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Sam Altman, ceo e fondatore di OpenAI
Sam Altman, ceo e fondatore di OpenAI
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Perché scommettere su OpenAI è un atto di fede

di Fabio Pavesi
25 ottobre 2025, 02:00

OpenAI, guidata da Sam Altman, vale 500 miliardi ma brucia cassa e non prevede profitti prima del 2029. Tra contratti con big tech e investimenti miliardari, il futuro è un’enorme scommessa per fondi e aziende partner

Girano numeri di ogni tipo e cifre spesso fantasmagoriche su OpenAI, la creatura di Sam Altman (il padre di ChatGpt) che si sta espandendo in tutti i campi dell’intelligenza artificiale. Numeri non verificabili, dato che la società non è quotata. L’ultima valutazione, dopo un round di vendite delle sue azioni dai dipendenti agli investitori per 6,6 miliardi di dollari, attribuisce a OpenAI, un valore monstre di 500 miliardi di dollari.

Solo a inizio anno si parlava di 300 miliardi. Ovviamente sono valutazioni scritte su un pezzo di carta. E del tutto opinabili. Un dato più certo è la crescita impetuosa, con il fatturato che ogni anno si moltiplica per 3, frutto di accordi e contratti spesso incrociati con i big del tech.

Il business costoso della regina delle startup

Però OpenAI, per ora e per molti anni ancora, brucerà miliardi di dollari di cassa e i profitti, se e quando arriveranno, sono stimati dalla stessa società non prima del 2029. Fino ad allora OpenAI sarà certo la regina delle startup ma come tutti i business in fase di costruzione i costi e gli investimenti supereranno i fatturati.

Società di consulenza e ricerca come Sacra stimano che i ricavi per l’intero 2025 dovrebbero attestarsi a 13 miliardi di dollari, ma con una perdita netta pari al fatturato. Certo, la corsa del fatturato grazie agli abbonamenti a ChatGpt, ma anche ai contratti con le imprese, è imponente, ma con esso salgono i costi per lo sviluppo: dai data center al fabbisogno di energia fino agli investimenti in nuovi processi sempre più sofisticati.

La stessa società, come ha riportato il sito The Information ripreso da Bloomberg, ha preventivato di poter bruciare cassa per 115 miliardi di dollari fino al 2029, una cifra monstre salita dagli 80 miliardi previsti pochi mesi fa.

La scommessa da un trilione di dollari

A fronteggiare tale dispendio di risorse ovviamente saranno i contratti e le licenza che OpenAI sta stipulando a raffica con i giganti del tech. L’ultimo contratto con Oracle vale 300 miliardi di dollari, mentre quello stipulato in precedenza con Nvidia valeva 500 miliardi e quello con Amd 270 miliardi.Un portafoglio che vedrebbe OpenAI, se tutto andrà come si prevede, realizzare fatturati dal 2030 in poi per un trilione di dollari.

Come si vede, date le cifre e le variabili in gioco, scommettere su OpenAI è un atto di fede. Come del resto ci sta abituando la new wave dell’AI in tutto il mondo. Altman punta in alto ma dovrà vedersela con la realtà, che può giocare brutti scherzi nei prossimi anni.

Chi finanzia Altman?

Già, ma come trova le risorse miliardarie per diventare un giorno profittevole? Come si finanzia Altman? Con la grande finanza e con i big del tech. Si chiamano round di finanziamento e finora il bottino della raccolta è stato di 57 miliardi di dollari.

Tra gli investitori della prima ora figurano Microsoft con 14 miliardi, il fondo Thrive Capital e soprattutto Softbank, che ha impegnato sul sogno di Altman ben 30 miliardi di dollari. E tanti altri investitori istituzionali ammaliati dai ritmi di crescita dei ricavi, senza però utili.

OpenAI tra profitti e rischi

Di fatto siamo in presenza di un enorme circolo che da virtuoso può trasformarsi in vizioso. La stretta interconnessione tra i finanziatori di Altman e le sorti future di OpenAI coinvolge la grande finanza e i concorrenti diretti.

Se le cose andranno come previsto, tutti guadagneranno. Parte dei profitti futuri di OpenAI finiranno nelle tasche dei fondi e delle big tech. Ma se il sogno non si realizzerà, allora saranno dolori per tutti. (riproduzione riservata)



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