I prezzi del petrolio sono deboli a causa dei timori per la debolezza dell’economia globale e della domanda di carburante. Il Wti si limita a un progresso dello 0,10% a 69,92 dollari al barile e il Brent dello 0,21% a 74,67 dollari al barile, frenati dai commenti da falco del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, e dall'aspettativa di ulteriori rialzi dei tassi di interesse da parte sia della banca centrale americana sia della Bce. «Gli investitori sono combattuti tra le preoccupazioni per un ulteriore aumento dei tassi e i timori di una recessione globale da una parte e l'elevata riduzione delle scorte settimanali di greggio dall’altra», sottolinea Dennis Kissler, vicepresidente senior del trading presso Bok Financial.
In un primo momento il forte calo delle scorte di petrolio negli Stati Uniti aveva offerto sostegno ai prezzi del greggio. La Energy Information Administration statunitense ha detto che le scorte di greggio sono diminuite di 9,6 milioni di barili nella settimana fino al 23 giugno, superando di gran lunga il calo di 1,8 milioni di barili previsto dagli analisti. «Anche i dati sull'inflazione dell'Eurozona (è scesa al 5,5% a giugno, ndr) di oggi, 30 giugno, non fanno male, ma i Pmi cinesi poco incoraggianti non mi riempiono di fiducia», sostiene Craig Erlam, analista di Oanda. «Sembra proprio che i trader siano in attesa di maggiori informazioni sull'inflazione e, di riflesso, sui tassi di interesse, e fino a quando non avremo un'idea migliore dell’outlook, il petrolio rimarrà» in uno stretto trading range.
Proprio le preoccupazioni sull’economia mondiale, più che i fondamentali della domanda e dell'offerta, hanno portato Hsbc a tagliare oggi, 30 giugno, le sue previsioni sul prezzo medio del petrolio Brent per il 2023 a 80 dollari al barile dai precedenti 88 dollari e quelle sul Wti a 76 dollari al barile. La banca d’affari ha notato che i prezzi del greggio sono rimasti al di sotto degli 80 dollari nonostante i nuovi tagli alla produzione da parte dell'Arabia Saudita e dell'Opec+ e ha previsto che questa traiettoria dei prezzi continui per gran parte dell'estate, anche se il deficit di circa 2,3 milioni di barili al giorno per la seconda metà del 2023 potrebbe stimolare un certo slancio verso l'alto.
In vista della riunione dell’Opec che si terrà il 5-6 luglio a Vienna, Robert-Jan van der Mark, Investment Manager, multi-asset investment manager di Aegon AM, invita a prestare molta attenzione al ruolo del Cartello e a non sottovalutare la sua capacità di adeguare l’offerta, anche a costo di effettuare tagli consistenti alla produzione di petrolio.
Nell’ottobre 2022 e nell’aprile di quest’anno, l’Opec ha annunciato due tagli alla produzione di petrolio. All’inizio di giugno, poi, l’Arabia Saudita ha dichiarato un ulteriore taglio di 1 milione di barili. «Nonostante questi chiari segnali dell’Opec, i prezzi del petrolio hanno continuato a registrare negli ultimi due mesi una leggera tendenza al ribasso. Inoltre, la struttura a termine del mercato dei futures del petrolio è inclinata verso il basso. Ciò indica che, secondo i partecipanti al mercato, sarà la domanda a guidare i prezzi nel prossimo futuro e che quindi le aspettative di un rallentamento dell’attività economica avranno un peso maggiore rispetto ai fattori legati all’offerta», spiega Robert-Jan van der Mark.
Ad oggi, l’attività economica in Cina sta ripartendo lentamente, mentre le aspettative economiche per l’UE e gli Stati Uniti indicano ancora un rallentamento nella seconda metà dell’anno. Tuttavia, questo calo della domanda di petrolio sembra già essere completamente scontato. «Il ruolo dell’Opec non dovrebbe essere sottovalutato. Negli ultimi anni, il Cartello ha dimostrato di essere decisamente in grado di adeguare l’offerta e, se necessario, di effettuare tagli alla produzione molto più consistenti per raggiungere i propri obiettivi. Se si guarda al passato recente, inoltre, si può dedurre che il Cartello ha ancora ampio spazio per ulteriori tagli», fa presente l’esperto, aggiungendo che la combinazione tra il rallentamento della crescita già previsto e il margine di intervento dell’Opec «ci rende più ottimisti sul prezzo del petrolio, in quanto riteniamo che i rischi siano al rialzo. Nel breve termine, pensiamo che il prezzo al barile si manterrà tra 70 e 80 dollari. Tuttavia», avverte, «dato il precario equilibrio di mercato, le crescenti tensioni geopolitiche potrebbero portare a picchi di prezzo nel breve termine fino a 100 dollari al barile». (riproduzione riservata)