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Philippe Donnet
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Generali, dai fondi più voti a Philippe Donnet. I Benetton verso l’astensione e Andrea Orcel pronto a sostenere la lista Caltagirone

23 aprile 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 24 aprile 2025, 07:06

Nell’assemblea che nominerà il nuovo consiglio di amministrazione della compagnia il consenso dei grandi fondi internazionali, che fanno la differenza, è però per la riconferma dell’attuale ceo per il quarto mandato  | Generali-Natixis, i dubbi di Caltagirone e le risposte già date

È il giorno della verità per la nuova governance di Generali e il mercato sembra puntare per la conferma dell’amministratore delegato Philippe Donnet per il quarto mandato. La lista di Mediobanca, che ripresenta il tandem composto da Donnet e Andrea Sironi (alla presidenza) avrebbe in tasca più del 30% del capitale, che sembra la soglia sensibile per il successo. Nonostante il fatto che Edizione della famiglia Benetton, che ha il 4,8% delle azioni, sia intenzionata ad astenersi mentre Unicredit, guidata da Andrea Orcel e accreditata per il 6,5%, con ogni probabilità sosterrà la lista di minoranza presentata da Francesco Gaetano Caltagirone

Affluenza record di azioni e azionisti

L’appuntamento è per le 9 del mattino al Generali Convention Center di Trieste, di cui il gruppo assicurativo è azionista di riferimento con il 47% del capitale, seguito da illycaffè (13%), banca Bcc Venezia Giulia (7%) e altri 62 soci tra aziende, istituzioni e privati cittadini del territorio giuliano. All’assemblea - che dopo cinque anni torna in presenza - sono attesi oltre 650 azionisti, molti di più rispetto all’ultima assise che si era tenuta prima che esplodesse la pandemia, quando i partecipanti era stati 450.

Anche questa volta, come era stato nel 2022 quando il ceo Donnet vinse sulla lista presentata dal socio Caltagirone, si prevede una partecipazione da record. Allora si era registrato poco più del 70% del capitale con il 55,9% che aveva sostenuto Donnet, mentre la lista presentata dall’immobiliarista romano si era fermata al 41,73% (esprimendo tre dei 13 consiglieri). La lista di Assogestioni con l’1,93% dei voti era rimasta senza rappresentanti perché non aveva superato la soglia statutaria di sbarramento del 5% prevista per le formazioni di minoranza. Alla fine il confronto, in termini di capitale complessivo, era terminato con il 39,5% pro-Donnet contro il 29,5% per Caltagirone.

Le azioni sul tavolo: Caltagirone al 7% e Mediobanca al 13,1%

Ora la distanza fra i due fronti appare minore: per Mediobanca mancano all’appello il prestito titoli del 2022 (4,4%) e l’1,4% di De Agostini (nel frattempo ceduto) schierato allora a favore di Donnet. Ma anche Caltagirone partirebbe con il 7% (e non con il 10% circa del 2022), solo parzialmente compensato dal 2% di Fondazione Crt (era l’1,7% tre anni fa), che però a sorpresa questa volta potrebbe non allinearsi al fronte dell’immobiliarista romano.

Martedì scorso il nuovo consiglio dell’ente ha dato mandato alla presidente Anna Maria Poggi (che sarà in assemblea) di esprimere il voto, che secondo alcune fonti propenderebbe per la lista Caltagirone. Preferenze che però all’ultimo momento potrebbero essere allineate alla posizione della grande partecipata Unicredit.

Unicredit con il 6,5% sostiene Caltagirone. Grandi fondi con Donnet

La linea di Orcel, che come anticipato da MF-Milano Finanza ha il 6,5% di Generali, sarebbe quella di sostenere la lista di minoranza di Caltagirone. Un segnale di discontinuità verso l’attuale governance della compagnia, ma soprattutto un’apertura nel sostegno al governo (con cui è in corso un dialogo sull’ops su Banco Bpm) che sembra gradire un nuovo assetto Trieste. Riassetto che passa anche per l’offerta annunciata da Montepaschi su Mediobanca. 

Il peso maggiore però è dei fondi internazionali, che controllano circa il 32%; le attese sono di una partecipazione di almeno il 25% e va tenuto presente che tutti i proxy advisor (Iss, Glass Lewis, Ethos) nei giorni scorsi hanno espresso la loro preferenza per Mediobanca. Lo stesso hanno fatto grandi investitori del calibro di Norges, Calpers, Calstr, Florida State Board of Administration e Cpp Investments.

Tenendo dunque conto di qualche astensione e di qualche voto per Assogestioni, le proiezioni assegnano a Piazzetta Cuccia un 20-21% delle preferenze degli istituzionali (cioè tanto quanto raccolse nel 2022), a cui aggiungere il 13,1% della merchant bank, per un totale di oltre il 33% contro un 17% circa da cui parte invece la lista di minoranza a sei nomi di Caltagirone, appoggiata dal 10% circa di Delfin. Sullo scarto potrebbero non incidere neanche le scelte di Unicredit e di Edizione, che ha in tasca il 4,8%.

Benetton verso l’astensione

Secondo quanto risulta a questo giornale, visti i buoni risultati conseguiti dal management la famiglia Benetton voterà a favore di bilancio e remunerazione ma dovrebbe astenersi sull’elezione del cda, anche per effetto della scalata in corso su Mediobanca che potrebbe modificarne gli assetti azionari. A decidere sarà il presidente Alessandro Benetton, dato che lo statuto di Edizione non prevede un passaggio nel board.

A Ponzano Veneto comunque seguono con attenzione l’evoluzione dell’ops su Piazzetta Cuccia (dove sono soci con il 2,2%) che potrebbe aver ricadute nei prossimi mesi sul Leone per cui in futuro Edizione auspica che si possa trovare una stabilità degli assetti intorno a un progetto industriale che coinvolga tutti i soci. (riproduzione riservata)



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