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Perché comprare le banche europee sui ribassi è un affare secondo Unicredit
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Perché comprare le banche europee sui ribassi è un affare secondo Unicredit

08 aprile 2025, 10:22 Ultimo aggiornamento: 10:50

Le banche europee hanno sottoperformato l’azionario nel suo complesso per quattro motivi, secondo Michael Teig, credit strategist di Unicredit, che spiega perché sono un’occasione a questi prezzi

L’annuncio dei dazi statunitensi ha provocato una massiccia ondata di vendite sui mercati azionari globali, con le banche europee che hanno sottoperformato l’azionario europeo nel suo complesso. Michael Teig, credit strategist di Unicredit, ha analizzato i fattori alla base di questa performance.

«Data la solidità dei fondamentali delle banche europee e la nostra convinzione che la qualità dei loro attivi rimarrà elevata, riteniamo che le valutazioni attuali siano sempre più interessanti», spiega l’esperto di Unicredit. L’indice Euro Stoxx Banks ha perso il 18% dal Liberation day di Donald Trump, sottoperformando l’indice più ampio, lo Stoxx Europe 600: -12%.

Nonostante quest’ondata recente di vendite, le banche hanno guadagnato il 7% dall’inizio dell’anno rispetto al -7% dello Stoxx Europe 600. Questo riflette, spiega Teig, un cambiamento nel sentiment degli investitori, che si stanno spostando dai titoli statunitensi con valutazioni più elevate verso le azioni europee di valore. Inoltre, le banche hanno fornito outlook costruttivi su ricavi e qualità degli attivi durante le conference call sui risultati del quarto trimestre del 2024.

Per l’esperto di Unicredit la sottoperformance delle banche innescata dai dazi reciproci annunciati dagli Stati Uniti è attribuibile a quattro motivi: prese di profitto da parte degli investitori dopo la forte performance da inizio anno delle banche; aspettative di crescita economica più deboli, che potrebbero influenzare negativamente la crescita dei prestiti bancari e costringere la Bce a tagliare i tassi in modo più aggressivo, riducendo così il margine di interesse netto delle banche; aspettative di una crescita più lenta del pil, o addirittura il rischio di recessione, che inciderebbero negativamente sulla qualità del credito delle banche europee; la debolezza dei mercati azionari che riduce l’outlook sulle commissioni derivanti dalla gestione patrimoniale e da operazioni di m&a.

Sebbene le banche rimangano esposte all’incertezza economica causata dai dazi Usa, in quanto rappresentano un’esposizione macroeconomica con leva, «riteniamo che l’ondata recente di vendite sia eccessiva, considerando i fondamentali storicamente solidi delle banche europee», sottolinea teig. Ad esempio, nel quarto trimestre del 2024, il ratio medio dei crediti deteriorati (npl), un indicatore chiave della qualità del credito degli istituti, è rimasto al di sotto del 2%. Si tratta di un valore in linea con i trimestri precedenti, molto basso rispetto agli standard storici e decisamente inferiore rispetto ad altre fasi di crisi passate delle banche.

Tuttavia, a fronte dell’incertezza generata dalla guerra commerciale, Teig si aspetta che i rischi per la qualità degli attivi delle banche europee aumentino con i portafogli di prestiti al settore manifatturiero particolarmente vulnerabili. Le previsioni del consenso per le banche incluse nell’indice Euro Stoxx 600 Banks indicano un aumento graduale degli accantonamenti per perdite su crediti nel 2025 e nel 2026 rispetto al 2024. «Le banche in Germania e Austria saranno probabilmente osservate con particolare attenzione, dato che i loro portafogli di prestiti alle imprese mostravano già segnali di indebolimento nella seconda metà del 2024 e una quota significativa delle esportazioni di entrambi i Paesi è diretta verso gli Stati Uniti», precisa l’esperto di Unicredit.

Nonostante il contesto in peggioramento, la qualità complessiva degli attivi delle banche europee dovrebbe rimanere solida. I livelli di disoccupazione nell’Ue restano bassi e la disoccupazione è il principale fattore che influenza la qualità degli attivi delle banche. La prospettiva di tassi d’interesse in calo (la crisi finanziaria ha rafforzato al 90% le scommesse di un altro taglio dei tassi da parte della Bce la prossima settimana) dovrebbe ridurre i rischi di rifinanziamento per i debitori e attenuare i rischi estremi nel settore immobiliare commerciale, anche se chi accede al credito resta esposto a un’incertezza economica maggiore rispetto ai mesi precedenti.

La prima linea di difesa per le banche è una redditività più elevata. «Con un ritorno stimato sul capitale (Roe) dell’11% nel 2025, le banche europee potrebbero assorbire un aumento moderato degli accantonamenti per perdite su crediti, a differenza dei livelli di redditività molto più bassi registrati durante crisi precedenti», spiega Teig. In sintesi, quindi, sebbene la forte ondata di vendite sulle azioni bancarie sia coerente con le precedenti fasi di avversione al rischio nei mercati, «le banche oggi godono di fondamentali molto migliori. Riteniamo che il settore bancario europeo sia interessante ai livelli di valutazione attuali, con un rapporto prezzo/utili stimato per il 2026 pari a 6,7, ben al di sotto di quello dello Stoxx Europe 600, che si attesta a 11,5». (riproduzione riservata)



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