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Perché le grandi banche di Wall Street detengono T bond ai massimi dal 2007

28 aprile 2026, 09:45 Ultimo aggiornamento: 09:57

I cosiddetti primary dealer,  le grandi banche che sottoscrivono il debito pubblico statunitense, detengono 550 miliardi di titoli di Stato Usa. Ovvero quasi il 2% del totale, come non avveniva dai tempi del crack di Wall Street

I portafogli di Treasury in mano a Wall Street sono saliti ai livelli più alti dalla crisi finanziaria globale, complice l’allentamento delle regole da parte dell’amministrazione Trump.

Ai primary dealer 550 miliardi di dollari di T bond 

I valori netti di T bond detenuti dai primary dealer — le grandi banche che sottoscrivono il debito pubblico statunitense — sono salite quest’anno a 550 miliardi di dollari in media, da meno di 400 miliardi del 2025. I calcoli sono del Financial Times e fanno riferimento ai dati della Federal Reserve di New York. Queste posizioni rappresentano quasi il 2% dell’intero mercato dei Treasury (vale 31.000 miliardi di dollari), nonché la quota più alta dal 2007.

I primary dealer sono intermediari finanziari autorizzati (banche o imprese di investimento) che operano come market maker sul mercato dei titoli di Stato. Acquistano titoli direttamente dal Tesoro, garantendo liquidità sia nelle aste (mercato primario) che negli scambi successivi (mercato secondario). Analisti e investitori del settore finanziario ritengono che l’allentamento delle regole sul capitale negli Stati Uniti stia incentivando le grandi banche a facilitare maggiormente gli scambi sui Treasury, aiutandole a recuperare parte del terreno perso dopo la crisi del 2008 a favore di altri operatori finanziari.

Il ruolo dell’Srl, ora più lasco

«Le banche oggi svolgono un ruolo di intermediazione più ampio grazie ai cambiamenti normativi», il commento di Ajay Rajadhyaksha, responsabile globale della ricerca di Barclays. Alla fine dello scorso anno, le autorità di vigilanza statunitensi hanno allentato il cosiddetto enhanced supplementary leverage ratio (SLR), che stabilisce quanto capitale — non ponderato per il rischio — le maggiori banche americane devono detenere rispetto al totale degli attivi.

Il ruolo di Bowman nella Fed (una nomina di Trump)

La misura, promossa dalla governatrice della Fed Michelle Bowman, è stata accolta con favore dai vertici di Wall Street, che da tempo sostenevano che regole patrimoniali più stringenti avessero allontanato le banche dall’attività di market making.

Bowman, nominata dal presidente Donald Trump lo scorso anno, aveva sottolineato che se da un lato le norme post-2008 hanno reso le banche più sicure, dall’altro hanno limitato alcune attività a basso rischio e reso più fragile il mercato dei Treasury.  Mark Cabana, responsabile della strategia sui tassi Usa di Bank of America, ammette che era «scettico sul fatto che queste modifiche potessero incidere in modo significativo sulla disponibilità delle banche a detenere Treasury. Ma ora abbiamo evidenze che l’Slr ha avuto un impatto sulle posizioni dei dealer, che sono aumentate in modo rilevante negli ultimi mesi».

Il ruolo degli hedge fund

Anche Morgan Stanley ha segnalato questo mese di aver allocato più capitale al trading sui Treasury grazie alle modifiche della normativa. Prima della crisi finanziaria, le grandi banche erano i pilastri del mercato dei Treasury. Da allora, però, hedge fund e operatori specializzati hanno assunto un ruolo molto più ampio. La loro crescita come acquirenti e market maker è stata fondamentale in un periodo di tagli fiscali e massicci programmi di spesa che hanno spinto il deficit federale al 6% del pil.

Tuttavia, questi nuovi attori hanno alzato nel frattempo la leva finanziaria, aumentando il rischio di stress. La Fed è dovuta intervenire durante le turbolenze del 2020, rese ancora più forti dal dover smontare in fretta una strategia sui bond molto diffusa tra gli hedge fund.

Yesha Yadav, professoressa alla Vanderbilt Law School esperta di regolamentazione dei Treasury, ha avvertito che, poiché le banche non sono obbligate a fare market making, non è garantito che regole più morbide le riportino stabilmente nel mercato. Un avvertimento condiviso anche da Jay Barry, responsabile globale della strategia sui tassi di JP Morgan: «I primary dealer non torneranno a svolgere il ruolo che avevano prima del 2008. Il trading oggi funziona in modo diverso». Anche se l’intermediazione sta tornando, la struttura del mercato è cambiata: hedge fund e trader ad alta frequenza pesano molto di più, e questo non cambierà», ha aggiunto.

La riforma dell’Slr si inserisce in un più ampio processo di deregolamentazione negli Stati Uniti che ha sostenuto i profitti delle grandi banche di Wall Street ed è stato uno dei fattori alla base dei buyback record nel primo trimestre 2026. Il mese scorso le autorità hanno proposto una riduzione dei requisiti patrimoniali per le maggiori banche Usa. (riproduzione riservata)



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