Camfin non rinnoverà il patto parasociale con Sinochem su Pirelli. A darne l’ufficialità nella serata del 23 gennaio è stato un comunicato rilasciato dal veicolo secondo azionista di Pirelli con il 25,3%, che fa capo al vicepresidente esecutivo del gruppo, Marco Tronchetti Provera. Il mancato rinnovo del patto parasociale aprirà così un nuovo procedimento golden power nei confronti dei cinesi, soci al 34,1%, per adattare le misure stabilite a giugno 2023 a tutela di Pirelli.
La scelta, ha spiegato Camfin con una nota, «è stata assunta in data odierna dopo aver preso atto dell’impossibilità di individuare in questa fase con Sinochem, nel contesto del dialogo fra gli azionisti Pirelli promosso dal governo italiano, soluzioni per adeguare la governance di Pirelli in tempo utile alle esigenze normative americane consentendo alla società di continuare a sviluppare la tecnologia Cyber Tyre».
In questo modo, aggiunge, ci può essere «il tempo sufficiente all’espletamento delle formalità di legge di seguito dettagliate in tempo utile per l’assemblea degli azionisti di Pirelli programmata per il prossimo 25 giugno». Ogni modifica del patto, secondo il decreto Golden Power, va notificata alla Presidenza del consiglio dei ministri.
Camfin ribadisce la disponibilità «a discutere soluzioni proposte nell’interesse della società, del mercato e di tutti gli stakeholder, per consentire a Pirelli in tempi brevi di essere in linea con la normativa statunitense».
I problemi tra il fronte italiano e gli azionisti cinesi hanno origine nel 2022, quando erano iniziate le interferenze di Sinochem dopo la fusione avvenuta con ChemChina avvenuta ad aprile 2021. Tanto che nel giugno 2023 erano arrivate le prescrizioni del golden power dopo il rinnovo del patto parasociale tra Camfin e Sinochem, considerando di importanza strategica nazionale il sistema software e hardware proprietario CyberTyre di Pirelli con l’obiettivo di proteggere la tecnologia e i dati raccolti e garantire l’autonomia gestionale del gruppo della Bicocca.
Nel 2025 sono poi arrivati altri due fronti: la spaccatura del board e dell’assemblea sul tema del controllo cinese, dichiarato concluso dalla maggioranza del cda e dell’assise, nonostante il parere contrario della stessa Sinochem; il rischio di blocco del mercato Usa (che vale il 20% dei ricavi) a partire da marzo 2026 per la tecnologia Cybertyre a causa della nuova norma che vieta la vendita di veicoli connessi da parte di produttori di proprietà o controllati dalla Cina e di veicoli che utilizzano il loro software o componenti rilevanti.
Da qui la necessità per Pirelli di una riduzione dei cinesi nel capitale, per poter sbloccare il mercato americano. Ma una soluzione condivisa tra soci italiani e asiatici ancora non è stata individuata. (riproduzione riservata)