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Perché l’inoccupazione a tempo indeterminato sarà la nuova normalità

di Filippo Ghirelli
30 marzo 2023, 09:40 Ultimo aggiornamento: 21:53

Siamo all’alba di una distruzione culturale di ciò che il lavoro rappresenta nella società contemporanea | AI, l'allarme di Elon Musk: mette a rischio l'umanità, serve una pausa

Accade che il mondo rimanga affascinato dai cosiddetti turning point, quando qualcosa di realmente dirompente si appropria della nostra attenzione al punto tale da non consentire più un ritorno al passato. Tuttavia la nostra soglia di sensibilità a questi «punti di svolta» appare impalpabile. L’invasività dei social network e la velocità con la quale passiamo da un contenuto all’altro ha determinato l’assuefazione al cambiamento che ci fa dare per scontati comportamenti che sembravano impossibili da adottare.

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L’accelerazione che l’intelligenza artificiale sta imponendo alle nostre vite illudendoci che essa rappresenti un Google evoluto al quale chiedere qualsiasi cosa (financo farsi dire cosa chiedere), rappresenta un primo elemento della nostra «distruzione di prossimità». Uno studio commissionato da Bank of America mostra come, dal 1985 a oggi, il numero di impiegati necessari, in termini reali, per produrre 1 milione di dollari in una società S&P500 sia passato da 8 a meno di 2. Questo significa che in 40 anni il numero di persone necessarie a compiere quel fatturato è calato di 2 unità ogni 10 anni. Nello stesso periodo, la popolazione mondiale è raddoppiata.

La parte di mondo che produce di più occupa sempre meno persone. L’assaggio di potenzialità di queste settimane di ChatGPT ha messo il turbo a una fase che, nei prossimi 4-7 anni, determinerà la perdita di posti di lavoro per circa il 70% delle posizioni impiegatizie e professionali, producendo una fascia di disoccupati impossibile da riqualificare tramite reskilling, se non per coloro che si specializzeranno in intelligenza artificiale (il che significherebbe un rapporto di circa 1 a 25).

Siamo all’alba di una distruzione culturale di ciò che il lavoro rappresenta nella società contemporanea e il fenomeno della desertificazione occupazionale comporterà che la fascia rimanente gestirà processi aziendali altamente performanti con remunerazioni personali monstre e utili per le aziende di ordini di grandezza superiori all’oggi.

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Molte persone entreranno inizialmente in nuove sottofasce di povertà stratificata resa sostenibile dal possesso di asset (per esempio la prima casa) per poi assestarsi su posizioni sussidiate dallo Stato che, a sua volta, dovrà necessariamente incrementare le corporate tax (categorizzate in base al settore di attività) fornendo servizi sociali per gestire i conflitti. Soprattutto, accadrà qualcosa di mai visto nella storia dell’umanità: l’inoccupazione a tempo indeterminato.

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Miliardi di persone si troveranno a dover cambiare il proprio modo di pensare rispetto alla necessità di passare dal lavorare per vivere a quello di «vocazionare» per vivere. Ciascuno di questi individui necessiterà di compiere un percorso psicologico volto a occuparsi delle proprie vocazioni più intime, perché questo è quello che il metaverso vorrà da loro. Le abilità, le passioni, le competenze traslocheranno a basso prezzo nell’universo di Zuckerberg. Concerti, shopping, incontri, vacanze potranno essere svolti in un ambito nuovo e non è escluso che i governi sussidino le relative monete virtuali.

La geometria delle aziende industriali verrà profondamente alterata da nuove necessità non fisiche. All’intelligenza artificiale verranno affidate scelte di qualità, incluse alcune di governo, oltre a essere immaginabile il crollo inesorabile dei titoli di studio. Il cocktail mortale d’intelligenza artificiale (che beneficerà di grande attenzione da parte di aziende che non trovano più specialisti o, ove li trovino, siano costrette a politiche di job retention molto aggressive) e social media, potrà decretare la cancellazione integrale della cultura del lavoro sul quale, per esempio, la nostra Repubblica si fonda.

Occorre immaginare uno Stato che andrà a due velocità, concentrandosi in maniera socialista verso la grande fascia dei Vocazionali e consentendo enormi concentrazioni di produttività nella limitata fascia dei Prestazionali. Non è un futuro distopico. Marte si metta l’anima in pace. (riproduzione riservata)

presidente esecutivo Genera Group



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