L’Europa è a un bivio cruciale. La crescente instabilità geopolitica e le tensioni con gli Usa, mentre prosegue l’aggressione russa in Ucraina, hanno reso evidente che la sicurezza e la difesa della sovranità non possono più essere delegate a terzi. L’Unione Europea ha iniziato da tempo un percorso di rafforzamento del proprio settore della difesa, ma gli investimenti finora stanziati sono insufficienti.
Il piano di acquisti congiunti e investimenti da 1,5 miliardi di euro varato due anni fa con obiettivi ambiziosi di commercio intraeuropeo è un segnale importante. Ma il settore resta profondamente frammentato: produciamo 17 modelli di carri armati, 29 di fregate e 20 di caccia.
A questa inefficienza strutturale si aggiunge un paradosso: l’acquisto di armamenti dagli Usa è aumentato vertiginosamente nel tempo arrivando a valere nel 2023 circa il 60% degli armamenti europei. La Commissione Europea nei giorni scorsi ha stimato che l’«era del riarmo» richiederà circa 800 miliardi di euro di investimenti. Non basteranno le risorse pubbliche: sarà necessario attrarre capitali privati, superando gli ostacoli normativi e culturali che finora hanno limitato il coinvolgimento del settore finanziario.
L’introduzione dei criteri Esg ha portato molti investitori a escludere la difesa dal proprio universo investibile, creando un corto circuito tra la necessità di sicurezza e la transizione sostenibile. Ma davvero questi due obiettivi sono inconciliabili?
La regolamentazione Esg non vieta il finanziamento del settore della difesa, ma l’interpretazione restrittiva di molti investitori ha creato una situazione in cui le imprese del comparto faticano a reperire risorse, soprattutto se private e di medie e piccole dimensioni. La difesa, però, non è un settore come gli altri: garantisce la sovranità, e senza sovranità non può esistere alcuna transizione sostenibile.
Inoltre, investire nella difesa non è solo una necessità per la sicurezza, ma rappresenta anche un volano economico e tecnologico. La spesa militare ha storicamente generato ricadute positive sul pil (un euro speso in difesa si trasforma in una crescita del pil tra 0,6 e 1,2 euro) creando occupazione e favorendo la crescita di settori strategici come l’aerospazio, la cybersecurity e l’intelligenza artificiale. Molte innovazioni rilevanti, dal gps a Internet, hanno avuto origine da investimenti in ambito difensivo. Una maggiore attenzione agli investimenti nella difesa potrebbe quindi accelerare l’innovazione e rafforzare la competitività dell’industria europea.
Ma come attrarre capitali privati per la difesa europea? Servono azioni concrete su più livelli: Creare un quadro normativo chiaro e incentivante: l’Ue deve fornire linee guida precise che riconoscano la difesa come un settore strategico e legittimo per gli investimenti Esg. Questo può avvenire attraverso una revisione della tassonomia europea della finanza sostenibile, includendo criteri che valorizzino il ruolo della difesa nella stabilità del continente. Istituire fondi di investimento specializzati: la creazione di eurobond dedicati alla difesa, magari sostenuti dalla Banca Europea per gli Investimenti, potrebbe fungere da catalizzatore per attrarre capitali privati, mitigando i rischi percepiti e garantendo un ritorno economico.
Sviluppare strumenti finanziari innovativi: l’emissione di defense bond, ovvero titoli di debito dedicati al finanziamento di progetti di difesa, potrebbe rappresentare una soluzione per coinvolgere investitori istituzionali. Creare strumenti di risparmio per il retail: dai Bot per la difesa ai libretti di risparmio dedicati al settore, in scia a quanto si sta facendo in Francia.
Favorire tecnologie dual use: Molte innovazioni nate in ambito civile trovano applicazione nel settore militare. Incentivare gli investimenti in tecnologie a duplice uso potrebbe ridurre il conflitto etico per gli investitori, favorendo l’afflusso di capitali senza compromettere i principi Esg. Servono scelte coraggiose e una nuova visione per il settore della difesa: l’Europa deve investire nella propria autonomia strategica e mobilitare il capitale privato è un passaggio essenziale. (riproduzione riservata)
*Klecha & Co.