free cash flow to equity intorno al 10% affinché le aziende possano attrarre capitali rispetto al resto del mercato. Ciò è sufficiente a sostenere un rendimento da dividendo intorno al 5% con una crescita del 5% annuo tramite buyback. Berenberg, però, ha osservato che permane un'ampia dispersione dei rendimenti del free cash flow to equity all'interno del settore, il che porta il broker a preferire le compagnie oil integrate.
Il ritorno totale medio cash agli azionisti delle società Oil & Gas è intorno al 12% per il 2025. Mentre la media del rendimento del free cash flow to equity si aggira intorno al 7-8% per il 2025 con il prezzo dell’oro nero a 70 dollari al barile, il che già suggerisce che la maggior parte dei payout delle società non sia sostenibile tramite il flusso di cassa organico.
Ma, prosegue Berenberg, proventi rilevanti da eventuali cessioni e bassi livelli di indebitamento consentiranno ad alcune aziende di mantenere i payout se lo desiderano. Berenberg ha, quindi, mostrato la sensibilità a prezzi del petrolio più bassi, con il free cash flow to equity che scende al 4,5% con il greggio a 60 dollari e sotto il 3% con un prezzo a 50 dollari al barile. «Prevediamo che la maggior parte dei buyback sarà ridotta con un prezzo del greggio intorno a 60 dollari al barile», indica Berenberg.
All’interno del comparto Berenberg ha promosso Energean da hold a buy (target price a 1000 pence), grazie alla reintegrazione degli asset destinati alla vendita nella valutazione dell’azienda «che è positiva per il net asset value e offre maggior liquidità per sostenere dividendi più elevati. Inoltre, la maggior parte della produzione di Energean è basata su prezzi contrattualizzati, che proteggono l’azienda da possibili ribassi delle materie prime.
Shell (categoria A target price rivisto da 40 a 37 euro, rating buy) e Omv (buy e target price a 56 euro) sono le top picks del broker tra le società integrate: Shell punta a far crescere il free cash flow per azione del 10% l’anno fino al 2030, grazie alla disciplina sul capitale e sui costi, alla crescita nel gas naturale liquefatto e al focus sul miglioramento dei rendimenti.
Nel caso di Omv, Berenberg considera la fusione tra Borealis e Borouge come un deal potenzialmente trasformativo per l’azienda, che consente un rendimento da dividendo da leader nel settore: l’11%, con possibilità di crescita. Inoltre, TotalEnergies (buy e target price ritoccato da 69 a 63 euro) continua a registrare la crescita organica più forte nel settore, sia nella produzione convenzionale sia nel settore dell’energia integrata, con un solido bilancio.
«Manteniamo anche il rating buy su Equinor (target price abbassato da 340 a 325 corone norvegesi, ndr), principale beneficiaria dei prezzi del gas elevati in Europa», aggiunge Berenberg che consiglia l’acquisto anche di Galp (target price limato da 21 a 20 euro) e Kistos (target price a 230 sterline).
Invece, ha ribadito il rating hold e tagliato il target price su Eni da 15,50 a 13,50 euro. Il colosso oil italiano guidato da Clauido Descalzi annuncerà i risultati del primo trimestre del 2025 il prossimo 24 aprile. «Ci aspettiamo una produzione in calo su base trimestrale, attorno a 1,65 milioni di barili al giorno, al di sotto della media annuale 2025 che stimiamo a 1,7 milioni di barili al giorno», stima Berenberg. »Ci attendiamo, comunque, che l’attività E&P (Esplorazione e Produzione) risulti più forte rispetto al trimestre precedente, dato che il quarto trimestre ha registrato costi di esplorazione elevati».
Inoltre la divisione Gas & Power di Eni dovrebbe registrare un primo trimestre stagionalmente forte, mentre la divisione Refining & Chemicals (Raffinazione e Chimica) resterà debole, senza reali miglioramenti a livello di margini. D’altra parte, la manutenzione straordinaria prevista per Versalis dovrebbe iniziare ad avere un impatto positivo sui risultati del gruppo a partire dal secondo del semestre 2025, secondo il broker.
Infine, Berenberg non si attende nessun cambiamento nei ritorni agli azionisti nel primo trimestre dell’esercizio. «Riteniamo prematuro un cambiamento della politica di buyback comunicata dall’azienda e ci aspettiamo che Eni mantenga il riacquisto di azioni proprie previsto a 1,5 miliardi di euro per l’intero esercizio 2025. L’azienda beneficerà di proventi significativi dalle cessioni nel corso dell’anno, pari a 3,5 miliardi di euro dalla vendita delle partecipazioni in Enilive e Plenitude, che a nostro avviso sosterranno il buyback», conclude Berenberg. (riproduzione riservata)