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Per le banche europee sale il rischio di credito. Nel primo semestre gli accantonamenti su perdite sono cresciuti del 18%
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Per le banche europee sale il rischio di credito. Nel primo semestre gli accantonamenti su perdite sono cresciuti del 18%

09 giugno 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 10 giugno 2025, 10:44

L’analisi dell’agenzia S&P: pesano i timori per un deterioramento dell’attivo in un contesto di crescente incertezza globale. Malgrado i forti progressi fatti, Mps resta l’istituto con il tasso di esposizioni problematiche più alto tra i big

Nelle banche europee sale il livello di attenzione per le perdite sui crediti. Nel primo trimestre i principali istituti del Vecchio Continente hanno aumentato gli accantonamenti del 18% su base annua, alimentando i timori di un deterioramento della qualità dell’attivo in un contesto di incertezza macroeconomica globale.

Lo spiega S&P in un report appena pubblicato sull’argomento. In documento parte da un’analisi condotta sui bilanci di 45 grandi banche: le rettifiche sono salite a 11,48 miliardi, rispetto agli 8,45 miliardi dello stesso periodo del 2024 e ai 9,72 miliardi del primo trimestre 2024. Su base trimestrale si registra invece un calo del 5,8% rispetto ai 12,19 miliardi tra ottobre e dicembre 2024.

I dati sono in linea con le previsioni formulate dalla Bce nella Financial Stability Review pubblicata il 13 maggio. Secondo Francoforte la qualità del credito resta nel complesso solida, ma le tensioni sul fronte del commercio internazionale potrebbero far lievitare sia i crediti deteriorati sia i costi di accantonamento, soprattutto per le banche più esposte ai settori dipendenti dall’export extra-Ue. Bce ha inoltre segnalato preoccupazioni sui modelli interni utilizzati dalle banche per stimare le perdite attese.

Eventi straordinari, come la recente impennata dei dazi Usa o la pandemia, hanno evidenziato i limiti dei modelli previsionali, causando forti discrepanze nel modo in cui gli istituti interpretano e coprono i rischi emergenti.

Tornando ai dati di S&P, diciassette banche del campione hanno riportato un aumento trimestrale del problem loan ratio, cioè del rapporto tra crediti deteriorati lordi e totale impieghi, mentre per 18 l’incremento è stato solo su base annua.

I numeri delle singole banche

Tra queste spicca Barclays, che ha registrato la crescita più marcata del rapporto di crediti problematici tra gli istituti britannici. Il gruppo ha accantonato 74 milioni di sterline per coprire i rischi legati all’incertezza macroeconomica degli Usa, pur specificando che i portafogli non mostrano ancora segnali concreti di deterioramento.

Anche Lloyds ha aumentato gli accantonamenti a 309 milioni di sterline, dai 57 milioni dell’anno precedente, di cui 100 milioni riconducibili ai rischi daziari. «Non stiamo reagendo a eventi già in atto, ma ci stiamo preparando a ciò che potrebbe verificarsi», ha dichiarato il cfo William Chalmers

Sul fronte italiano S&P ricorda che Unicredit ha annunciato accantonamenti per circa 800 milioni nell'ambito della potenziale acquisizione di Banco Bpm, per portare in tal modo la qualità dell'attivo della target ai suoi livelli. Mediobanca invece ha registrato la maggiore riduzione trimestrale, pari a 48 punti base. La merchant bank è il target dell’ops lanciata dal Montepaschi che ha ridotto il problem loan ratio di 8 punti base su base trimestrale e di 49 su base annuale, pur mantenendosi ancora al livello più elevato dei grandi istituti europei (4,01%).

Guardando al credito in bonis, S&P evidenzia che Barclays, la svedese Skandinaviska Enskilda Banken (Seb) e Unicredit hanno registrato gli aumenti più significativi nei prestiti classificati stage 2, ovvero quelli che hanno subito un deterioramento significativo del merito creditizio. Seb per esempio ha accantonato 663 milioni di corone svedesi nel primo trimestre, rispetto ai soli 73 milioni dell’anno precedente, a causa di esposizioni corporate in settori specifici. Il gruppo di Stoccolma ha inoltre aggiornato i modelli di rischio applicati al portafoglio retail, contribuendo all’aumento delle esposizioni in stage 2. (riproduzione riservata)



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