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Petrolio, i prezzi esplodono con le sanzioni Usa alla Russia. Cina e India sospendono gli acquisti di greggio russo
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Petrolio, i prezzi esplodono con le sanzioni Usa alla Russia. Cina e India sospendono gli acquisti di greggio russo

23 ottobre 2025, 16:04 Ultimo aggiornamento: 21:07

Il futures sul Brent schizza sopra 66 dollari, dirigendosi verso il rialzo giornaliero più consistente dal conflitto tra Israele e l’Iran. Gli Stati Uniti hanno inserito nella lista nera i colossi petroliferi russi Rosneft e Lukoil. Un’arma a doppio taglio

Il petrolio esplode dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato sanzioni contro le più grandi compagnie petrolifere russe, minacciando le forniture provenienti da uno dei principali Paesi produttori al mondo. Il futures sul Brent schizza del 5,46% a 66,01 dollari al barile, dirigendosi verso il rialzo giornaliero più consistente dal conflitto tra Israele e l’Iran del 13 giugno. Anche il futures sul Wti balza del 5,7% a 61,86 dollari al barile.

Gli Usa mettono nel mirino i colossi petroliferi russi Rosneft e Lukoil

Gli Stati Uniti hanno inserito nella lista nera i colossi petroliferi russi Rosneft e Lukoil. Il primo, guidato dal fedele alleato del presidente russo, Vladimir Putin, Igor Sechin, e Lukoil, società privata, sono i due maggiori produttori di petrolio russi: rappresentano insieme oltre la metà della produzione petrolifera totale del Paese.

Le misure prevedono il congelamento di tutti i beni e le proprietà negli Stati Uniti e il divieto di transazioni finanziarie con queste due società. «Si tratta di sanzioni particolarmente gravi e senza precedenti, che evidenziano il crescente isolamento di Mosca sulla scena internazionale», spiega Saverio Berlinzani, Chief Analyst di ActivTrades.

Cina e India sospendono gli acquisti di greggio russo

Cina e India si sono prontamente adeguate e hanno sospeso anch’esse gli acquisti di petrolio dalla Russia: solo a settembre hanno importato, rispettivamente, 2 milioni e 1,6 milioni di barili al giorno. «Le sanzioni, così come la riduzione degli acquisti di Cina e India, potrebbero avere un impatto significativo sulla guerra in Ucraina, poiché Rosneft e Lukoil sono attori importanti nel settore energetico russo e hanno legami con il governo di Putin, ma anche e soprattutto sul prezzo del petrolio, che vede così diminuire drasticamente l’offerta», avverte Berlinzani.

Secondo gli esperti dell'European Council of Foreign Relations, le sanzioni americane mettono a rischio l'80% delle esportazioni di greggio della Russia. Mentre le tasse provenienti dai settori oil e gas rappresentano circa un quarto del bilancio federale.

È chiaro che tale sospensione può limitare le risorse finanziarie a disposizione del governo russo per sostenere le operazioni nella regione. Tuttavia, è difficile prevedere con esattezza l'effetto che avranno sia sul conflitto in Ucraina sia sui prezzi del greggio nel medio termine. Tecnicamente, precisa Berlinzani, ora il petrolio è in fase di accumulazione, ma sopra quota 66 dollari al barile il possibile obiettivo di medio termine è a 72,50 dollari al barile.

Un’arma a doppio taglio

Non solo. Il divieto di trattare con Rosneft e Lukoil mette a rischio i raffinatori di tutto il mondo di sanzioni secondarie se continueranno a lavorare il greggio di queste società. Per le industrie che dipendono dall’esportazione dei loro prodotti, perdere l’accesso al sistema bancario statunitense e ai mercati dei capitali è un rischio che potrebbero non essere pronte a correre.

La misura arriva in un momento in cui l’offerta globale è abbondante, mentre i Paesi dell’alleanza Opec+ hanno aumentato la produzione di oro nero. «Le ultime sanzioni statunitensi ai maggiori produttori di petrolio russi rappresentano un’escalation significativa e senza precedenti nella campagna di pressione di Washington contro Mosca», ha commentato Jorge Leon, responsabile della ricerca presso Rystad Energy. Questo, unito alla recente ondata di attacchi contro le infrastrutture petrolifere russe, «aumenta sia la prospettiva di gravi interruzioni nella produzione ed esportazione di greggio russo sia il rischio di chiusure forzate della produzione».

L’Ue adotta il 19° pacchetto di sanzioni contro Mosca

Anche perché nel frattempo il Consiglio Europeo ha approvato il 23 ottobre il 19esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Le misure colpiscono il settore degli idrocarburi oltre che quello finanziario e commerciale. L'Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue, Kaja Kallas, ha spiegato che il nuovo pacchetto colpisce anche «banche russe, piattaforme per le criptovalute ed entità in India e Cina». In questo modo, secondo Kallas, per Putin sarà sempre più difficile finanziare la guerra in Ucraina.

Il pacchetto prevede un divieto graduale di importazione del gas naturale liquefatto di Mosca nell’Ue da gennaio 2027 per i contratti a lungo termine e entro sei mesi per i contratti a breve termine, e inasprisce il divieto di transazioni nei confronti di due importanti produttori petroliferi statali russi: Rosneft e Gazprom Neft. L'Ue sta, inoltre, inserendo nell'elenco un conglomerato del Tatarstan attivo nel settore petrolifero russo. Parallelamente, sta adottando misure contro importanti operatori di Paesi terzi che consentono a Mosca di ottenere flussi di entrate. Anche a entità cinesi - due raffinerie e un commerciante di petrolio - che sono acquirenti di petrolio russo.

Mentre per il settore finanziario è previsto un divieto totale di transazione con cinque banche russe. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha definito «molto importanti» sia le sanzioni europee sia quelle decise da Washington. Riguardo, invece, ai beni russi congelati (solo in Europa ammontano a 210 miliardi di euro) ha osservato che i leader Ue dovrebbero prendere una decisione «il prima possibile».

I leader europei, ad eccezione dell'Ungheria, sono disponibili a dare il via libera all'utilizzo degli asset russi congelati per finanziare l’Ucraina. Non si tratterà di un esproprio, ma di un prestito. Un'operazione di finanza creativa che punta a sostenere Kiev senza intaccare formalmente le proprietà di Mosca. L'idea è quella di usare la liquidità russa parcheggiata presso la Bce per emettere un bond europeo. Il ricavato finanzierà prestiti a tasso zero a favore dell'Ucraina, che restituirà i fondi una volta che Mosca avrà saldato tutti i suoi debiti di guerra. A quel punto potrà riottenere il suo credito su Euroclear, la piattaforma finanziaria belga che custodisce circa 175 miliardi di euro di proprietà della Banca centrale di Mosca. Formalmente, dunque, la Russia resta titolare degli asset. L’Europa li fa solo rendere.

Segnali di surplus

Il mercato del petrolio ha già mostrato segnali di surplus. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha previsto che l’offerta mondiale supererà la domanda di quasi 4 milioni di barili al giorno nel 2026. Sebbene l’abbondanza di forniture possa attenuare l’impatto delle sanzioni, queste non vanno sottovalutate.

È anche vero che la Russia ha molta esperienza nell’eludere le sanzioni e il loro impatto finale non è ancora chiaro. In ogni caso ora dovrà trovare mercati alternativi per il suo petrolio. Ciò può significare il ritiro di molti di questi barili dal mercato, costringendo i raffinatori a colmare il vuoto competendo per il greggio dal Medio Oriente e dall’America Latina. (riproduzione riservata)



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