Dalla famiglia Catelli del gruppo ArtSana (Chicco e Prenatal) ad Angelini Investments, dal chief strategist di EssilorLuxottica Leonardo Maria Del Vecchio (figlio di Leonardo Del Vecchio) al presidente di Assolombarda Alessandro Spada. E ancora: da Banor Alternative Assets ad Arca Space Capital (fondo di private equity della scuderia Arca sgr), dalla famiglia Borromeo Arese al presidente di Digited Gianandrea Debernardis.
È affollato il parterre dei nuovi investitori in Rina, la multinazionale italiana da 725 milioni di euro di ricavi nata nel 2000 dal Registro Italiano Navale, che ha appena aperto i cantieri del riassetto azionario. Un riassetto che vede l’ingresso - come principale socio di minoranza - del Fondo Italiano di Investimento (FII) al termine del quale, trascorso un periodo di 3-5 anni, la rotta di Rina porterà a Piazza Affari.
Con sede a Genova e presieduto da Ugo Salerno, il gruppo è attivo nella certificazione navale, aziendale e ambientale e si occupa anche di consulenza ingegneristica, digitalizzazione, difesa, cybersecurity, energie rinnovabili, decarbonizzazione e idrogeno. È presente in oltre 70 Paesi e impiega 5.300 dipendenti.
Dopo l’uscita dalla compagine a inizio anno dei fondi di private equity riuniti nel veicolo Naus, con la presenza di Vei Capital, Nb Renaissance e Vsl, l’azionariato vedeva il Registro Navale Italiano con il 70% delle quote, il management con un 3% circa e il restante 27% trasformato in azioni proprie. I titoli dei fondi erano stati acquistati dalla stessa società. Lo scorso agosto era stato annunciato poi l'ingresso in Rina del fondo guidato da Davide Bertone e di cui Cdp possiede il 55%. Un ingresso che è stato perfezionato ieri.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, il Fondo Italiano d’Investimento è entrato con un veicolo denominato Superba One, società che vede nella compagine azionaria anche Bnp Paribas, Banca Ifis, Arca e le famiglie Dompè e Marzotto, due nomi blasonati del capitalismo italiano. Nel capitale di Superba One figura anche E-Tic Coinvest, una newco creata ad hoc per investire in Rina e nel cui libro soci ci sono altri esponenti del mondo imprenditoriale nazionale.
A quanto risulta sono 20: fra questi la famiglia Catelli (con le holding Alfi e Africa), Angelini Investments (braccio finanziario del gruppo Angelini Industries), Lmdv Capital (il family office di Leonardo Maria Del Vecchio), Sandra Braggiotti (figlia del banchiere Enrico), Federico Borromeo Arese (attraverso la holding personale Fabiofilzi) e il presidente di Assolombarda Alessandro Spada (con Safe Investment Holding). Della compagine fa parte anche il numero uno di Digited Gianandrea Debernardis (con Gdb), Banor e alcune società (Blufin ed Ergon) controllate da Spafid, la storica fiduciaria del gruppo Mediobanca.
In E-Tic Coinvest figura anche un altro veicolo: la E-Tic Partners che raggruppa altri soci singoli, fra cui lo stesso amministratore delegato di Banor Massimiliano Cagliero. In tutto, secondo quanto riferiscono alcune fonti vicine al dossier, nel veicolo Superba One si contano almeno 26 azionisti, ma il numero potrebbe essere maggiore. Bocche cucite invece sui singoli pesi interni, in particolare di Fii e E-Tic Coinvest.
L’ingresso di Superba One è avvenuto con un’iniezione di capitali fino a 180 milioni sotto forma di equity, che corrisponde a una partecipazione di minoranza del 33%. Registro Italiano Navale mantiene la maggioranza, mentre i manager aziendali hanno partecipato all’operazione mettendo in portafoglio circa il 4% del capitale. Le risorse serviranno per supportare il piano strategico che attraverso la crescita organica (che non esclude acquisizioni) punta a raggiungere 1,1-1,2 miliardi di ricavi entro il 2027 con ebitda al 15%. Salerno ha lasciato le deleghe di amministratore delegato a Carlo Luzzatto. (riproduzione riservata)