Worldline tenta di rialzarsi dopo anni difficili attraverso un’operazione di sistema sostenuta dalle principali banche francesi. L’azienda di pagamenti ha annunciato un aumento di capitale da 500 milioni di euro per condurre in porto il piano di rilancio e ricostruire la fiducia degli investitori, duramente provata da risultati deludenti, problemi di governance e un crollo del titolo in borsa del 97% rispetto ai massimi del 2021, quando la capitalizzazione superava i 20 miliardi.
L’operazione, prevista in due fasi, segna insomma l’avvio di una nuova strategia industriale e finanziaria che, un tempo fiore all’occhiello della tecnologia francese, si trova oggi a dover riconquistare credibilità e stabilità.
La prima fase prevede una sottoscrizione riservata da 110 milioni destinata a tre partner di rilievo: Bpifrance, Crédit Agricole e Bpn Paribas. Questi istituti, che insieme si sono impegnati per circa 135 milioni, sosterranno anche la seconda fase dell’aumento, un’operazione in opzione da 390 milioni aperta a tutti gli azionisti.
Al termine del rafforzamento patrimoniale, previsto per il primo trimestre del 2026, la nuova struttura azionaria vedrà Bpifrance detenere il 9,6% del capitale, Crédit Agricole il 9,5% e Bnp Paribas il 7,9%. L’ingresso dei tre colossi bancari, in particolare della banca pubblica francese per lo sviluppo industriale, è un segnale forte del sostegno istituzionale al rilancio di Worldline.
Negli ultimi anni Worldline ha dovuto affrontare una serie di ostacoli che ne hanno minato la solidità. Le difficoltà nel trattenere i clienti, i ripetuti profit warning e l’instabilità della governance hanno contribuito a deteriorare la fiducia del mercato. A tutto questo si è aggiunto un contesto macroeconomico sfavorevole, con il rallentamento dei consumi che ha pesato sull’intero settore dei pagamenti digitali.
Sul fronte reputazionale, la società è stata inoltre colpita da un’inchiesta penale in Belgio per presunto riciclaggio di denaro nella sua filiale locale. Un ulteriore colpo d’immagine che ha aggravato la perdita di fiducia degli investitori istituzionali.
Nel 2025 Worldline prevede di chiudere con una generazione di cassa libera compresa tra la parità e una perdita di 30 milioni di euro, a causa di utili in calo e costi di ristrutturazione elevati. Tuttavia, il gruppo guarda oltre la fase critica e fissa obiettivi ambiziosi per il medio periodo: crescita dei ricavi del 4% annuo tra il 2027 e il 2030, un miliardo di euro di utile operativo e ritorno al free cash flow positivo già nel 2027.
Per sostenere la ristrutturazione, Worldline punta inoltre a dismettere alcune attività non strategiche, tra cui la divisione mobility, le operazioni nordamericane e il business di gestione elettronica dei dati. Le cessioni dovrebbero generare fino a 400 milioni di liquidità aggiuntiva, utile a ridurre il debito e finanziare gli investimenti nel core business.
Nei mesi scorsi nelle banche d’affari è emersa anche un’opzione alternativa per rilanciare Worldline, il matrimonio con il competitor italiano Nexi. L’operazione avrebbe buoni fondamentali industriali ma i governi di Roma e di Parigi sono riluttanti soprattutto per le problematiche di governance che un deal porrebbe. Del resto proprio la salita di Cdp al 19% avvenuta nei mesi scorsi attesta l’attenzione del governo per il futuro del del gruppo milanese guidato da Paolo Bertoluzzo e per la difesa della sua italianità. (riproduzione riservata)