A giudicare da cure veterinarie, accessori, cibi gourmet e servizi innovativi come wellness, pet-sitting e toelettatura, il modo di dire «vita da cani» merita di finire in soffitta. Negli ultimi quattro anni, secondo l’ultima fotografia del settore condotta da Unioncamere e InfoCamere, il numero di imprese che operano in Italia nei servizi di cura per animali è cresciuto del 32%, con quasi 1.400 nuove attività. Anche le cure veterinarie sono segnalate in forte aumento (+39,4%), a testimonianza di come anche la diagnostica per gli amici a quattro zampe, con costi tutt’altro che risibili, si stia gradualmente affermando.
L’ottimo stato di salute del settore è testimoniato dall’edizione 2025 del rapporto Assalco-Zoomark, che prova a quantificare il fenomeno: il valore della pet economy in Italia - 65 milioni di animali domestici in tutto - viene stimato tra 6,8 e 7 miliardi, trainato dal comparto food che da solo vale 3,1 miliardi e che nel 2024 avrebbe registrato un aumento di valore del 3,7%. La progressione è peraltro avvenuta a fronte di un calo dell’1,4% dei volumi: un trend che conferma il progressivo orientamento dei consumatori verso prodotti premium e di qualità elevata.
Non a caso da diverso tempo anche il mondo del private equity ha messo gli occhi sul comparto dell’economia a quattro zampe. Secondo uno screening effettuato da EY per Milano Finanza, da inizio 2024 a livello europeo sono state effettuate complessivamente 185 operazioni di m&a, di cui 12 relative al mercato italiano. Nella tabella in pagina, la testata specializzata BeBeez ne riassume le caratteristiche delle principali sette.
Tra i protagonisti del consolidamento si sono distinte in particolare Animalia, azienda brianzola in cui nel luglio 2024 è entrato il fondo Charme di Matteo Montezemolo rilevandone il controllo (56%), e Demas, che dal 2020 è sospinta dal private equity transalpino Lbo France e che - sempre nel 2024 - ha rilevato il 100% di Veterinaria Tridentina nel nordest.Nb Aurora ha invece venduto a Ca’ Zampa, controllata dal fondo G Square Capital, il 68,5% del network di cliniche e ospedali veterinari Bluvet.
A livello europeo lo scettro del m&a va senza dubbio al gruppo britannico Independent Vetcare, che ha messo a segno oltre 60 acquisizioni chirurgiche negli ultimi 24 mesi. Una crescita dimensionale che ha attratto anche il gruppo Nestlé, entrato nell’azionariato tramite la controllata Nestlé Purina, una delle più importanti realtà globali specializzate nella produzione di alimenti e prodotti per la cura degli animali domestici.
Tornando in Italia, buona verve si è registrata anche nel segmento petfood. Sempre nel 2024 il deal più importante a livello dimensionale è stato per distacco l’acquisizione di Arcaplanet da parte del gigante tedesco Fressnapf, avvenuta nel luglio scorso. L’operazione ha dato vita a un gruppo da oltre 5 miliardi di euro di fatturato e ha peraltro visto il venditore, Cinven, reinvestire parte dell’incasso per assicurarsi proprio una quota di Fressnapf. Segnale inequivocabile della fiducia che la private equity firm britannica, uno dei giganti del settore, ripone in questo mercato.
Altre operazioni ancora hanno riguardato l’acquisizione di Camon da parte di Mindful Capital Partners - che si affianca a Croci nella creazione di un polo italiano dell’accessoristica per animali - e le nozze tra Sanypet (Forza10) e Natural Line, quest’ultima sostenuta dall’austriaca Codico, che hanno portato alla nascita di Nasta Petfood.
Al momento nel 2025 non si registrano operazioni significative di m&a nella penisola, ma diversi dossier nel pet food e nel pet care - sottolinea ancora l’analisi di EY - sono in fase avanzata e potrebbero concretizzarsi entro l’anno. Diversi gli elementi citati per sostenere questa tesi: la sostanziale riattivazione delle operazioni grazie a una maggiore stabilità macroeconomica e alla disponibilità di capitale; l’attrazione in atto di player internazionali e investitori alternativi, con fondi di private equity pronti a valutare dismissioni strategiche; le valutazioni che si mantengono su livelli interessanti per asset di qualità; grandi gruppi come Mars, Nestlé Purina, Jab e Affinity da tempo alla ricerca di brand e strutture da integrare.
«La pet economy continuerà a crescere nel 2025 trainata da trend strutturali», assicura Francesco Serricchio, EY Parthenon Italia, head of consumer products & retail. In questo contesto «l’Italia guadagna centralità a livello europeo e il m&a è sempre più leva strategica per acquisire brand, competenze e prossimità al cliente, in un mercato che evolve verso modelli integrati. Ci aspettiamo che l’attività di m&a mantenga buon ritmo».
Nel frattempo si sono tenuti diversi round seed di venture capital, operazioni che puntano a far crescere dimensionalmente realtà giovani e promettenti. In Italia la più importante si è chiusa qualche giorno fa e dopo un’analoga iniezione di capitale che nell’autunno scorso aveva portato nuova finanza per 430 mila euro ha visto la startup Pelomatto chiudere un round da 600 mila euro sostenuto da Mamazen. Fondata nel 2023, la pmi gestisce un servizio di toelettatura a domicilio e a fronte di una crescita mensile costante del 25% punta alla fine di quest’anno a raggiungere un fatturato di 1,5 milioni.
Dal crescente interesse per la pet economy non si è sottratto neppure il risparmio gestito, fronte su cui diverse case d’investimento hanno lanciato prodotti retail per cavalcare il trend. Precursore a inizio 2019 è stato Pet and Animal Wellbeing, un comparto tematico della sicav di Allianz focalizzato esclusivamente su aziende che operano nel settore degli animali domestici (o che detengono una quota rilevante della propria attività in questo ambito. Forte di un nav che a metà maggio contava poco meno di 245 milioni di dollari, secondo la classificazione di Assogestioni viene inquadrato tra i fondi azionari internazionali e prevede uno stacco annuale dei dividendi (yield dell’1,8% negli ultimi 12 mesi). Il rendimento annualizzato negli ultimi 5 anni rasenta il 4% anche se al momento il 2025 non arride: la performance da inizio gennaio è infatti negativa del 6,6%. (riproduzione riservata)